Giovanna Marini ospite allo Spazio NO’HMA Teresa Pomodoro

Per il ciclo di incontri dal titolo Ritratti d’autore lo Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro ospiterà domenica 22 Aprile, alle ore 17, a conclusione dello stesso, una grande donna, Giovanna Marini, indiscussa protagonista del genere etno-musicale italiano.

L’incontro, ideato e diretto da Charlie Owens, ci offrirà il privilegio di partecipare, attraverso i suoi racconti, le sue musiche, le sue canzoni, di un ritratto inedito di una donna che firma davvero “il mutamento”.

Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro
Via Andrea Orcagna 2, Milano
ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti
è consigliabile prenotare tramite telefono o via mail
0245485085/ 0226688369 – nohma@nohma.itwww.nohma.it

IL LAGO DEI CIGNI al Teatro delle Muse

Tutto esaurito al Teatro delle Muse il 21 e 22 aprile (ore 20.30 il 21 aprile e alle ore 16.00 il 22 aprile) Il Balletto Accademico di Stato di San Pietroburgo, fondato da Leonid Jacbson, che si esibirà ne Il Lago dei Cigni, musica di Piotr Iľjič Čajkovskij e coreografie Marius Petipa e Lev Ivanov con la partecipazione della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta dal Maestro Mikhail Gertz.

I cast di danzatori, per quanto riguarda i solisti saranno due, uno si esibirà il sabato e l’altro nella seconda replica.

I solisti del cast di sabato 21 aprile sono: Artem Pyhacov, Principe Siegfried, Svetlana Smirnova, Odette/Odille, Maksim Tkačenko, Rothbart, Vladimir Dorohin, Il Giullare.

Domenica 22 aprile i ballerini solisti sono: Ivan Zajcev, Principe Siegfried, Alla Bočarova, Odette/Odille, Il’Ja Osipov, Rothbart, Vladimir Dorohin, Il Giullare.

Il lago dei cigni è stata nel 1877 la prima partitura di balletto scritta da un compositore sinfonico Piotr Iľjič Čajkovskij. Un salto qualitativo per il genere anche se è con la revisione della coreografia originale di Marius Petipa e Lev Ivanov nel 1895 che questo balletto diventa sinonimo della grande scuola russa e del balletto classico. Il lago dei cigni è basato su racconti tradizionali russi e la versione di Petipa riflette la perfezione etera della coreografia che esalta la bellezza del movimento, la fantasie e la magia di un classico indiscutibile. Considerato uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo Il lago dei cigni, fu rappresentato per la prima volta al Teatro Bolshoi di Mosca il 20 febbraio 1877, con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger. Di quest’opera si sono succeduti, nel tempo, moltissimi diversi allestimenti, sebbene la maggior parte delle compagnie basi la propria messa in scena sul revival di Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Imperiale, presentato la prima volta il 15 gennaio 1895 al Teatro Imperiale Mariinskij a San Pietroburgo. Il libretto è basato su un’antica fiaba tedesca, Der geraubte Schleier (Il velo rubato) e la vicenda è costruita attorno all’amore tra il principe Siegfried e la bella Odette, costretta da un incantesimo a trasformarsi in cigno ogni giorno al sorgere del sole. Il giovane, dopo averle promesso amore eterno, viene irretito da Odile, figlia di Rothbart, il malvagio stregone che ha reso vittima del tremendo maleficio la protagonista della storia, e pare per un attimo tradire il giuramento fatto all’amata. La trappola ordita per lui dall’affascinante cigno nero, tuttavia, non potrà nulla di fronte al vero amore e la storia si concluderà con il trionfo dei buoni sui cattivi. Ancora una volta il Balletto Accademico di Stato di San Pietroburgo propone un capolavoro immortale, che unisce un’eccellente tecnica ad un’emozionante capacità espressiva

Info: 071.52525 biglietteria@teatrodellemuse.org, www.teatrodellemuse.org

 

QUESTI FANTASMI!

Al Teatro Manzoni dal 27 marzo al 22 aprile (chiusura per le festività pasquali dal 5 all’11 aprile).

Biglietto:  poltronissima € 30,00  –  poltrona € 20,00

Orari:  feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30

Note e trama della commedia:

“Questi Fantasmi!” è una delle commedie di Eduardo De Filippo che più ha saputo raccogliere un eccezionale successo di pubblico. La ragione di tale successo va ricercata, probabilmente, nella sua caratteristica principale: una commedia comica, ma al tempo stesso amara.

In un appartamento di un palazzo secentesco vengono ad abitare Pasquale Lojacono e la giovane moglie Maria. All’insaputa di Maria, Pasquale ha un accordo con il proprietario, per cui, in cambio dell’alloggio, dovrà sfatare le dicerie sull’esistenza di fantasmi nella casa. Suggestionato dai racconti del portiere, Pasquale si imbatte in Alfredo, amante della moglie, e lo scambia per un fantasma. Con il suo dirimpettaio, il professor Santanna, silenzioso e invisibile testimone di ciò che accade in casa, intrattiene intanto lunghi monologhi. I regali di Alfredo consentono alla coppia un certo benesssere e Pasquale, sentendosi beneficiato dal fantasma, non si pone troppe domande. Non sopportando più l’equivoca connivenza dimostrata dal marito Maria decide di fuggire con Alfredo, ma i suoi familiari si recano da Pasquale per denunciare l’adulterio e vengono a loro volta scambiati per fantasmi. Alfredo torna con la moglie e Pasquale, senza donazioni, è in difficoltà: quando reincontra Alfredo, desideroso di riabbracciare Maria, lo riconosce come “fantasma” e gli rivela il suo amore per la moglie e la pena di non poterle assicurare una vita dignitosa. Alfredo, commosso da quelle parole, sta al gioco e regala a Pasquale il denaro desiderato.

Note di regia di Carlo Giuffrè – La commedia dell’ambiguità

Dopo: “La fortuna con la effe maiuscola” (scritta con A. Curcio), “Napoli milionaria” “Non ti pago” “Natale in casa Cupiello” “Le voci di dentro” “Il sindaco del rione Sanità”, metto  in scena   un’altra  grande commedia di  Eduardo: “Questi  fantasmi!”  che  è un lavoro teatrale, come dice la Di Franco, costruito molto abilmente sull’ambiguità, non lascia mai capire chiaramente se Pasquale Lojacono per raggiungere il  suo  scopo agisce in buona fede o in malafede. In questa  ambiguità  alcuni  critici hanno  identificato l’influenza del relativismo pirandelliano. Con questa commedia Eduardo approfondisce un tema fra i più ricorrenti nella sua drammaturgia: l’illusione, il  desiderio che  gli  uomini hanno  di  credere in  qualcosa di irragionevole, di irraggiungibile, ma che rende felici, perlomeno sereni. Pasquale Lojacono diventa il simbolo dell’uomo che, pur  essendo consapevole delle brutture della realtà, vuole trasformare i fantasmi cattivi in buoni, perché vuole avere fiducia in un avvenire diverso, in un mondo migliore. Che grandi commedie, che gioia recitarle, che grande piacere ascoltarle.