Andrea Romano

Andrea Romano

Andrea Romano, bresciano, classe 1965, nasce come pilota di auto da rally crescendo poi come imprenditore, sempre nel ramo automobilistico. Un giorno, a trentasei anni, decide di sperimentare nuove strade e nuove esperienze. E si mette in gioco con umiltà e impegno. Andrea sente l’esigenza di imparare a suonare il pianoforte e lo fa. Decide di imparare a cantare e lo fa.

La sua arte ha bisogno delle immagini e lui impara a dipingere. In sostanza sente che le emozioni, la semplicità, ma anche il pensiero orientale (che ha studiato per diversi anni) e la cultura che stazionano dentro di lui vanno espresse e condivise con gli altri. In modo raffinato, ma popolare, autentico ma elegante. Come lui stesso si presenta.

Intervista

Ci sono persone in grado di fare molte cose. Decidono di suonare, imparano, decidono di fare uno sport.., ci riescono… Ti senti  anche tu cosi oppure hai avuto un “incontro magico” con l’arte?

Mi impegno sempre in quel che faccio. Per questo, prima di iniziare un’attività, cerco di guardarmi allo specchio per chiedermi se è infatuazione o amore. Se è amore comincio. Non credo di disporre di un talento particolare ma sono fortemente perseverante. Cerco, ciclicamente, di iniziare, svolgere, comprendere e ottimizzare. Lo faccio per portare al mio meglio, nella forma, ciò che che ho in mente. Un poco alla volta mi conosco e, conoscendomi, imparo a conoscere e a relazionarmi con gli altri. 

Ho iniziato a 6 anni con il motocross, poi sono passato alle auto da rally ed, in seguito, all’imprenditoria. A 36 anni ho deciso di lasciare la mia azienda, dalla quale ho avuto molte soddisfazioni, per dedicare più tempo agli studi umanistici, alla recitazione ed alla pittura (che sin da piccolo ho approcciato). Un giorno, in un negozio di strumenti musicali, mi sono seduto ad un pianoforte e mi sono detto: “possibile che non lo sappia suonare”? Mi sembrava uno sconosciuto familiare. Così ho iniziato con le lezioni e con la scrittura di canzoni. Ed eccomi qua. 

Quanto è bello riscoprirsi e re inventarsi a 36 anni ?

Bello e “normalmente anormale”. Molti vorrebbero cambiare vita, pochi lo fanno. Per me era necessario. Mi rendo conto che questa cosa non sarebbe stata possibile se non avessi affondato le radici nella concretezza del mondo aziendale. Se non mi fossi esercitato obbligatoriamente nel pragmatismo mi sarei perso nell’altra anima. In poche parole, se avessi cominciato da giovane con l’arte avrei corso molti rischi. Con un sogno in tasca ma senza i piedi per terra si corre il rischio di confondere lucciole per lanterne ed affogare in alto mare. Così almeno sarebbe stato per me. 

Le tue esperienze di rally, di imprenditore, di musicista, le vedi come un’ unica scala di esperienze oppure ognuna a sé?

Come ti dicevo tutto, a mio parere, è unitario. E’ un filo di perle preesistente che si svela agli occhi del tempo (bella questa, me la segno per un testo di canzone). 

Non dico che sia tutto scritto, perché le sembianze quotidiane che assumono le invisibili idee possono mutare, ma il concetto soggettivo, che muove e differenzia ognuno di noi, spinge l’individuo verso un determinato percorso. Che siano auto o racchette da tennis (riconoscere il proprio livello ed i propri limiti) che tu sia impiegato alle poste o nell’azienda X (imparae a lavorare in gruppo senza personalismi egocentrici) ecc…

Dietro ad ogni esperienza, scelta tramite il piacere o il dispiacere, che sono le vere bussole del destino, c’è sempre una lezione da imparare. La si scopre quando la spinta emotiva è svanita, così come nelle relazioni sentimentali: passato l’innamoramento si sta insieme per amore, se si riesce, o per costrizione reale o immaginaria. L’amore, quello vero, è impersonale. Quando è invece personale non può essere forte, perché dipendente. “Ho bisogno di te” si traduce in “tu mi permetti di illudermi su quello che non sono”.

Credo quindi nel piacere tratto dallo svolgere bene quel che la vita ti pone. Non c’e più il dubbio del “se avessi” o del “se fossi stato”. Quel che c’è c’è. 

Il tuo presente è “ascoltare”  il tuo cd.. Che emozioni ti  regala ?

Lo ascolto di rado perché l’ho sentito centinaia di volte nel divenire del progetto. Quando lo metto in macchina devo dirti che mi piace. Sono soddisfatto del lavoro svolto da Umberto Iervolino, dai Kaufman e dagli altri musicisti, oltre che dal sottoscritto. 

Il mio presente è fatto di live con la band e di stesura dei nuovi pezzi. Ho finito in questi giorni di scrivere il nuovo album che uscirà all’inizio del nuovo anno. 

Poi ho la parte grafica da seguire. Abbiamo da poco concluso la mia prima personale intitolata “suggestioni” presso la galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia. Questo è il link al videocatalogo.

http://www.youtube.com/watch?v=gJH3UbXzqc0&feature=channel_video_title

 Intervista a cura di Davide Falco