“Le Intermittenze della vita” (Tune Core/Believe Digital) contiene 12 brani di musica strumentale in cui l’artista si propone di ridefinire le frontiere musicali dell’arpa, raccontando il percorso cronologico e l’evoluzione psicologica-emotiva vissuta durante il periodo di lockdown.
Raoul Moretti, attraverso suoni e tecniche non convenzionali, declina l’utilizzo dell’arpa elettrica come emanazione diretta, per esprimere sé stesso come artista ed essere umano. L’art-work del disco è a cura di Giada Negri.
Prodotto e scritto dallo stesso Raoul, il disco vanta le preziose collaborazioni con cantante sardo Beppe Dettori, che ricorre a un uso particolare delle corde vocali, e dei musicisti Wan Xing e Chan Shek Ming, che suonano in maniera sperimentale gli strumenti a corde della tradizione cinese, il Guzheng e il Guqin.
La bellezza dell’arpa, il suo suono, dove arriva questa passione?
“È una passione che è nata per caso ed è cresciuta nel tempo. A 15 anni suonavo il pianoforte e ho fatto l’esame di ingresso al Conservatorio di Como per sostenere il compimento inferiore. Era usanza richiedere l’ammissione anche per altri strumenti e qualcuno mi suggerì per affinità l’arpa, strumento che non conoscevo.
Ero l’unico maschio nella classe, nelle classi del Conservatorio in Italia in quegli anni eravamo solo in 4 e la mia insegnante era incuriosita dal mio approccio allo strumento. Mi ha trasmesso rigore e metodo. Via via ho imparato a conoscerlo, ad apprezzarlo e a sentirlo più mio e, soprattutto, ho imparato ad utilizzarlo anche al di fuori dell’ambito classe per altri interessi musicali.
Quindi una volta diplomato nel 1999 ho iniziato un percorso di ricerca con l’arpa elettrica, di conoscenza delle sue potenzialità timbriche, di uso di tecniche non convenzionali e utilizzo delle live electronics, facendolo dialogare con tanti musicisti ed artisti di provenienza diversa. Ad oggi posso dire che alla fine è lo strumento che mi rappresenta e con cui esprimo me stesso”
Come è stata la collaborazione con i musicisti Wan Xing e Chan Shek Ming, con gli strumenti a corde della tradizione cinese, il Guzheng e il Guqin?
“Ho conosciuto questi strumenti della tradizione cinese in un paio di tour in Cina e me ne sono innamorato, per cui quando ho pensato al momento nel disco dedicato alla Cina è stato naturale inserirli.
Wan Xing è una straordinaria artista ed una virtuosa del guzheng, con lei c’è molta affinità artistica, avevamo lavorato insieme in una produzione ad Hong Kong nel 2017, in seguito in Sardegna per dei concerti e durante il lockdown abbiamo realizzato un video in cui suoniamo un brano antico della tradizione cinese arrangiato da me.
È stata poi lei a presentarmi Chan Shek Ming, che, alla stessa maniera, ha utilizzato il suo strumento facendolo dialogare in un contesto contemporaneo”
Cosa e come sono le intermittenza della vita?
“Ho voluto prendere spunto dal titolo Le Intermittenze della morte del geniale scrittore Josè Saramago per esprimere quello che poi racconto in musica nel disco: il tempo sospeso che abbiamo vissuto a partire dal primo lockdown, dove di fatto ci siamo ritrovati interrotti nelle nostre quotidiane routine, un tempo “extra-ordinario” che via via prolungandosi è diventato ordinario, con uno sviluppo psico-emotivo che ho cercato di descrivere, arrivando alla speranza nell’alba della ripartenza”
Altre interviste su Dietro la Notizia



