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giovedì, Agosto 13, 2026

Quale idea di insegnante, quale progetto di scuola?

L’11 febbraio, presso l’Aula Foscolo dell’Università di Pavia (Palazzo Centrale Strada Nuova, 65), si terrà  il convegno Quale idea d’insegnante, quale progetto di scuola? dedicato ai percorsi di formazione iniziale degli insegnanti per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, così come definiti dalla normativa recente.

L’anno accademico 2025-2026 segnerà l’avvio della terza edizione di tali percorsi, istituiti dal DPCM del 4 agosto 2023. Il convegno sarà l’occasione per fare il punto su questi percorsi e più in generale sul tema della formazione degli insegnanti, partendo dall’esperienza maturata presso l’Università di Pavia, illustrata dai docenti coinvolti nella progettazione e nell’organizzazione delle attività formative.

L’evento verrà aperto dai saluti del magnifico rettore Alessandro Reali, della prorettrice alla Didattica Enrica Calleri, della dirigente dell’Area Didattica e Servizi agli studenti Maria Spoldi, del direttore generale USR Lombardia Luciana Volta e del dirigente UST Pavia Yuri Coppi, ed è organizzato dal Centro multidisciplinare d’Ateneo per la formazione degli insegnanti, guidato da Angela Romagnoli e istituito ai sensi del DPCM 4 agosto 2023, allo scopo di progettare, gestire e coordinare le iniziative di formazione docente promosse da UniPv.

A conclusione della seconda edizione e in attesa della terza – spiega coordinatore per la formazione degli insegnanti di UNIPV Matteo Morandi –, d’accordo con tutti i direttori responsabili dei diversi Percorsi attivati (ben 18 su due sedi, Pavia e Cremona), abbiamo giudicato opportuno riflettere pubblicamente su un tema importante come quello della formazione iniziale dei docenti di scuola secondaria, che vede protagonista da ormai quasi trent’anni la nostra Università, prima con la Silsis (Scuola interuniversitaria lombarda di specializzazione all’insegnamento secondario), poi con i Tfa (Tirocini formativi attivi) e i Pas (Percorsi abilitanti speciali), infine col PF24 (Percorso formativo 24 cfu)”.

Sigle diverse, che gli addetti ai lavori ben conoscono e che hanno caratterizzato da più di un quarto di secolo la storia della scuola e dell’Università, non solo a Pavia. In sede locale, l’impegno progettuale e didattico dell’Ateneo ha portato all’elaborazione di un ‘modello’ di osservazione della quotidianità scolastica, che la relazione di Monica Ferrari ricostruirà nel dettaglio, alla luce della tradizione pedagogica pavese.

Ma sarà soprattutto sul presente, ancora incerto sul piano normativo e, proprio per questo, arduo su quello organizzativo, che si concentrerà la tavola rotonda della mattinata, affidata ai direttori dei Percorsi e presieduta da Morandi.

“Tre in particolare –
 prosegue quest’ultimo – saranno le questioni sulle quali ci soffermeremo: la progettazione (e costante, eventuale, ripensamento) dell’offerta formativa, il profilo d’insegnante atteso e l’idea d’insegnamento veicolata, ancorandoci, laddove presente, alla tradizione di studi didattici espressa dalla ricerca pavese”.

Nel primo pomeriggio sarà la volta dei delegati alla formazione docente degli Atenei lombardi, che, coordinati da Daniele Sabaino, già coordinatore del Centro multidisciplinare pavese e delegato per la formazione degl’insegnanti, presenteranno la situazione regionale, senza dimenticare i punti di forza, ma anche le criticità fin qui emerse.

La giornata si concluderà con la voce dei tutor coordinatori, figure di raccordo tra scuola e università in quanto professori distaccati in servizio presso il Centro, incaricati di guidare il tirocinio diretto e indiretto dei corsisti. Sollecitati dagli stimoli offerti da Donatella Savio, essi ragioneranno appunto del loro particolare ruolo formativo, magari riallacciandosi idealmente alla Silsis, di cui alcuni di loro sono stati studenti, o al Tfa, per il quale hanno talora ricoperto incarichi analoghi.
Una bella occasione per ripensare alle funzioni dell’Università e alle sue responsabilità sociali – spiega Morandi –, in termini di ricerca, didattica e ricaduta sul territorio”.

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Davide Falco

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