Lous and The Yakuza: “Amigo”

Lous And The Yakuza
Lous And The Yakuza

È uscito “AMIGO” (Columbia Records/Sony Music), il nuovo singolo della 24enne stella nascente della musica internazionale LOUS AND THE YAKUZA che anticipa il suo album di esordio “GORE”, disponibile dal 16 ottobre e già in pre-order al seguente link: https://lousandtheyakuza.lnk.to/Gore_

Lous and The Yakuza attraverso questa canzone invita alla danza, alla resistenza e alla resilienza. “La vita non ti fa regali” (“La vie ne fait pas de cadeau”), ma Lous la celebra in maniera gloriosa.

Questa canzone piena di forza è la perfetta rappresentazione della sua collaborazione con El Guincho. Con “Amigo”, l’artista lancia un messaggio universale di amicizia verso gli altri e verso se stessi.

Il video del brano è stato diretto da Wendy Morgan, che ha già collaborato con Lous and The Yakuza per i video di “Dilemme”, “Tout Est Gore” and “Solo”.
Il video è visibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=PNGwThvjadY.

L’universo surreale del video di “Amigo” è rappresentato da una serie di meravigliosi frammenti di immagini che si incastrano tra loro, ispirati a Caspar David Friedrich, un artista romantico tedesco i cui dipinti sono una sublime risposta alla natura che ci circonda.

La danza in apertura di Lous, un omaggio a “Wuthering Heights” di Kate Bush, è un invito alla trasformazione e alla rinascita.
Le scene di danza che seguono sono una comunione, una sorta di immaginario rito di iniziazione per entrare nella Yakuza di Lous. Le infinite influenze culturali dell’artista si fondono ancora una volta in un mondo che reinventa il passato e ricorda il futuro.

Cultura Materiale – a cura di Luca Ciabarri

cultura-materiale - copertina
cultura-materiale – copertina

Cultura materiale ricostruisce i punti salienti di un dibattito classico all’interno della storia dell’antropologia.
Qual è il rapporto tra l’uomo e l’infinito numero di oggetti che compongono la sua vita quotidiana?

Cosa trasforma un oggetto in simbolo identitario, strumento di potere, ricettacolo di memoria? Come la materialità si lega con il campo dell’immaginario e dell’azione sociale?

Questi e altri interrogativi compongono il campo di studi sulla cultura materiale, che qui ci portano ad analizzare i culti cargo, i processi di mercificazione in Tanzania, la globalizzazione del sushi, l’arte dei nativi australiani, e, infine, la sfrenata passione per la Coca-Cola nella ex Germania dell’est.

rassegna “Parole al vento”

AH-UM_nuovo_logo
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Dopo il successo della prima edizione, torna PAROLE AL VENTO, ovvero canzoni fatte a mano raccontate dagli artisti, rassegna ideata da Antonio Ribatti (prodotta da AH-UM e CONTROLUCE con il supporto del Comune di Villasanta e il contributo di Fondazione Cariplo) e animata dal giornalista e scrittore Jonathan Giustini.

Si tratta di un ciclo di appuntamenti nato per ripercorre alcune tappe fondamentali di personaggi che hanno saputo mescolare quotidianità e poesia, musica e sentimenti, con l’ambizione di mantenere fede a quella che è sempre stata la vera missione di ogni cantautore: raccontare la realtà.

Si proseguirà sulla strada tracciata dalla prima edizione (che ha visto protagonisti Mauro Ermanno Giovanardi, Marco Massa, Francesco Tricarico e David Riondino), ma questa volta con un cast tutto al femminile: Nada, Teresa De Sio, Cristina Donà e Patrizia Laquidara. Conversazioni-concerto nel corso delle quali le artiste in scena, sollecitate da Giustini, racconteranno il loro vissuto e i loro angoli segreti, fatti di musica e immaginario, tra aneddoti e curiosità.

Si partirà venerdì 9 febbraio con Nada e il progetto “Nadainpiena”: per l’artista toscana, la musica è un moto di cambiamento perpetuo, un divenire continuo alla ricerca di limiti da valicare.

Il mese successivo, venerdì 9 marzo, toccherà a Teresa De Sio con “Brigantessa”. Nata a Napoli, Teresa De Sio (stato mentale spericolato, stile musicale folk muscolare) è un’artista indipendente, un’innovatrice e una sperimentatrice.

Il terzo appuntamento è in programma venerdì 6 aprile, quando sarà la volta della cantautrice Cristina Donà in “Vent’anni di Tregua”.

Infine, per l’ultima data della rassegna, venerdì 18 maggio spazio a Patrizia Laquidara e al suo progetto intitolato “Funambola e altre storie”.

PAROLE AL VENTO – SECONDA EDIZIONE
SEDE: Cineteatro Astrolabio, via G. Mameli 8, 20852 Villasanta (MB).
INFO E PRENOTAZIONI: tel. 0362.325341; mail: info@controluce.com
INIZIO CONCERTI: ore 21.30
INGRESSO: intero 13 euro; ridotto 11 euro (residenti, studenti, over 65, titolari dell’AH-UM Card, gratuita all’indirizzo: http://www.ah-um.it/profiles-add/)
ABBONAMENTI: due concerti 18 euro, 4 concerti 32 euro.
DIREZIONE ARTISTICA: Antonio Ribatti
ON LINE: www.ah-um.it

Al Mudec: ”Frida Kahlo. Oltre il mito”

mostra_interna_frida
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Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” porta in Italia più di cento opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie.

Frutto di sei anni di studi e ricerche, ha l’obiettivo di delineare una nuova chiave di lettura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche semplificatrici.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo “Dolores Olmedo” di Città del Messico e dalla “Jacques and Natasha Gelman Collection”, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, insieme a prestiti di diversi musei internazionali che permetteranno di ammirare alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).

“Frida Kahlo. Oltre il mito” intende superare la visione semplicistica del lavoro dell’artista messicana, derivata dall’intreccio inestricabile tra la sua vita e la sua opera, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là dei limiti della sua biografia superando il mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

Afferma Diego Sileo, curatore della mostra, conservatore del PAC e storico dell’arte specializzato in arte contemporanea latinoamericana: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto perché – contrariamente a quanto appare – la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono infatti limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

Il percorso espositivo rivela come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e propone – attraverso fonti e documenti inediti ritrovati nel 2007 nell’archivio di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi, qui presenti per la prima volta, con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) – nuove chiavi di lettura della sua produzione.

I temi portanti della sua ispirazione artistica – come la ricerca costante della propria identità di donna e di artista, l’affermazione della “messicanità”, la sofferenza fisica, la sua leggendaria forma di resilienza – si riflettono nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa attraverso quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nelle due lunghe vetrine curve che si affacciano sulla nuvola centrale del MUDEC, in perfetto dialogo con la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito”, si snoda il percorso dedicato a “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, visitabile gratuitamente.

Carolina Orsini, conservatore delle Raccolte Extraeuropee del Museo, e Davide Domenici, antropologo specialista di archeologia e storia dell’America indigena, hanno allestito una mostra-approfondimento che esplora appunto l’archeologia messicana attraverso un racconto fatto di oggetti archeologici ed etnografici di area mesoamericana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC, in grado di dimostrare come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondamentali della pratica artistica dell’artista messicana.

Sculture azteche, figurine fittili teotihuacane e ceramiche del Messico occidentale costituirono infatti per Frida Kahlo un lessico al tempo stesso identitario ed estetico, un patrimonio di forme e significati che permise all’artista di esprimere quella “messicanità” che – come si nota nella parallela mostra “Oltre il mito” – costituì uno dei temi portanti della sua opera e di quella vera e propria performance artistica che fu la sua vita.
La mostra si articola in una serie di sezioni dedicate al ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria; al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera e alla loro riscoperta dell’estetica precolombiana; e alla “costruzione” dell’immagine di Frida Kahlo mediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.

INFO
SEDE ESPOSITIVA: MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)
DATE: Dal 1° febbraio al 3 giugno 2018
ORARI
Lun: 14.30_19.30 (Lunedì mattina aperto dalle 10.00 alle 14.30 SOLO per gruppi e scuole su prenotazione con ingresso ogni 15 minuti)
Mar, Mer, Ven, Dom: 9.30_19.30
Gio, Sab: 9.30_22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
BIGLIETTI Intero € 13 | Ridotto € 11
La mostra “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo” è visitabile gratuitamente.

Teatro Maciachini: Dracula – RockShadowOpera

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Dopo lo straordinario successo raccolto al suo debutto a Torino, lo spettacolo viene rappresentato nel nuovissimo TEATRO MACIACHINI in occasione della MILANO MUSIC WEEK, un’iniziativa interamente dedicata alla musica.
Dracula – RockShadowOpera, nuova produzione della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus, è uno spettacolo horror-pop, intenso e immaginifico, che racconta un Dracula contemporaneo e disincantato, sradicato dai suoi contesti abituali e catapultato nel Terzo Millennio, in un’esistenza comoda e routinaria – forse anche piacevole – che ne fa però un principe decaduto, che ha ormai tradito se stesso.

Un personaggio inquietante e complesso, che riprendendo l’estetica e l’immaginario perturbante del Nosferatu del 1922, caro ad André Breton e ai surrealisti, acquista una inedita ironia, impastando in un tutt’uno il testo di Rosa Mogliasso, le ombre di Controluce e la colonna sonora dei Perturbazione, che alle atmosfere “della carne, della morte e del diavolo” hanno dedicato 10 canzoni inedite, quasi un concept album ispirato al signore dei vampiri.

Sul palcoscenico, mentre i Perturbazione suonano dal vivo, Tommaso Cerasuolo – voce del gruppo – interpreta un esangue Conte Dracula, impegnato a resistere alle sollecitazioni di una giovanissima Lucy, interpretata dalla cantante e attrice Celeste Gugliandolo, che vorrebbe riportarlo a vestire i panni del “Principe delle Tenebre”.

I due protagonisti si muovono fra le ombre realizzate da Controluce, evocanti incubi oscuri, ossessioni, castelli gotici in rovina, stormi di pipistrelli e impalamenti, in un continuo oscillare tra presente e passato, realtà e mondo interiore, archetipi e nuove icone dell’immaginario collettivo.

Mille sono i richiami letterari ai classici della letteratura gotica (Walpole, Radcliffe, Lewis), alternati alle tante letture che il cinema ha dato del “mito”: dal Nosferatu di Murnau, capolavoro del cinema muto, all’intenso Dracula neovittoriano di Coppola, dai cult prodotti negli anni ’50 e ’60 dalla Hammer, alle atmosfere dark contemporanee del cinema di Tim Burton.

Un nuovo Dracula, calato nel mondo contemporaneo. Tommaso Cerasuolo, che è anche l’autore dei testi delle canzoni, è persuaso che tra la figura mitica del vampiro e la sua rappresentazione ci sia “uno spazio che racconta il presente. Lo stesso romanzo di Bram Stoker è un concentrato dei costumi e delle ossessioni dell’epoca vittoriana.

Allo stesso modo, ciascuno con la sua sensibilità, Murnau, Herzog, Coppola e molti altri registi hanno ritratto il principe delle tenebre sotto l’influenza del proprio tempo, creando opere e vampiri diversissimi. In effetti, Dracula è materiale estremamente plastico e malleabile, perché proprio di manipolazione si nutre il vampiro, che prima di aggredire le sue vittime, le isola, le aggira, le seduce. Ma se oggi fosse proprio lui, il Conte Dracula, la prima vittima dei suoi inganni?”

La scena è quasi ossessivamente dominata dal colore rosso, che pulsa, avvampa, si incendia intorno alla vicenda dei personaggi, attraverso un uso delle luci che propone un’atmosfera da concerto rock più che da spettacolo teatrale.