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lunedì, Giugno 27, 2022

Basket: L’intervista al coach Martina Gargantini

In questi giorni di pausa dal campionato di serie A1, con varie atlete rossonere impegnate con le rispettive nazionali, anche coach Martina Gargantini, allenatrice dell’Under 17 dell’Allianz Geas e assistente di coach Zanotti in prima squadra, ha dovuto affrontare un impegno europeo, cioè il secondo stage del Fiba Europe Mentoring Program. L’abbiamo intervistata, al suo ritorno da giorni intensi vissuti in Spagna.

Nella pratica, in che cosa consiste lo stage della Fiba? Su che cosa vi siete concentrate in particolare?

Dopo essere stata selezionata nell’estate, da settembre 2021 faccio parte del FIBA Europe Mentoring Program insieme ad altre quattro allenatrici provenienti da diversi paesi europei. Elisabeth Cebrian-Scheurer, Head of women basketball, è il capo del progetto e Dubravka Martinovic è la responsabile del programma di Mentoring. L’obbiettivo è supportare allenatrici donne durante le loro carriere, potenziare le loro competenze per far sì che aumentino le possibilità di affermasi nel modo dei professionisti. In questo siamo seguite da allenatrici di grande esperienza e di livello internazionale. La mia mentore è Natalia Hejkova, capo allenatrice della squadra di Euroleague Women USK Praga e membro della FIBA Hall of Fame, con la quale ho la possibilità di confrontarmi e parlare in qualsiasi momento. Inoltre, a ottobre sono andata a Praga per 4 giorni, ho conosciuto personalmente Natalia e ho assistito a diversi allenamenti, riunioni, pre-partita e a una partita di Euroleague della sua squadra.

Grazie a questo programma inoltre partecipo mensilmente a videocall con allenatrici di livello internazionale (ad esempio Marina Maljkovic, allenatrice nazionale serba, Anna Montanana, allenatrice spagnola) e ho la possibilità non solo di ascoltare e imparare ma anche di avere conversazioni con loro.

Nella pratica, sono appena tornata da Barcellona, dove ho visitato per 3 giorni l’accademia giovanile SEGLE XXI, assistendo a quattro allenamenti al giorno, confrontandomi con diversi allenatori spagnoli e scambiando con loro idee ed esperienze. Una mattina ho avuto anche la fortuna di conoscere Aito Garcia Reneses, uno dei più famosi allenatori spagnoli, e di partecipare a un suo allenamento a Badalona, dove egli aiuta lo sviluppo individuale dei giocatori della Joventut Badalona.

L’ultima esperienza all’interno del progetto dovrebbe essere la partecipazione alle Final Four di Euroleague Women seguendo da molto vicino le squadre qualificate.

Se posso usare una parola per descrivere in modo efficace il programma è “condivisione”: della passione per la pallacanestro (si parla 24 ore su 24 di basket), delle diverse esperienze, dei modi di lavorare in campo, dell’organizzazione del lavoro, di dubbi, incertezze, pensieri e possibilità di cambiamento. Tutto è incentrato sulla comunicazione, sull’apertura ad ascoltare idee e visioni di pallacanestro differenti, per provare a migliorarsi sempre. Il clima che si crea all’interno di queste esperienze è speciale perché anche da parte dei vari mentori c’è completa disponibilità ad aiutare e a promuovere la crescita dell’altro senza imporsi, ma ponendosi allo stesso livello.

Su quali aspetti della pratica da coach senti di dover lavorare ancora e invece su quali altri ti senti abbastanza avanti, a livello professionale?

Essere un’allenatrice è stimolante perché ogni giorno e a ogni allenamento ti trovi ad affrontare situazioni diverse, sia dal punto di vista tecnico che umano. Questo ti obbliga a essere in continuo aggiornamento: non sei mai del tutto preparata, ma ti devi saper adattare a ogni situazione. Penso che questa sia la parte più intrigante dell’essere coach. C’è sempre da imparare, a livello di gioco e a livello relazionale. Personalmente, spero di riuscire a mettere le giocatrici nelle condizioni per rendere al meglio, cercando di capire cosa amano fare e cosa possono fare in campo.

Spesso nei momenti di difficoltà tendo a pensare troppo e ciò mi porta a non essere totalmente presente nel momento in cui si gioca e quando le giocatrici ne hanno più bisogno. In questo devo provare ad essere migliore, in ottica di essere più efficace.

Per quanto riguarda la tua esperienza da coach delle giovanili e da assistente di coach Zanotti in prima squadra all’Allianz Geas, come procede l’attività di quest’anno? Come stai vivendo, in particolare, l’affiancamento alla squadra di serie A1 e su che cosa verte principalmente il tuo lavoro in allenamento e poi durante il match?

Grazie al Geas ho la fortuna di vivere due esperienze del tutto diverse: assistente in serie A1 e capo allenatore dell’Under 17.

È il mio 4 anno come assistente di Cinzia Zanotti e le mie responsabilità sono aumentate nel corso degli anni grazie alla fiducia da lei riposta nei miei confronti. Durante la settimana mi occupo del video post-partita, dei video individuali delle avversarie e con Cinzia e Gian Marco (Petitto, altro assistente sulla panchina rossonera, ndr) preparo gli allenamenti della settimana e la partita.

Provo a essere sempre presente e disponibile per le ragazze, sia prima che dopo gli allenamenti per sessioni extra di tiro, allenamenti individuali o anche solo conversazioni. Durante il match guardo soprattutto il nostro attacco, cercando di dare suggerimenti efficaci ma la comunicazione all’interno del nostro staff è sempre totale.

Per quanto riguarda le Under 17, invece, abbiamo appena finito la prima fase del campionato e abbiamo raggiunto il secondo posto nel nostro girone. È un anno complicato a causa del Covid-19, ma le ragazze cercano di dare il massimo in ogni allenamento ed è un piacere stare in palestra con loro e vedere come cercano di migliorarsi quotidianamente.

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