
Lo spirito dei BarmaGrande è sempre stato quello di far entrare nella grande caverna ogni genere di musicisti, provenienti da diversi stili musicali, pur mantenendo come stile principale il reggae roots. Per questo motivo si sono succeduti negli anni diversi artisti, che hanno collaborato nei concerti e nelle registrazioni dei dischi.
Se vi aspettate che i vegetariani siano noiosi e prevedibili, eccoli pronti a smentirvi. E vi sorprenderanno anche perché fanno il reggae delle origini, anche se non hanno i dread e non fumano ganja ma ricercano la consapevolezza profonda.
La loro ricerca dell’identità è spirituale e sonora, passa dai grandi musicisti, giamaicani e non, con cui suonano. Ci piace ogni volta invitare tanti buoni musicisti, per fare festa e improvvisare: per loro anche il piccolo concerto deve essere un evento unico.
Il gruppo nasce nel 1996 a Latte, al confine tra Italia e Francia. I fondatori sono Emma Lercari e i fratelli Sandro e Marco Donda. Cantano in italiano, inglese, francese e ligure. Hanno all’attivo quattro album autoprodotti, il quinto è “Libertà” co-prodotto con Stephen Stewart.
1) Bellissimo il ritmo e il sound dell’album. Il buddismo e vegetarianismo, sono una scelta o una libertà. E se si da che cosa ?
Le scelte vengono sempre attuate in presenza della libertà. In Tibet, dove hanno poca libertà, 120 persone negli ultimi 2 anni hanno scelto di darsi fuoco. E’ una scelta disperata. Noi possiamo scegliere di abbracciare una fede, un’idea o un particolare tipo di dieta alimentare. Abbiamo molta libertà. In senso assoluto, la libertà non esiste su questa terra, ma possiamo scegliere come vivere. Siamo liberi di fare, liberi di, o liberi di non fare, liberi da. Non mangiare carne significa esseri liberi dal mangiarla, per motivi etici, salutistici o ecologici. Il buddismo è un pensiero, una filosofia, una religione. Seguiamo in particolare gli insegnamenti del Dalai Lama e del buddismo tibetano.
2) La libertà non è anche suonare in stile reggae o roots in una realtà musicale in cui questo genere (purtroppo) non è molto popolare ?
Nel nostro caso, la difficoltà che abbiamo trovato nel suonare reggae roots in Italia è dovuta a diversi fattori. Prima di tutto, in Italia non esiste una cultura del reggae roots. In Francia invece sono molti anni che si organizzano concerti con famosi artisti reggae jamaicani. La gente ormai conosce il reggae roots. Oggi in Jamaica la moda è per la Dance Hall, una forma a nostro avviso di minor interesse. In Italia è di moda questo nuovo genere perché non c’è mai stato un vero interesse per la cultura. Il problema in Italia non è tanto il fatto che il reggae non sia apprezzato, il problema è peggiore, è che la cultura non interessa nè alle major, nè a chi organizza concerti, nè agli addetti allo spettacolo e all’informazione che sono solo interessati ai personaggi che hanno già molta visibilità o molti soldi…
3) Il reggae si impara per strada o viaggiando, è difficile trovare delle scuole. Quanto è vera questa affermazione ?
In generale la musica si impara studiando e questo si può fare in diversi modi. Sui dischi si impara moltissimo. Possiamo imparare tutte le parti suonate dai musicisti reggae nei più bei dischi. E’ così che si impara a suonare reggae se non si vive in Jamaica. Questo è valido per ogni tipo di musica. Anche vedendo suonare i musicisti si impara perché capiamo qual’è il gesto corretto per riprodurre un determinato suono.
Intervista a cura di Davide Falco



