Primo viaggio missonario di Paolo

di Cinzia Randazzo

Dopo aver illustrato nel precedente contributo a grandi linee la vita dell’apostolo Paolo, ora ci accingiamo a presentare i tratti fondamentali relativi al suo primo viaggio missionario     

Di ritorno da Gerusalemme, Paolo si intrattenne ancora per qualche tempo in Antiochia, dopodichè intraprese con Barnaba e Giovanni Marco il “primo viaggio missionario” che lo vide nell’isola di Cipro, nella regione della Panfilia ed in quelle della Pisidia e della Licaonia, per poi tornare ad Antiochia.

L’isola di Cipro venne percorsa quasi per tutta la sua lunghezza da Salamina a Pafo. Cipro era allora Provincia senatoria, governata quindi da un proconsole, nella circostanza in persona di Sergio Paolo che ben accolse i missionari, desideroso di conoscere la dottrina che predicavano. Di Sergio Paolo dagli Atti  (13,12) ci viene detto: “Allora, avendo visto il proconsole l’accaduto, credette, essendo stato colpito dalla dottrina del Signore“, il che fa supporre la sua conversione. E’ da notare che a quel tempo per Roma nulla c’era ancora di pregiudiziale verso i cristiani. Da Pafo a Perge in Panfilia dove Marco abbandonò la compagnia, mentre Paolo e Barnaba si inoltrarono verso il centro dell’Asia Minore incontrando notevoli difficoltà a causa della scabrosità della regione, e sia perchè in ogni dove pendeva la minaccia di briganti. I due raggiunsero Antiochia di Pisidia e qui dovettero subire una persecuzione da parte dei giudei ivi residenti. Furono cacciati malamente.

Da Antiochia di Pisidia, Paolo e Barnaba, si portarono ad Iconio, ed anche qui trovarono la persecuzione giudaica, tanto da rischiare la lapidazione. Riuscirono a fuggire rifugiandosi nella Licaonia, prima a Listra e dopo a Derbe e nella regione intorno. A Listra trovarono protezione, molto probabilmente, presso la famiglia di Timoteo, che conosceremo meglio quando parleremo del secondo viaggio.

Durante l’opera di evangelizzazione a Listra, Paolo ebbe a compiere un miracolo nel nome di Gesù. Guarì uno storpio. Fatto questo, da parte dei Licaoni presenti si credette che Paolo e Barnaba fossero Zeus ed Ermete incarnati, tanto da voler sacrificare in loro onore (Atti 14,14-17). Ci volle del bello e del buono e la duttile oratoria di Paolo per convincere la semplicità dei licaoni che si trattava non di dei, ma di uomini in carne ed ossa come loro.

In un primo tempo l’attività missionaria di Paolo e Barnaba in Listra non conobbe ostacoli, anzi conquistò alla causa cristiana un buon numero di discepoli; questo però fino a che non giunse una spedizione punitiva, giudaica come al solito. Paolo fu lapidato  e creduto morto, trascinato fuori città. Ivi raccolto trovò alloggio e cure nella casa di Timoteo, dalla quale poi si trasferì a Derbe. A Derbe fece altri proseliti. Compiuta la missione tornò a Perge in Panfilia, passando per le città interne della regione, dove erano sorte delle comunità di fedeli. Da Perge fece vela per la Siria fermandosi ad Antiochia. Il viaggio era durato circa cinque anni, dal 45 al 50 d.C., approssimativamente.