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domenica, Luglio 3, 2022

Intervista al cantautore e sperimentatore musicale Marco Di Noia

Dopo gli innovativi progetti discografici “Elettro Acqua 3D”, “Leonardo da Vinci in pop” e “La sovranità dei robot”, da  venerdì 20 maggio, è disponibile in digitale “CAMILLEVOLT”, il nuovo brano del cantautore e sperimentatore musicale MARCO DI NOIA (prodotto da Orion Label di Stardust e distribuito da Columbia/Sony Music), risultato musicale di un progetto di ricerca universitaria con la Scuola di Design del Politecnico di Milano

Come è avvenuto l’incontro, il contatto con i ragazzi del Politecnico di Milano?

“Ero stato chiamato dal professor Luca Fois per presentare il mio Ep “La sovranità dei Robot” al laboratorio EDME del Politecnico di Milano.

In quell’occasione ho conosciuto il professor Mario Bisson, che dopo la presentazione mi fece fare il giro dei laboratori dell’edificio B2 della Scuola di Design: un’esperienza inaspettata tra aule di sartoria, falegnameria e fotografia. Il piccolo tour dell’edificio mi ispirò alcune idee creative, poi sposate dai professori Mario Bisson e Stefania Palmieri.

Così nacque questa avventura che ha coinvolto circa una ventina di giovani designer del Politecnico, il mio team composto da Alberto Cutolo, Giulio Maddaloni “Ace of Lovers” e lo storico discografico Mimmo Paganelli e a cui adesso si è aggiunto anche il musicista Lorenzo Ghiringhelli e l’etichetta Orion di Stardust”.

Sempre suoni, a volte rumori nuovi, da dove nasce la tua continua sperimentazione? E cosa ti fa capire se ti piace o meno un progetto sonoro nuovo?

“La mia sperimentazione nasce dalla curiosità che caratterizza anche la mia vita privata, dalla volontà di voler esplorare nuove frontiere per far sì che il progetto artistico non sia limitato soltanto a testo e musica, ma che mi porti a nuovi studi e conoscenze, ricerche sonore o in questo caso a un processo creativo condiviso con giovani studenti.

Benché in passato abbia pubblicato album con sonorità tridimensionali, synth analogici e strumenti rinascimentali, registrazioni di suoni concreti e robot, più che dalle sonorità sono attratto dalle suggestioni, che in ambito musicale spesso si portano dietro sonorità particolari, ma è una conseguenza.

Nel caso specifico volevo una contaminazione industrial che facesse “suonare” di fatto i laboratori dell’edificio B2 del Campus Durango. Così le ritmiche del brano “Camillevolt” sono state costruite in studio a partire dai suoni registrati di macchinari rimandanti alla moda e all’industria milanese, come flash di macchine fotografiche, macchine da cucire, presse, fresatrici  ecc.”

Definisci una Milano frenetica, caotica… quali sono le differenze per te su queste tematiche nel post lockdown? Da questo punto di vista, sembra tornato tutto uguale, se non peggio…

“La prima fase del progetto è nata sotto lockdown, e tale momento particolare delle nostre esistenze è entrato nei nostri brainstorming, quando dovevamo decidere, ad esempio, se inserire o meno le mascherine e i confinamenti nella descrizione di Milano e nella nuova maschera carnevalesca meneghina che gli studenti hanno battezzato “Camillevolt”.

Alla fine abbiamo deciso di lasciar fuori dal brano e dal progetto di ricerca i giorni distopici vissuti, nella speranza, e con l’auspicio, che si trattasse meramente di una situazione temporanea. Credo sia stata una scelta corretta proprio perché, come dici, tutto sembra essere tornato uguale a prima.

Quanto al peggioramento, io forse lo percepivo più durante la pandemia, nelle mancanze di buon senso e nei modi paranoici di molte persone. Ad esempio, ricordo che mi capitò di tirar giù la mascherina un secondo per far spannare gli occhiali e leggere una ricetta medica e di essere rimbrottato dalla farmacista, o anche essere ripreso da una maestra d’asilo nido per avere abbassato la mascherina giusto il tempo di baciare mia figlia appena uscita. Eccessi privi di senso scientifico, dettati probabilmente da una diffusa frustrazione collettiva”

Marco Di Noia

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Intervista a cura di Davide Falco

 

 

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