Percorso di Paolo. Regioni dell’Asia

di Cinzia Randazzo

La Panfilia-Licia: La Panfilia si colloca lungo la costa meridionale dell’Asia Minore. Ad occidente confina con la Cilicia, ad avest con la Licia. A Nord si trova la Pisidia. Regione, specialmente verso la costa dal clima insalubre e sede di pastori nomadi. Più salubre all’interno, verso i monti della Pisidia, dove la vegetazione è florida, tanto da favorire la formazione di piccoli villaggi di vita stanziale. Lungo il mare si trova la baia di Attalia (attualmente Adalia): piccola città che già all’epoca romana, come oggi, era l’unico porto della regione. In un primo tempo unita alla Provincia della Cilicia, in un secondo a quella della Siria, ed infine, con l’imperatore Claudio, venne costituita Provincia con la Pisidia. Al I sec. d.C. i suoi centri erano Side, Perge e la già menzionata Attalia.

La Licia è una piccola regione tra la Panfilia, la Pisidia, la Caria ed il mare. E’ un altopiano roccioso, impervio, resecato da profonde valli che separano tra loro distese steppose. Scarsa, da sempre, la popolazione distribuita in villaggi o piccoli centri, tutti di ridotta importanza dal punto di vista sociale, almeno come intendimento di una integrazione etnica nel più ampio contesto della vita  mediorientale.

2. La provincia dell’Asia

La Provincia dell’Asia comprendeva, nel suo insieme le regioni della Caria, della Misia, della Frigia, e della Troade. Confinava, estendendosi a settentrione della Licia e della Pisidia, a sud con la Licia (fiume Indo), a nord con la Bitinia, ad oriente con la Galazia e la Licaonia. Territorio unificato amministrativamente e caratterizzato, più che altrove, da una profonda ellenizzazione, pur in una possibile distinzione dei vari gruppi etnici stanziali, molti dei quali godevano un passato storico di notevole rilievo.

2.1. La Caria

          Regione tra l’Indo ed il grande Meandro, a differenza di oggi anticamente era un territorio di fiorente commercio, dalle vallate coltivate e sede di importanti centri, tra i quali si ricordano Mileto (Patria e Sede della Scuola di Talete) ed Alicarnaso. Lungo la costa e nelle adiacenti isole prevaleva l’elemento greco, in particolare di stirpe ionica. All’interno sopravvivevano ancora i carii, noti per le loro caratteristiche bellicose.

 

2.2. La Lidia

          Regione tra la Caria, la Misia e la Frigia. Ponte di passaggio tra il continente europeo e l’oriente asiatico. Celebri per le attività commerciali erano le città di Efeso, Colofone, Clazomene, Smirne e Magnesia. Efeso, non v’è dubbio, è quella che maggiormente interessa il presente saggio di approfondimento, poichè molto legata alle vicende missionarie di Paolo. Di questa città, oggi, come per altre zone dell’Asia Minore, molto aggiungendo a quanto tramandatoci da autori greci e latini, e dallo stesso N.T., ci viene offerto dalla archeologia. Tanto per citare si ricordano i rinvenuti ruderi monumentali del teatro addossato al fianco del monte Pion dove sboccava l’arteria principale della città: la Via Arcadiana dove si verificò, ne avremo modo di parlare in seguito, un episodio molto pericoloso per Paolo.

             Efeso godeva di celebrità anche per il suo carattere sacro. Possedeva il famoso tempio della dea Artemide, da non confondersi con l’Artemide o Diana della mitologia greca: questa rappresentata da una giovinetta in succinte vesti e con l’arco di cacciatrice (Dea della caccia e dei boschi), mentre l’Artemide di Efeso era rappresentata come una divinità dalle molte mammelle pendenti sul petto da far pensare alla Magna Mater frigia o alla Astate fenicia, quindi nell’alveo delle divinità naturistiche personificanti la fecondità. Ne fanno fede certi reperti che risalgono al neolitico ed al paleolitico.

      Per quanto riguarda l’Artemide di Efeso, in breve, si ricorda che venivano celebrati particolari misteri per rievocarne la nascita. I riti prevedevano processioni notturne in primavera. Autori greci, tra i quali Strabone, parlano di orgie sfrenate in occasione del rito cultuale.

        La Lidia conobbe, alla pari di altri popoli vicini, il passaggio di varie dominazioni: la persiana, la greca e la romana. Sotto quella romana si ebbe una profonda ellenizzazione che cancellò ogni carattere indigeno, compreso la lingua della quale si conservano solo poche tracce.

 

 

2.3. La Misia

        Nell’antichità regione opulenta, ricca. Annoverava tra le sue città centri come Tiatira e Pergamo. La prima nota per il commercio di porpora; la seconda, di raffinato ellenismo, per i suoi insigni monumenti in parte ritornati alla luce grazie a recenti, se così si può dire, scoperte archeologiche. Lungo la frastagliatissima costa si collocavano molte colonie greche. Tra i porti è da ricordare Adramittio nell’omonimo golfo, dove si tenevano le assise (Conventus) del distretto occidentale dell’Asia Minore.

 

2.4. La Troade

          Piccola regione alla estremità nord-occidentale dell’Asia Minore, limitata dal Golfo Adramittio e dall’Ellesponto. E’ attraversata in parte dalla catena del monte dai fiumi Scamandro e Simoenta. Numerose erano le colonie elleniche, tra le quali Alessandria Troade. Sulla collina di Hissarlik, nella seconda metà del secolo scorso, l’archeologo Schlieman riportò alla luce gli avanzi di Troia-Ilio, la città dei poemi omerici.

 

2.5. La Frigia

          A Nord e ad Est delle regioni sin’ora esaminate e costituenti la Provincia dell’Asia Minore, stava l’ampio territorio della Frigia. In pratica tutto il grosso altopiano occidentale dell’Asia Minore. Tra le città della regione quelle di maggior interesse sono Laodicea, Colossi e Jerapoli: tutte e tre nella vallata del Lido, affluente del Meandro.

        Laodicea, oggi ammasso di rovine, da Strabone è descritta come città ricchissima per attivo commercio, fiorente per l’allevamento del bestiame. Colossi ebbe ad assumere invece importanza per essere situata sulla strada che univa Samea con Apenea (Celene). Di Jerapoli si sa poco. Era chiamata  “città sacra” ed era celebre altresì per le sue acque minerali, per una pietra simile al travertino e per l’industria della lana e della tintoria.

 

2.6.  Influenza romana nelle regioni esaminate.

          L’influenza romana nelle regioni esaminate dell’Asia è da far risalire al secondo secolo a.C.;  raggiunse il massimo apogeo sotto Augusto che ne fece una Provincia Senatoria, concedendo favori e privilegi. L’ufficio di governatore  era affidato ad un proconsole che di solito risiedeva a Efeso. Il legittimo rappresentante della autorità imperiale esercitava la giustizia e presiedeva alla amministrazione degli affari civili. La riscossione dei tributi era affidata ad appaltatori, i pubblicani: gente mal vista dalle popolazioni in quanto ed in prevalenza esosa nell’esigere. Il potere centrale o chi per esso non si curava molto di come gli appaltatori esercitavano l’appalto delle riscossioni: meglio sarebbe dire che non si curavano affatto. Quel che contava  era che le entrate fossero di volta in volta quel tantum che lo Stato decretava. Si dice che uomini di alta reputazione come p.e. Seneca, Cicerone, ecc., abbiano, più o meno praticato l’usura. Questo dimostra che certe operazioni finanziarie erano tollerate,  se non propriamente legittimate dal diritto positivo.

        Sotto Augusto ebbe molta importanza “l’Assemblea Asiatica”, istituzione religiosa cui spettava il culto della dea Roma: culto al quale si aggiunse presto, con cortigianeria tutta orientale, quello all’imperatore. Presidente dell’assemblea era l’Asiarca: carica elettiva fermo il consenso del potere centrale. Elettori erano i rappresentanti delle città principali. Compiti istituzionali dell’Asiarca erano la Direzione delle feste e l’organizzazione dei giochi in onore dell’imperatore ivi comprese, di solito, anche le spese. L’Asiarca rappresentava pure l’Assemblea nel caso di lagnanze presso la sovranità romana relativamente ad un eventuale malgoverno da parte delle autorità incaricate da Roma.  Rappresentanza questa più formale che sostanziale. Al titolo di Asiarca spesso si accoppiava quello di “sommo sacerdote”. Tuttavia poichè le città col privilegio di erigere un tempio all’imperatore e perciò dette “neocore”, molto si moltiplicarono, il titolo di “sommo Sacerdote” venne altrettanto moltiplicato sollecitando e soddisfacendo la tipica ambizione a titoli onorifici degli asiatici, stante anche che un simile titolo veniva conservato a carica deposta.

 Con questa politica, esercitata con oculatezza e tolleranza, i romani arrivarono a dare l’illusione di un’ampia libertà. Nel primo secolo d.C. La Provincia dell’Asia ebbe a godere tutti i benefici della “pax romana”, tanto più apprezzati ove si tenga conto che usciva da un periodo di guerre e di spoliazioni.