Attività fisica riduce rischio ictus

Associazione per la lotta alla Trombosi
Associazione per la lotta alla Trombosi

25 donne su 100 e 22 uomini su 100 sono assolutamente pigri

Attività fisica: protegge davvero il nostro cuore?

Risponde ALT con le nuove raccomandazioni europee per la salute cardiovascolare.

Svolgere attività fisica in modo intelligente non significa necessariamente allenarsi per partecipare alle Olimpiadi: significa che ognuno di noi deve trovare il tempo, ogni giorno e in mezzo alle mille attività di ciascuno, da dedicare all’esercizio fisico, ciascuno in funzione delle proprie possibilità e caratteristiche. Più attività significa più salute per il cuore, il cervello, le arterie e le vene: non solo, ma migliora la salute delle ossa, dei muscoli e l’umore. Queste le raccomandazioni di ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, rappresentante in Italia di EHN – European Heart Network alla luce del report Physical Activity Policies for Cardiovascular Health sulla relazione fra attività fisica e salute cardiovascolare

25 donne su 100 e 22 uomini su 100 sono assolutamente pigri

Essere pigri significa moltiplicare la probabilità di andare incontro prima o poi a Infarto, Ictus, Trombosi, Embolia, diabete, ipertensione, aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e conseguente aterosclerosi e demenza. Dovremmo saperlo tutti: eppure 25 donne su 100 e 22 uomini su 100 sono assolutamente pigri e non svolgono alcun tipo di attività fisica. Non serve esagerare: svolgere attività fisica in modo organizzato e costante fa bene a tutti, a coloro che sono in buona salute e si credono invincibili, e a coloro che hanno già avuto un incontro ravvicinato con un problema cardiovascolare e si sentono fragili.

Le raccomandazioni

Il report di EHN, network europeo nel quale ALT rappresenta l’Italia, dimostra chiaramente che nei Paesi nei quali non esistono leggi che rendano l’ambiente favorevole a una attività fisica moderata le persone si muovono meno e si ammalano di più. 150 minuti alla settimana di attività fisica moderata, o 75 minuti alla settimana di attività fisica intensa: sono le raccomandazioni indicate dal rapporto europeo.

“Partendo da questi numeri – sottolinea la dottoressa Lidia Rota Vender – presidente di ALT – ognuno può, o meglio dovrebbe, impostare il proprio programma, in funzione del luogo in cui abita e degli impegni che ha: ma il tempo va trovato e, come ci ricorda anche il professore Valentin Fuster, Presidente del Comitato Scientifico di ALT e Director of Mount Sinai Heart, and Physician-in-Chiefat The Mount Sinai Hospital, New York City, UnitedStates of America nel suo libro pubblicato da Planeta “Abbi cura del tuo cuore: non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi”.

Il report sottolinea quanto sia fondamentale che i pazienti che hanno già avuto un evento cardio o cerebrovascolare, come una Trombosi, un Infarto, un Ictus cerebrale, che hanno subito un bypass o un’angioplastica o un intervento di chirurgia vascolare, o che soffrono di diabete o ipertensione o hanno livelli di colesterolo alti troppo a lungo nel tempo o aterosclerosi già diagnosticata abbiano bisogno di decidere di scegliere un programma di attività fisica strutturata in modo organizzato, perchè ne hanno “bisogno”: un programma che ovviamente deve essere compatibile con le fragilità e le caratteristiche di ognuno, che si aggiunga alla riabilitazione guidata da professionisti fisiatri o fisioterapisti. Per ogni persona “un abito su misura”: è questa, per fortuna e finalmente, la strada che sta riprendendo la medicina, non solo in termini di prevenzione ma anche di cura: perchè ognuno di noi può essere classificato in funzione delle caratteristiche generali (genere, peso, precedenti, farmaci e malattie in corso) in un gruppo, ma rimane comunque speciale e non tutti gli abiti calzano nello stesso modo su tutte le persone del gruppo.

“Le Istituzioni (il legislatore in particolare)- conclude la dottoressa Lidia Rota Vender – devono comprendere che investire in mezzi di comunicazione che permettano di raggiungere tutte le fasce di popolazione per stimolare e facilitare l’accesso a diversi tipi di attività fisica a diversi gruppi di persone è un investimento ad alto ritorno sulla salute futura di una popolazione che non deve essere lasciata sola, ma supportata e incentivata anche da leggi che non puniscano chi è pigro, ma facilitino l’attività fisica e premino chi accetta la sfida”.

ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus è un’Associazione libera, indipendente e senza fini di lucro. Dal 1987 è impegnata a livello nazionale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi:Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Embolia Polmonare, Trombosi arteriose e venose. ALT finanzia progetti di ricerca scientifica interdisciplinare realizza progetti concreti attraverso campagne educative mirate a combattere i principali fattori di rischio e a creare consapevolezza sui sintomi precoci delle malattie che la Trombosi determina. Dal 1995 rappresenta l’Italia in EHN, network europeo che riunisce 29 associazioni e fondazioni europee dedicate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari ciascuna nel proprio Paese www.trombosi.org

Ha preso il via “ParkinCammino”

parkinson
parkinson

È partito da tre giorni “ParkinCammino” un’esperienza sul Cammino di Santiago per pazienti affetti da malattia di Parkinson. Un’iniziativa terapeutica e di vita che permette, attraverso il “cammino in condivisione”, di offrire a chi soffre di Parkinson i benefici che provengono dallo svolgimento di un’attività fisica corretta e dalla possibilità, non meno importante di camminare insieme, comunicare con altri pazienti, familiari e sanitari e condividere un’esperienza di viaggio unica nel suo genere.

Dal 6 al 14 ottobre 28 viaggiatori: pazienti con Parkinson accompagnati da mariti, mogli, amici, assistiti dal Prof. Alessandro Padovani (Professore Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Brescia), dalla Dr.ssa Elisabetta Cottini e dal Dr. Andrea Pilotto (Specialisti Neurologi presso ASST Spedali Civili di Brescia), da infermieri e Fisioterapisti dell’Università di Brescia, con Federica Cottini, quale responsabile preparazione atletica, potranno vivere, in 9 giorni di spedizione, un progetto di viaggio, vacanza, terapia e ricerca.

“Sport-dipendenza”

content_bilanceri_donne_uomini
content_bilanceri_donne_uomini

Trascorrono oltre 10 ore in palestra e sono costantemente ossessionati dal rimettersi in forma per la prova costume e bruciare le calorie in eccesso.
Ma per il 63% dei casi, l’attività fisica si trasforma in una vera e propria ossessione.

Con la primavera alle porte, per molti è già cominciata l’ansia da prova costume e per tanti altri la priorità numero uno è stare comunque in forma adottando una dieta equilibrata e praticando dell’attività fisica.

Ma per 6 italiani su 10 lo sport è sinonimo di ossessione e stress, tanto da essere soggetti di quella che gli esperti definiscono ‘gym-a-holic’, ovvero la “sport-dipendenza” che porta migliaia di sportivi improvvisati a svolgere sport in modo errato e senza risultati, ma soprattutto in modo ossessivo. Una “patologia” che riguarda a sorpresa più le donne (48%) degli uomini (37%).

È quanto emerge da uno studio di Nutrimente condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio web su circa 1500 italiani, su oltre 100 fonti fra testate, magazine, portali, blog e community nazionali e raccogliendo il parere di un pool di 20 esperti per comprendere il fenomeno dell’ossessione da sport che si registra in questo particolare periodo dell’anno.

“L’ossessione da sport, una sindrome che si concentra sul miglioramento della prestanza sportiva come se il livello fosse quello agonistico – afferma la Dr.ssa Sara Bertelli, psichiatra psicoterapeuta presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus – porta la persona a cambiare totalmente lo stile di vita, partendo soprattutto dall’alimentazione. Il rischio è che si cerchi di controllare la perdita di peso e la rimessa in forma, aumentando un’attività fisica, già in partenza intesa e restringendo ancora di più l’alimentazione, con comportamenti scorretti come l’eliminazione dei carboidrati complessi a favore delle proteine o con l’assunzione di integratori, non sempre sicuri per la salute”.