Mons. Roncalli in Turchia

di Cinzia Randazzo

La sua seconda tappa fu la Turchia nella quale Mustafà Kemal aveva fondato nel 1923 una repubblica nazionalistica, populistica, laica e rivoluzionaria che non riconobbe nessuna religione e, ufficialmente, nessuna autorità religiosa. Era la prima volta che il Roncalli metteva piede a Istanbul, ivi atteso solo dal segretario della delegazione apostolica mons. Dell’Acqua che lo accompagnava alla residenza apostolica in via Pera. Il giorno dell’Epifania in cattedrale mons. Roncalli fece capire al popolo turco, e ai rappresentanti della nazione, di non essere venuto per scopi politici o per interessi materiali, ma per diffondere il vangelo.

Si dette il caso che, per un provvedimento venuto dall’alto, tutti i turchi furono obbligati a indossare l’abito civile e per questo nel paese si sollevarono malcontenti e lamentele. Mons. Roncalli però, nonostante tutto, raccomandava la calma e la pace.

Nella chiesa di sant’Antonio, il 13 giugno, si riunirono i cattolici per celebrare la messa e alla fine della funzione, il delegato apostolico in testa e tutto il clero, uscirono di chiesa in abito civile: il Roncalli trattenne per sé il colletto bianco, quale distintivo di capo e rappresentante della chiesa cattolica in Turchia. Frattanto ricevette l’ordine di trasferirsi a Roma e ciononostante confezionò l’abito civile, per non recare sgarbo al governo turco. Spinto da così calda tenerezza per questo popolo oppresso e da un’implacabile sete di ecumenismo imparò il turco che introdusse nella liturgia della parola, nella recitazione del Padre nostro e nella recitazione del “Dio ha benedetto”.

Si profilò così un nuovo modo di rendere comprensibile il mistero di Cristo; si trattò insomma della introduzione di un nuovo strumento pedagogico e catechetico allo stesso tempo, la lingua parlata, onde rendere accessibile, non solo ai detti cattolici indigeni, ma anche a tutto il popolo turco l’amore di Cristo. Il governo turco rimase soddisfatto di tale spontanea innovazione tanto che il Roncalli si attirò la simpatia del presidente turco Ataturk, meritandosi la stima e la fiducia  di tutti. Il 28 luglio 1935 morì suo padre Battista Roncalli. Come si può pensare, don Angelino fu colto da profondo dolore, per giunta aggravato dal fatto di non poter essere presente ai funerali.

Ritiratosi in cappella pianse come un bambino al ricordo di un uomo che aveva avuto tanta fiducia nella divina Provvidenza, pur nelle più amare e impreviste controversie della vita. A Istanbul  la commozione fu grande come la cerimonia di cui fu oggetto e che manifestò al Roncalli l’amore filiale e confortante dei cattolici.

Il 10 settembre arrivò a Istanbul mons. Giacomo Testa, nominato segretario delle delegazioni, e mons. Roncalli poté allora trasferirsi a Sotto il Monte, sua città natale, per offrire il suo tributo di preghiera e di tenerezza alla tomba del padre. E’ altresì importante ricordare il colloquio che mons Roncalli ebbe il 4 gennaio 1936 ad Ankara col sottosegretario agli esteri Numan Rifat Menemengioghu in cui, sotto un certo qual modo, venne auspicata quella realtà ecumenica che sarà poi, molto più tardi, promulgata dal concilio Vaticano II, di fronte al mondo contemporaneo con la  costituzione della Chiesa, “la Gaudium et Spes”.

Alla morte di papa Ratti il 10-2-1939, a Istanbul i cattolici si unirono per le esequie solenni in cattedrale. Il 20-2-1939 si chiusero definitivamente  anche gli occhi di mamma Marianna che don Angelino, profondamente ricambiato, amava teneramente, colmo di filiale affetto. Alla notizia, amaramente piangendo, disse: “Mamma, perchè non mi hai aspettato?”