Disturbi dell’immagine corporea nell’adolescenza, intervista alla Dott.ssa Psicanalista Adelia Lucattini.
Disregolazione emotiva nei Disturbi dell’Immagine Corporea, quale approccio strutturale è possibile utilizzare con i pazienti attraverso la psicoanalisi? Quali le possibilità terapeutiche?
Recentemente abbiamo assistito ad una importante dichiarazione degli esperti della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare: “Valorizzare la body positivity e condannare il body shaming è sacrosanto se intesi come ‘inclusività’ e guerra alla discriminazione del ‘diverso’, del non allineato ai canoni estetici mainstream. Ma per nessuna ragione dobbiamo far passare il messaggio che l’obesità vada considerata come una condizione ‘normale’, addirittura alternativa alla magrezza eccessiva o al normopeso. In questo campo ‘uno non è uguale a uno’
Dott.ssa Lucattini, quando si può parlare di disturbi dell’immagine corporea?
È un movimento sociale incentrato sull’accettazione del proprio corpo e del corpo di altri indipendentemente da dimensioni, forma, tonalità della pelle, sesso e abilità/disabilità fisiche, contestando alcuni standard e prototipi di bellezza come sovrastruttura sociale che condiziona e mette a disagio chi si discosta dagli standard contemporanei e sociali. Il movimento porta avanti e sostiene che le persone non debbano vergognarsi del proprio l’aspetto e del proprio corpo inteso sia nel suo insieme, che per alcune caratteristiche specifiche.
È iniziato con i primi movimenti femministi intorno al 1850, il movimento vittoriano di riforma dell’abbigliamento mirava a porre fine alla tendenza delle donne a modificare il proprio corpo attraverso l’uso di corsetti e stringhe per adattarsi allo standard sociale di un girovita minuscolo.
Attualmente il movimento mira a cambiare la percezione sociale e individuale del peso, delle dimensioni e dell’aspetto per accettare maggiormente tutti i corpi, indipendentemente dalle loro diverse caratteristiche. Poiché, la percezione che ognuno ha del proprio corpo può influenzare notevolmente la salute mentale e il benessere generale in particolare negli adolescenti, i sostenitori si concentrano più sulla funzionalità e la salute del corpo, anziché sul suo aspetto esteriore.
Dott.ssa Lucattini, negli anni ‘80 e ‘90 c’era una spinta verso l’anoressia, adesso il rischio è una legittimazione della bulimia, cosa può dirci a riguardo?
La body positivity combatte il fenomeno pericoloso del body shaming, ovvero il fatto di deridere qualcuno per il suo aspetto fisico, soprattutto online e sui Social. Il body shaming è un ciclone di commenti offensivi, sarcastici e velenosi, su chi si mostra “troppo grasso”, “troppo magro” o semplicemente ha un corpo che non corrisponde ai parametri imposti dalla società. È una delle piaghe sociali del nuovo millennio che può colpire chiunque che a partire da persone esposte per ragioni professionali (cantanti, attrici, giornaliste), si è molto diffusa anche tra i preadolescenti e gli adolescenti.Di fatto, però attualmente, ci troviamo di fronte ad alcuni fraintendimenti delle finalità del movimento della body positivity che arrivano a sostenere stili di vita non salutari, ad esempio il sovrappeso patologico, le malattie dermatologiche come gravi forme di acne che necessitano di cure specialistiche o incoraggiano la “trasandatezza”, che può essere espressione di un sintomo depressivo, ma che in questo modo, non viene intercettato e correttamente interpretato.
Per quanto riguarda in particolare, l’obesità, quale tipo di intervento psicologico consiglia?
Mai dimenticare quanto sia attuale la massima di Giovenale “Mens sana in corpore sano”. Un buon equilibrio psicologico permette di occuparsi della propria salute fisica, quindi, di fare tutto ciò che è necessario per mantenersi in forma e star bene: una buona alimentazione, attività fisica quotidiana, evitare uso di alcol e di sostanze, prendersi cura del proprio corpo attraverso gli screening di prevenzione, avere una buona vita sessuale e rapporti protetti.
Ugualmente, una buona condizione fisica non crea disagio nella vita quotidiana. Un disordine alimentare che porti ad un’obesità provoca un profondo malessere anche se il cibo è vissuto come una consolazione nei momenti di solitudine.
Se l’ambiente in cui viviamo è caratterizzato dal culto della buona tavola e del buon cibo, però non bisogna abusarne. Può essere rischioso scambiare la body positivity con un inno all’obesità. D’altro canto, persone che abbiano delle patologie che modificano il loro metabolismo o che necessitino di terapie che ne aumentano il peso corporeo, non devono essere stigmatizzate o isolate ma comprese e aiutate da tutti coloro che li circondano.
È sempre difficile convivere con un eccessivo aumento di peso, per questo ricorrere ad uno psicoanalista è sempre consigliabile. Stare bene, migliorarsi e cercare di essere felici è un diritto, e ognuno deve essere messo in condizione di poterlo esercitare anche ricorrendo a un sostegno psicologico nei momenti di difficoltà.
Intervista a cura di Marialuisa Roscino.
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