Le Smanie per la Villeggiatura a Roma

Al Teatro Agorà, sala A, in Roma, via della Penitenza, 33 – Telefono: 066874167 – la Compagnia “Il Tempo dell’ Arte ” rappresenta lo spettacolo teatrale
dal titolo: ” Le Smanie per la Villeggiatura”  di Carlo Goldoni.

Lo spettacolo si terrà da martedì 28 maggio a Domenica 02 giugno 2013 alle ore 21,00.

Regia: Carlo Cianfarini
Scenografia: Angelo Larocca
Contenuti per la Comunicazione: Caterina Astorino
Ufficio Stampa: Manuela Andreozzi
Musiche a cura di Biagio Tomassi

Interpreti in ordine di apparizione:

Valerio Di Nardo
Andrea Donnini
Andrea Costantino
Chiara Pavoni ( In foto)
Sofia Costantino
Biagio Tomassi
Fabrizio Rendina
Marco Tarantino
Elena Larocca
Sara Di Nardo
Mauro Lorenzini

Sinossi:

”Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.”
(Italo Calvino)

E’ una lezione quanto mai veritiera e attuale quella che ci viene dal messaggio goldoniano che traspare dal testo “ Le Smanie per la Villeggiatura”, la prima delle tre commedie che compongono la celebre Trilogia incentrata sul tema della follia sociale che spinge i borghesi a rovinarsi per imitare i costumi nobiliari, inseguendo quella moda della villeggiatura che si era diffusa anche tra loro. L’intreccio è, peraltro, tenue: due famiglie livornesi decidono di partire insieme per la villeggiatura. Tutti si affannano dietro i preparativi convulsi e frenetici, animati dall’insano desiderio che ciascuno ha di sbalordire l’altro, dando vita ad una vera e propria gara delle apparenze. Perfino l’amore, una componente essenziale nelle commedie goldoniane e che qui rende certo briosa la storia, è asservito alla frivola esteriorità e sottomesso a una dimensione “ economica”, alle esigenze della moda: ne sono “vittime” Leonardo, legato sentimentalmente alla bizzosa e appassionata Giacinta, e Guglielmo che a sua volta corteggia la capricciosa fanciulla e non sempre riesce a farsi benvolere.

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In foto l’attrice Chiara Pavoni

Il discorso di Goldoni è sarcastico fin dalla premessa :“L’innocente divertimento della campagna è divenuto a’ dì nostri una passione, una mania, un disordine. Virgilio, il Sannazzaro, e tanti altri panegiristi della vita campestre hanno innamorato gli uomini dell’amena tranquillità del ritiro; ma l’ambizione ha penetrato nelle foreste: i villeggianti portano seco loro in campagna la pompa e il tumulto delle città, e hanno avvelenato il piacere dei villici e dei pastori, i quali dalla superbia dei loro padroni apprendono la loro miseria”.

Certo la vacanza, l’agognata vacanza è il sogno di chiunque: si è disposti a tutto pur di godere di qualche momento di serenità, lontani dal fragore della quotidianità. A tutto, appunto, anche a sperperare ogni risparmio, a dissipare i frutti del proprio lavoro, per tenere il passo ed essere alla moda. Sì, perché in questo caso non ci si reca in vacanza per cambiare aria, non è la sana curiosità verso il nuovo ad animare i protagonisti: semplicemente, si va in vacanza per fare sfoggio di una ricchezza, di un benessere più apparente che reale.

E il bello è che tutto si fa senza l’ombra di un quattrino: proprio il denaro, che dovrebbe garantire l’opulenza e il lusso e soddisfare i futili bisogni dell’allegra
brigata, è il grande assente. Basta poco , però, per aggirare l’ostacolo: un debito oggi, uno domani e il gioco è fatto, senza alcuna remora o preoccupazione, perché quel che conta è ostentare un tenore di vita alto, ben lungi dal possederlo, e stringere le giuste amicizie per garantirsi un “posto al sole” nel bel mondo!

E’ cosi ai tempi di Goldoni, quando la villeggiatura diventa quasi un obbligo, ma forse lo è anche oggi. O meglio, è dei nostri giorni l’ostentazione, il gioco delle apparenze che non lasciano spazio all’essenza: il nostro è il tempo della finzione che si sostituisce al vero. E allora l’affaccendarsi convulso per mettere a punto i preparativi del viaggio dandosi pensiero per le cose più futili, lo spreco di tempo e denaro per apparire – sullo sfondo di un intricato gioco di rapporti sociali che si nutrono di invidie, antagonismi, falsità e ipocrisia e non lasciano spazio alcuno all’amore ,alla sincerità, alla solidarietà – non sono poi tanto diversi dalla nostra vita quotidiana, sempre più spesso modellata sui falsi ideali che ci vengono inculcati dall’illusione mediatica che ha ormai sostituito la realtà e informa il nostro agire o, ancor peggio, il nostro pensare. Il vestito alla moda, il sontuoso pranzo, la carrozza di allora sono l’automobile, l’ultimo modello di cellulare, la griffe di oggi sbandierati come status symbol, emblemi dell’appartenenza ad una certa” casta” sociale.

Si ride , ci si diverte, dietro l’incalzante ritmo delle scene, delle battute, degli equivoci, ma non si dimentichi alla fine l’ammonimento di Goldoni, valido allora come ora: non ci si consideri al sicuro perché nessuno è esente dal rischio di trasformarsi in caricatura di se stesso, in macchietta, in meschino burattino animato da squallide passioni, da quei falsi desideri che ci allontanano inesorabilmente dall’essenza del vero.

Caterina Astorino

Sito Internet: www.iltempodellarte.it