Tek: Il primo Western futuristico della Basilicata diretto da David Cinnella

Backstage Tek
Backstage Tek

Tek sarà il primo film western ambientato nel futuro girato interamente in Basilicata, diretto dal regista David Cinnella e prodotto da Voce Spettacolo e 149 Pictures.

Il nuovo ambizioso progetto cinematografico porta quindi la firma del regista materano attualmente residente a Los Angeles e laureatosi in regia e sceneggiatura presso l’Academy of Art University di San Francisco.

Nasce cosi il primo gemellaggio tra Matera, Capitale Europea della Cutlura 2019 e Los Angeles, Capitale mondiale del cinema. Ancora una volta un gruppo di giovani lucani si mette in gioco per sfidare i propri limiti e le proprie capacità artistiche.

Tek, infatti, sarà la prima pellicola made in Basilicata a narrare la storia di un mondo western ambientato nel futuro, quello che nel Paese a stelle e strisce viene definito dagli addetti ai lavori come un CyberPunk Western in chiave Sci-Fi.
Le lande della Basilicata faranno così da cornice naturale alle riprese che partiranno in estate, a seguito dei casting previsti a Giugno.

The Hateful Eight

locandina The Hateful Eight
Lungo i sentieri rocciosi del Wyoming, una diligenza corre più forte del vento. Un vento che promette furia e tempesta. Ultima corsa per Red Rock, la diligenza si arresta davanti al Maggiore Marquis Warren, diligence stopper e cacciatore di taglie nero che ha servito la causa dell’Unione.

Ospitato con riserva da John Ruth, bounty hunter che crede nella giustizia, meno negli uomini, Warren lo rassicura sulle sue buone intenzioni. Il viaggio riprende ma il caratteraccio di Daisy Domergue, canaglia in gonnella condotta alla forca, lo interrompe di nuovo.

La sosta imprevista incontra e carica tra chiacchiere e scetticismo Chris Mannix, un sudista rinnegato promosso sceriffo di Red Rock. Incalzati dal blizzard, trovano rifugio nell’emporio di Minnie dove li attendono un caffè caldo e quattro sconosciuti. Interrogati a turno dal diffidente John Ruth probabilmente nessuno è chi dice di essere.

Regia di Quentin Tarantino.
Con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir.
Genere Western
Da giovedì 4 febbraio 2016 al cinema.
Vietato ai minori di 14 anni.

Lyle Lovett and his acoustic group

Lyle Lovett

Villa Arconati, 21 luglio 2011, di Elisa Zini –  A concludere la 23a edizione del Festival di Villa Arconati ci pensa un cantautore americano, Lyle Lovett. Musicista raffinato, elegante e seducente affascina, per l’intero concerto, il cospicuo pubblico venuto per ascoltarlo. Quattordici album al suo attivo, più di quattro milioni di dischi venduti e quattro volte vincitore dei Grammy Awards: questa la lunga carriera di Lovett. Difficile definirne il genere musicale: folk, swing, blues, jazz, gospel music e la più tradizionale country e western styles si rincorrono e si fondono in un sound davvero unico.

Lyle Lovett, musicista texano, emerge sul finire degli anni ottanta. Etichettato erroneamente come uno dei “nuovi tradizionalisti”, insieme a Steve Earle e Dwight Yoakman, mostra successivamente le sue doti di cantautore e di interprete. Brani apparentemente diversi tra loro hanno subito un grande successo: in “And his Large band” trionfa il western swing e in “Joshua Judges Ruth” regna il conutry-western-gospel, sapientemente e abilmente miscelati. A partire dai primi anni novanta anche Hollywood si accorge delle rare qualità di Lovett. Il cantautore si ritroverà catapultato nel mondo del cinema inizialmente in ruoli da caratterista e in seguito da co-protagonista. Il grande regista Robert Altman decide di far recitare Lovett in film di successo come “Short cuts” (America oggi, Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia nel 1993) e “Cookie’s fortune” (La fortuna di Cookie) affidandogli la colonna sonora della pellicola “Il dottor T e le donne” con Richard Gere.

Lyle Lovett, che sposa la bella Julia Roberts nel ’93 (divorzieranno due anni dopo) è autore anche delle soundtrack di film come “Quiz show” e “Toy story”. Il successo è tale che nel 2003 uscirà un’antologia delle sue canzoni da film. Il doppio album  uscito nel 1993, “Step inside this house”, mette in luce le sue qualità di interprete, in un vero e proprio omaggio a grandi autori texani come Guy Clark, Robert Earl Keen e l’amico Townes Van Zandt la cui morte lascerà un enorme vuoto in Lyle Lovett, spirituale e artistico. Solo dopo cinque anni Lovett torna al pubblico con un nuovo album di inediti: “My baby don’t tollerate” riscuote il meritato successo. Nel 2007 viene inciso un disco live con una big band, registrato in studio, dal titolo “It’s not big it’s large”. Nel 2009 Lovett ritorna a sonorità acustiche, ritmiche, graffianti, country. Nuove composizioni e cover vengono suonate con raffinata eleganza: celebre “Loretta”, un omaggio all’amatissimo Van Zandt.

Grande sound quello che Lovett dona al pubblico di Villa Arconati che lo sostiene e applaude per tutto il concerto. Allegria, ritmo e tradizione non mancano di certo sul palco e il moderno country scalda il cuore. Da uomo elegante, gentile e disponibile Lovett, a metà concerto, improvvisa un fuori programma accogliendo una richiesta gridata da uno spettatore: “Friend of devil” (dei Grateful Dead, scritta da Jerry Garcia e John Dawson, brano dell’album “American Beauty”). Lovett si guarda intorno, accorda la chitarra acustica e risponde: “Ok, thanks” e regala al pubblico un commuovente brano e una indimenticabile serata.