Mons. Roncalli in Bulgaria 2

 

di Cinzia RANDAZZO

Poco tempo dopo volle recarsi a Pokrovan ove giunse alla chiesa dalla cupola a cipolla, trascorrendo poi la notte in canonica su un tenero giaciglio insieme al suo segretario. Al mattino seguente, accompagnato dallo stesso segretario, ed in groppa su di uno stallone, si fece portare, muovendo sotto la pioggia, ad Armuth, un misero villaggio. Qui rimase commosso dalla fede intatta che avevano mantenuto gli indigeni, nonostante le aspre vessazioni dei musulmani. Da lì poi si spinse alla frontiera bulgara. Alla fine del viaggio i giornalisti gli si avvicinarono per interrogarlo e sentire le impressioni. Impressioni che gli stessi giornalisti riportarono sul giornale “La Bulgaria” nella edizione del 7-8-1925: “che monsignore credeva fermamente nell’avvenire della Bulgaria e che, per quanto gli abitanti fossero pochi, poveri e sparsi come le pecore senza pastore, incuteva loro speranza con le seguenti sue parole: “Devo incominciare ad agire”. E infatti il Roncalli agì, istituendo soprattutto per i poveri i refettori del papa, le mense del papa, organizzò pellegrinaggi a Roma per l’anno santo, ma non poté realizzare il seminario come avrebbe desiderato. Provò grande gioia quando fu consacrato vescovo a Roma, dal card. Tacci, il bulgaro mons. Stefano Kurtev. Preziosi riconoscimenti furono indirizzati al Roncalli, ma costati tuttavia fatica, lacrime e tribolazioni, lasciando però sia ai cattolici che agli ortodossi, ai grandi e ai piccoli l’esempio di bontà e di amabile dignità.

   Qualcosa di imprevisto stava per accadere in Bulgaria. Re Boris ortodosso aveva deciso di sposare Giovanna di Savoia figlia di Vittorio Emanuele III, cattolica. Il giovane vescovo intervenne secondo la legge canonica che ammetteva la celebrazione del matrimonio col rito cattolico e che la prole venisse educata e battezzata nella fede cattolica. E fu che re Boris  si sposò ad Assisi col rito cattolico e ripetendo poi il matrimonio, secondo il rito ortodosso a Sofia. Molti lanciarono proteste contro il povero Roncalli, giudicandolo uomo inadatto e ingenuo. Roncalli, dal canto suo, fedele al santo padre Pio XI continuò placidamente il suo dovere, a servizio della Sede apostolica. Quando re Boris ebbe una figlia, la fece battezzare dall’arcivescovo ortodosso Stefan e mons. Angelino non condannò del tutto il re, perchè intuiva che la responsabilità dell’accaduto ricadeva sul governo. La regina Giovanna ammirò l’umile vescovo che le stette vicino in uno dei momenti più difficili della sua vita. Il suo disinteressato amore per il popolo bulgaro colpì il giornalista Stefano Karadgiov, il quale volle proseguire gli studi in Italia. Il Roncalli accettò mettendo in chiaro che non aveva compiuto nei confronti del giornalista alcuna opera di proselitismo e lo mandò a studiare all’università cattolica di Milano ove ebbe, come compagni di studio, gli onorevoli Bettiol e Fanfani. Don Angelino lo avvisò che se avesse continuato gli studi all’università Cattolica non avrebbe trovato alcun impiego nella sua terra di origine, per il mancato senso di solidarietà in fatto di religione con i suoi concittadini e che sarebbe stato meglio per lui laurearsi in una università laica. Lo studente universitario accettò il consiglio dell’ammirabile vescovo e si laureò a Pavia. Nell’anno 1928 la Bulgaria fu colpita da un terremoto che produsse distruzioni e molte vittime, dando luogo a sofferenze di ogni genere ed a grave sconforto nelle coscienze popolari ed in quanti, in particolare, attendevano aiuto e soccorso fiduciosi nella umile amabilità del visitatore apostolico, che, da parte sua, seppe infiammare gli animi di speranza e fede nella Provvidenza. Riuscì, tra l’altro, ad ottenere degli aiuti finanziari e una grande quantità di offerte in denaro, per ricostruire  chiese distrutte. Imparò perfino la lingua bulgara per accostarsi in modo amichevole alla gente umile e semplice di quella terra, che lo ospitò per quasi ben dieci anni.

Partito dalla Bulgaria si ritirò in Italia per un breve riposo: qui ebbe l’occasione di riferire le proprie esperienze al papa Pio XI, che benedì lui e la sua terra di missione.

Fu allora che Pio XI decise di promuoverlo ad una sede più importante, dandogli il 24 novembre 1934 la nomina di delegato apostolico in Turchia e in Grecia. Mons Roncalli mantenne un buon ricordo dei bulgari, nonostante il loro rammarico per la sua partenza definitiva e, per coronare in modo emblematico la sua missione diplomatica bulgara, chiese a Pio XI di essere nominato arcivescovo titolare di Mesembria, la perla della Bulgaria, elidendo altresì il precedente titolo di arcivescovo di Aeropolis. Con questo nuovo titolo il Roncalli testimoniò al popolo bulgaro la sua profonda e stretta amicizia, suggellata dalla calda e affettuosa ospitalità elargita a chiunque si sarebbe recato nella sua abitazione.

 Nella sua prima lettera da Instanbul ai genitori scrisse che gli ultimi giorni a Sofia furono davvero pieni di consolazioni. Re Boris e la regina Giovanna lo trattennero un ora per ciascuno e, alla fine del pranzo, re Boris gli dette il suo ritratto con cornice d’argento, una bella croce del monte Athos e infine gli conferì la più grande onorificenza del paese.