9.7 C
Milano
mercoledì, Ottobre 28, 2026

Vangelo di Marco (prima parte)

Vangelo secondo Marco

MARCO 10,32-45

TERZO ANNUNCIO DELLA MORTE E RISURREZIONE

(MT 20,17-19; LC 18,31): ESEGESI E SENSO TEOLOGICO

1. Il testo

Erano in cammino per salire a Gerusalemme, e Gesù li precedeva, ed erano sbigottiti, e quelli che seguivano erano pieni di timore. Ed egli, presi di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro ciò che stava per accadergli: “Ecco, saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli Scribi, e lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili, e lo scherniranno e gli sputeranno addosso e lo flagelleranno e uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà”

2. La delimitazione della pericope

È un’anabasi verso Gerusalemme durante la quale Gesù svela il suo destino ai dodici.

 

2.1. Motivi per la delimitazione con inizio al v.32

Innanzi tutto è da precisare che i personaggi sono posti in una situazione alquanto diversa rispetto alla precedente scena di Mc 10,1-31

 

                                                                  prima                              ora

          caratteristiche:

–        geografiche                                   oltre il Giordano             in viaggio

–        personaggi                                    Gesù                                Gesù

                                                      farisei                              i dodici

                                                      bambini                           i discepoli

                                                      i discepoli                        ……………

                                                      il ricco                             …………….

–        azione                                           ammaestra                       precede i dodici

                                                     accoglie i bimbi               prende in disparte i dodici

                                                     impone le mani                profetizza

                                                     volge lo sguardo              …………….

–        i discepoli                                     rimasero stupefatti           erano stupiti

                                                      sgridavano i bambini       ……………….

–        molti                                              accorrevano                      hanno timore

Il contenuto della dodicesima raccolta, nella quale è inclusa la nostra pericope con inizio in Mc 9,42 e fine in Mc 10,52, verteva principalmente sul tema della βασιλεία τοῦ θεοῦ e venivano considerati, tuttavia, temi secondari e di poca importanza le espressioni che indicavano movimento: ἐν τῇ ὁδῶ, προάγω, συμβαίνω, ἀκολουθέω.

Abbiamo osservato, come i temi secondari di questa dodicesima raccolta (Mc 9,42-10,52) vengono ripresi nella presente storia premarciana della Passione e occupano la parte introduttiva della pericope. In conclusione, quindi, si avverte uno stallo all’interno di questa dodicesima raccolta con la storia premarciana della Passione dal punto di vista contenutistico, e un conseguente nesso letterario dovuto alla ricorrenza di termini ed espressioni che determinano e qualificano l’itinerario verso Gerusalemme.

2.2. Motivi per la delimitazione con termine al v. 34 

La nostra pericope ha termine al v. 34, perchè al v. 35 ha inizio il genere della raccolta premarciana inserita anch’essa nella dodicesima raccolta avente come abbiamo detto il tema principale della βασιλεία τοῦ θεοῦ.

Anche dal punto di vista letterario tale pericope si discosta in qualche modo dalla seguente per la singolarità dei termini evocatori la tradizione del servo sofferente. Sempre restando nel quadro della storia premarciana della Passione, rispetto alla prima e alla seconda profezia (Mc 8,31-33; Mc 9,30-32), la terza presenta la descrizione dell’ambiente con abbondanza di particolari.

La nostra pericope supera la prima e la seconda per precisione con cui si addentra nel particolare e, rispetto a quella, è in progressione ascendente. Spiega in modo chiaro che Gerusalemme è il teatro della Passione, per cui durante lo svolgimento cronologico vengono precisati i sei momenti rilevanti, come avremo modo di vedere dal prospetto di Taylor. Mentre nelle due scene precedenti l’annuncio è ristretto solo ai dodici, nella nostra pericope compaiono i pellegrini per dare all’annuncio una prospettiva universalista. È anche opportuno trascrivere il prospetto di Taylor per la corrispondenza e per la divergenza medesime con il corso degli avvenimenti riferiti nei cc. 14-16:

                        III profezia                                                   Passione

           In 10,33 consegna ai capi popolo                           In 14,53

           Condanna da parte degli stessi                                In 14,64

           Consegna ai romani                                                 In 15,1

           In 10,34 insulti, sputi, flagellazione                        In 14,65; 15,15.16-

            Morte violenta                                                        20

            Risurrezione                                                            In 15,24.37

                                                                                            In 16,1-8

Le divergenze sono evidenti dopo un’accurata analisi dei testi greci messi a confronto. Nella nostra pericope al v.33 dopo il verbo in greco κατακρίνω viene introdotta l’espressione παραδώσουσιν αὐτὸν τοις ἒθνεσιν che manca nel corrispettivo racconto della Passione al c. 14,64. Anche l’uso del verbo φραγέλλω nel racconto della Passione al c. 15,15 mancante nella nostra pericope e tra l’altro sostituito con μαστιγόω è un buon indizio per respingere l’ipotesi di una redazione di Marco.

3. LA STRUTTURA INTERNA DELLA PERICOPE

La pericope si può suddividere così:

32a cornice introduttiva

32b-33 la giustapposizione del και favorisce il cambio di scena: Gesù prende l’iniziativa. Il verbo che segna tale attività è ἄρχομαι.

33a lo οτι dichiarativo specifica la collocazione dell’avvenimento.

33b-34 ancora una volta il  και opera l’inversione dei soggetti precedenti: dal “noi” si passa a υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου che, al centro dell’attenzione dei dodici, predice l’imminente Passione.

Particolare attenzione meritano i termini ἐθαμβοῦντο e ἐφοβοῦντο che, benchè simili, evocano la sua propria peculiarità. Nel contesto i due termini giocano un ruolo particolare. Ἐθαμβοῦντο esprime il timore dei discepoli. Il timore è motivato dal fascino che il suo insegnamento esercita su tutto il popolo. Ἐθαμβοῦντο esprime la meraviglia determinata dalle intenzioni e dalle circostanze. Nel vangelo di Marco i motivi di ammirazione ricorrono trentaquattro volte, e descrivono la reazione delle singole persone ai miracoli o alle dottrine di Gesù.

4. I PARALLELI SINOTTICI

Mc 10,32-34                               Mt 20,17-19                                  Lc 18,31-34

Linee generali:                            Mc= breve introduzione e poi il relativo annuncio

                                                  Mt= accenna al viaggio e dopo che Gesù ha preso in disparte i                                                              dodici profetizza

                                                    Lc= inizia l’annuncio profetico dopo aver convocato i dodici, ma i                                                        dodici non compresero.

Vi è una differenza principale tra i singoli versetti. Solo nel vangelo di Luca i dodici non capirono tutto ciò che Gesù aveva loro vaticinato.

5. I SINGOLI VERSETTI

32a Questo versetto esordisce con una perifrastica caratteristica della storia premarciana della Passione, tesa a delineare le circostanze. Il δὲ iniziale ha valore esplicativo, vale a dire chiarifica il contesto in cui le parole vengono dette. È seguita da ἐν τῇ ὁδῶ che segnala il cammino di Gesù e dei dodici verso la Passione. L’espressione indica realmente e concretamente il fatto, impedendo talvolta la comparsa di una scena ideale che non ha reali fondamenti. A confermare la realtà del fatto accaduto interviene il verbo ἀναβαίνω che implica necessariamente la direzione di movimento contingente da un luogo più basso ad uno più alto. Si tratta di un participio grafico descrivente l’azione in senso pieno. Tale modo di dire è adoperato per tutte le città costruite sulle alture e l’espressione è particolarmente adatta per indicare il dislivello di circa 1200 metri che intercorre tra il Giordano-Gerico-Gerusalemme. Gesù guida la schiera dei discepoli (αὐτοῦς) che si meravigliano e dei pellegrini (οἱ δὲ ἀκολοῦθουντες) che si impauriscono. Il participio presente προάγων con l’accusativo della persona è un’espressione tipica del linguaggio dei pastori (Gv 10,4-27). Non ha qui il significato di giungere prima bensì quello di precedere, inteso come guidare allo stesso modo di Mac 2,1: “Il maccabeo intanto e i suoi uomini, guidati dal Signore, rioccuparono il tempio e la città, (…)”. Dunque il risorto, in veste di pastore che precede, riunirà i discepoli quali pecore disperse durante la Passione in Galilea, per formare la comunità cristiana. Lo stupore dei discepoli nasce dal non aver capito il piano di Dio reso visibile in Cristo. Il tremore di coloro che lo seguono attesta una improvvisa meraviglia causata da circostanze non facilmente prevedibili.

32b-33 παραλαβὼν ha il senso di prendere in disparte e accentua l’atmosfera di segretezza. Seguito da παλιν rende nuovamente presente che la profezia della Passione e della Risurrezione viene ristretta solo ai dodici, sminuendo in tal modo l’ipotesi di un pubblico ammaestramento della folla da parte di Gesù. L’azione puntuale diretta di Gesù è presentata dal verbo aoristo ᾔρξατο che indica l’inizio di un nuovo avvenimento imminente, di ciò che avverrà e che viene espresso molto bene da συμβαίνειν recepito come un hapax legomenon. L’avvenimento futuro è ben messo in risalto dall’imminenza e dalla contingenza dei fatti che stanno per accadere τὰ μέλλοντα.

33a  οτι dichiara l’anabasi a Gerusalemme enfatizzata da ιδου che imita l’ebraico “hinné” volto a inferire vigore al movimento.

33b-34 Il  και paratattico inverte il soggetto: dal noi si passa a υἱός che sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi. Al futuro viene descritto il destino del Figlio dell’Uomo, e vengono elencati i sei atti più salienti del dramma finale:

Il tradimento e la consegna in potere dei suoi nemici.

La condanna a morte da parte del sinedrio.

La consegna ai gentili.

Gli insulti, gli sputi, la flagellazione.

L’esecuzione o uccisione.

La Risurrezione dopo tre giorni.

6. LA FORMA DELLA PERICOPE

Il genere letterario della storia premarciana della Passione, a cui appartiene la pericope, ricorda quella dei “martyria” che si orienta nei singoli brani prevalentemente sulla narrazione, a scopo esplicativo. Il materiale storico e l’anabasi di Gesù verso Gerusalemme sono considerati come il fondamento di una nuova creazione, condotta sul modello della tradizione giudaica biblica e post-biblica. La Passione di Cristo quale giusto sofferente espone una realtà escatologica nuova rispetto agli altri martirii o passioni, relativi alla vita dei profeti.

7. GLI ELEMENTI TRADIZIONALE E REDAZIONALI

L’unità narrativa non autonoma, nata nella comunità cristiana alla luce degli eventi pasquali, è una storia imperniata su un detto nella quale le parole di Gesù sono precedute da un’introduzione che sembra per certi versi essere redazionale. La ragione sta nel fatto che sono preoccupazioni marciane il motivo del viaggio, l’orientamento verso Gerusalemme, il pensiero della sequela, la preferenza per i dodici e la paura dei discepoli. È da precisare, dunque, che il versetto 32a della nostra pericope è sicuramente marciano come il caso analogo della scena precedente al cap. 9,30. Il v. 32b-ss non sarebbero marciani per il fatto che nella scena precedente al cap. 9,30 manca il timore dei discepoli e non viene descritta alcuna reazione da parte dei dodici. Quindi il v.30 del cap.9 è redazionale, mentre il v.32 della nostra pericope non si può considerare interamente redazionale per il duplice motivo di ammirazione. Anche l’espressione “quello che gli sarebbe accaduto” è una frase di sapore veterotestamentario. Per il v.33 della nostra pericope è da dire che Marco non ne è stato l’autore perchè il particolare della consegna ai pagani, la forte marcatura delle loro azioni attestano che la sua formulazione era già avvenuta nella comunità giudeo-cristiana. Anche le differenze che abbiamo visto precedentemente  e la particolarità del loghion “Figlio dell’Uomo”, risalente alla tradizione giudaica del servo sofferente e in particolare a Dn 7,13, in cui Gesù stesso si identifica. Gesù appare come il “Figlio dell’Uomo” che percorre il cammino del servo di Jahvè (cfr. Is 50,4-11). Gesù ci appare come l’uomo negativo, che porta  sulle spalle il male degli uomini, ma contemporaneamente quest’uomo meschino si rivela come Colui che vince il male. Solo in Gesù la storia si risolve in un evento positivo: la Risurrezione di Gesù. Per il versetto 34 le espressioni μετὰ τρεῖς ἡμέρας e ἀναστήσεται sono elementi tipici del kerygma delle antiche professioni di fede. Infatti nei racconti della Risurrezione dei Vangeli la prima espressione non si trova esplicitamente e la seconda formula è resa con il verbo ἐγηίρω, anche il verbo μαστγοω è reso con il verbo φραγελλόω. Da queste vistose differenze è evidente concludere che non sono versi redazionali. Una minoranza di critici fonda l’ipotesi che l’evangelista abbia redatto il versetto 33 per il fatto che la consegna di Gesù ai sommi sacerdoti e agli scribi trova rispondenza con alcuni passi della storia della Passione, dove sono nominati solo i sommi sacerdoti e gli scribi (11,18; 14,1; 15,3.10.31).

8. IL CONTESTO IMMEDIATO

Rispetto alle scene precedenti la pericope ha la caratteristica di appartenere a uno stile descrittivo raro, visto alla luce dell’intero Vangelo. La descrizione dell’anabasi è vista in rapporto a Gesù che viene presentato come colui che precede due gruppi di seguaci. Gesù va coraggiosamente avanti, come il capitano che raggiunge il suo posto di combattimento. Secondo Grund il “precedere di Gesù manifesta la sua decisione di prendere si di sé la Passione a Gerusalemme e mostra che egli non ne è sorpreso, ma che essa è agognata da Lui poiché gli è imposta da Dio”. È comunque evidente dalla narrazione il fiero atteggiamento di Gesù che va incontro al disegno di sofferenza che il Padre gli ha imposto, sebbene sembra essere circondato dal clima di meraviglia e di timore che in qualche modo possono offuscare o addirittura contraddire il risoluto ed avvincente disegno di Dio.

 

9. IL CONTESTO GLOBALE

 Alla luce del contesto globale dell’opera di Marco, i vv. 32-34 della nostra pericope si distaccano dalla raccolta premarciana e riprendono il filo della storia premarciana della Passione. Il quadro ambientale che fa da sfondo a questo episodio è l’ultima tappa del lungo viaggio da Cesarea di Filippo a Gerusalemme, entro il quale sono inseriti i restanti tre brani che concludono il cap. 10. E’ interessante notare come questa sezione comincia e termina con la stessa espressione εν τῆ ὁδῶ. Il verbo ακολυτέω che al v.32 segue la precedente espressione e al v. 52 precede tale espressione, ci fa capire che non si tratta semplicemente di un viaggio storico, ma l’invito alla sequela da parte di Gesù diventa segno di salvezza da parte di coloro che lo seguono. Durante il viaggio Gesù informa loro della sua imminente Passione. L’annuncio si presenta così dettagliato tanto da essere considerato, rispetto al racconto marciano della Passione, “un breve racconto kerigmatico della Passione” (Grund).

 

Davide_Falco
Davide Falco

Articoli

- Advertisement -spot_img

Ultimi Articoli