La Siria e Cipro

Siria

di Cinzia Randazzo  

Non sono da dimenticare altresì la Siria e Cipro, ulteriori luoghi in cui Paolo svolse la sua missione evangelizzatrice.

La Siria 

La Siria ha grande importanza per la primitiva diffusione del cristianesimo e per l’opera missionaria di Paolo. E’ una regione che confina a nord con l’Asia Minore, ad ovest col Mediterraneo, a Sud con la Palestina e ad Est col Deserto Arabico e con l’Eufrate. E’ stata per millenni il ponte di passaggio fra l’Egitto e le regioni mesopotamiche, ossia fra i due centri delle più antiche civiltà umane. Tale anzianità compete alle origini di città come Tirone, Sidone, Aleppo, e ad altre.

Nel periodo greco-romano la più importante fu Antiochia sul fiume Oronte, servita dal vicino porto di Seleucia. Altre fiorenti città erano Apanea, Laodicea, e più a sud Damasco, tutte pressanti nella zona del deserto arabico.

La Siria, confinante a oriente con i territori occupati dai Parti, tradizionali nemici di Roma, fu provincia imperiale. Il suo governatore, “Legatus Augusti Pro Praetore”, aveva sotto il suo comando rilevanti forze di frontiera per difendere i confini dell’impero dai Parti e dai Nabatei. Di solito, il governatore era scelto dall’imperatore nel ceto consolare, al termine della carriera di senatore.

Antiochia era la sede del governatore. Città ricca, commercialmente centro di primo piano grazie al suo porto di Seleucia di facile accesso, stante la navigabilità dell’Oronte e tramite il quale aveva possibilità di comunicazione con l’intero Mediterraneo. Nel retroterra carovaniero favorivano i rapporti al di là dell’Eufrate sino all’India.

Dopo Roma, Alessandria e Atene, ricca di bellezze e richiami monumentali. Città, se si vuole, aperta al piacere pagano. A Dafne, località dei dintorni, legata al centro da ampie zone a verde, in un mare di ville sontuose, sorgeva il tempio ad Apollo in cui venivano celebrati riti religiosi caratterizzati dalla più raffinata sensualità e che finivano in orgie sfrenate, come è attestato dagli autori pagani. Tempio di licenza quindi, dove folle voluttuose e di cortigiane  convenivano ad onorare Apollo e Artemide. Una lunghissima strada, “la via delle colonne”, attraversava da Est ad ovest tutta la città, alla cui bellezza, per lastricato di marmo e l’ornamento dei colonnati coperti, aveva contribuito Erode il Grande.

La popolazione, in genere, di Antiochia non era da meno della tipologia di costume e della morale anzidetta: frivola, leggera amava solo le feste e gli spettacoli. La vita, insomma, veniva interpretata come divertimento.

Damasco, altra importante città situata al margine del deserto, nella pianura fiancheggiata ad ovest dai contrafforti dell’Antilibano ed a sud dal Gebel el-Aswad. Circondata da orti e giardini, attraversata dal fiume Barada, Damasco costituiva centro naturale, commerciale e politico. Cadde sotto il dominio romano nel primo secolo a.C., allorchè Pompeo Magno durante la campagna in Armenia la fece occupare da Lollio e Metello (65 a.C.), entrando così a far parte della Provincia della Siria.

La popolazione della Siria era in prevalenza di stirpe semitica,  alla quale si era sovrapposto e mescolato l’elemento greco. In siffatto ambiente, anche se ellenizzato non meno dell’Asia Minore, i semiti giudei provenienti dalla Palestina si sentivano meno stranieri. La loro diffusione fu ampia e saldamente radicata, come è attestata dallo storico  Flavio Giuseppe nella sua “Guerra Giudaica”. Ai giudei era data parità di diritti con i greci: concessione, questa, attribuita a Selenco Nicatore fondatore della città. Anche i governatori romani si dimostrarono ben disposti verso i giudei, dando a loro protezione. In particolare a Damasco l’elemento giudaico era notevole. Flavio Giuseppe ci fa sapere che in Damasco, al principio della guerra giudaica, per vendette, furono uccisi ben diecimila giudei. Pur ammettendo un eccesso dello storico, altrove è data notizia di diciottomila, non pare azzardato ritenere consistente la comunità ebraica nella città siriaca. Così ancora Giuseppe Flavio: “Le donne damascene d’altre stirpi erano quasi tutte guadagnate alla religione ebraica”. Analoga o quasi consistenza la si doveva avere in Antiochia, dove fonti storiche evidenziano un successo giudaico nei confronti dell’elemento greco.

Cipro

Si tratta della più grande isola del Mediterraneo situata di fronte alla Cilicia, ad appena 64 chilometri dalla costa asiatica. Terra montuosa, scarsa di acqua per l’assenza di grossi fiumi. Salvo però la desolazione di zone interne, nei pressi della costa il clima marittimo garantisce la presenza di boschi e la fertilità del suolo. Fonte di ricchezza le miniere di rame, metallo prezioso nell’antichità.

Cipro, possedimento romano dal 68 a.C., dopo aver fatto parte della Provincia della Cilicia, fu costituita provincia  a sé: prima imperiale e successivamente, nel 22 a.C., senatoria. Fu pertanto governata rispettivamente e successivamente da un propretore e da un proconsole, anche di grado pretorio.

Nell’isola, Plinio ricorda una quindicina di centri abitati (poppida). La popolazione doveva essere non eccessivamente molta (Nat. Hist.V,35 al 31). I principali centri erano nella parte inferiore dell’isola e collegati tra loro da una strada.

Si ricordano Salamina nella Baia di Famagosta, di fronte alla Siria; Citium ed Amathus sulla costa meridionale. Salamina era il porto principale e la città più grande. Nel mondo antico, però, la città più famosa per ragioni religiose era Pafo  (oggi Baffo): questa sulla costa occidentale. Tale città era anche la residenza del governatore ed ebbe molti favori da Roma. Distrutta da un terremoto venne da Augusto ricostruita ad una certa distanza.

La nuova Pafo fu poi chiamata Sebaste. A Pafo, molto rinomato, era eretto un tempio ad Afrodite. Molti, anche dal di fuori dell’isola, vi si recavano per celebrare la dea della riproduzione e dell’amore, e spesso con riti licenziosi.