Gianni Sibilla – Direttore master in comunicazione Musicale –

Gianni Sibilla

Il MASTER IN COMUNICAZIONE MUSICALE dell’Università Cattolica di Milano, giunto alla 14^ edizione, anche quest’anno ha deciso di assegnare due borse di studio parziali (che copriranno il 50% della retta) per i primi due candidati della graduatoria. Il Master di I° livello è il primo corso universitario post-laurea dedicato al mondo dell’industria della musica e dei media, con docenti universitari, artisti – su tutti Cristiano Godano e Omar Pedrini – e operatori del settore che salgono in cattedra per formare a 360° i professionisti della musica di domani. È rivolto a laureati di tutte le facoltà e/o diplomati in Conservatorio, specificatamente dedicato all’industria della musica pop e al suo rapporto con il mondo della comunicazione.

Intervista a Gianni Sibilla, direttore del MASTER IN COMUNICAZIONE MUSICALE – Università Cattolica Milano

In 14 anni il mondo della musica, dello spettacolo è cambiato. C’è qualcosa in particolare invece che è rimasto invariato nel master?

“La struttura del master è sostanzialmente la stessa: lezioni, laboratori, incontri con operatori, stage. Anche il nucleo di docenti -stimati professionisti che sanno spiegare il loro lavoro, oltre che farlo – è rimasto più o meno lo stesso, con qualche variazione. Cambiano e si aggiornano i contenuti dei singoli corsi, ovviamente: da diversi anno c’è una sempre maggiore attenzione al digitale, all’evoluzione del mercato, al rapporto tra social media, musica e marketing. Cambiano anche gli ospiti, perché cerchiamo di raccontare una realtà in continua evoluzione come la musica”.

Chi sono gli iscritti al master  Più uomini, donne, giovanissimi (post laurea) o anche dei trentenni ?

“E’ un Master di primo livello, quindi tendenzialmente rivolto a neolaureati, provenienti soprattutto da facoltà umanistiche, visto che ci occupiamo di musica dal punto di vista della comunicazione. Ma il minimo comun denominatore è appunto la passione per la musica. Abbiamo avuto studenti provenienti anche da facoltà apparentemente lontane come scienze biologiche, o da altre più affini come Economia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, etc. La composizione della classe varia ogni anno e spesso ci sono trentenni che decidono che la musica è la vera passione, e vogliono provare in questo campo, dopo avere lavorato in altri settori”.

Chi saranno gli ospiti di questa edizione?

“I nostri soliti docenti, tra cui anche musicisti (rivolgo un augurio particolare a Omar Pedrini, nostro pilastro, appena operati: ti rivogliamo presto in aula, oltre che sul palco!). Da qualche tempo nostri ex studenti, ora stimati professionisti a loro volta, salgono in cattedra a raccontare la loro esperienza”

I social network, i blog o altre attività “fai da te” non stanno –rovinando- il mondo della comunicazione professionale ?

“No, lo stanno solo cambiando, non peggiorando. I social network e i blog sono solo apparentemente “fai da te”. Bisogna saperli usare in maniera professionale, a certi livelli, e questo vale anche e soprattutto per l’ambiente musicale. Spesso i nostri studenti lavorano proprio in questo ambito: la gestione della comunicazione digitale della musica”.
Quali sono i progetti del corso di quest’anno ?

“Corsi, laboratori e stage, come dicevo prima. Poi progetti specifici – organizzazione di eventi piuttosto che produzione di video – vengono decisi e organizzati dai singoli docenti nei loro corsi, strada facendo. L’anno prossimo il Master fa 15 anni: chissà che non si organizzi qualcosa al proposito, coinvolgendo studenti attuali e passati…”
Si parla di crisi del lavoro, crisi di speranze, poca voglia di studiare… Il master negli anni ha diminuito/aggiunto partecipanti o è un numero costante ?  

“Il numero è più o meno costante sulle 25-27 attuali. Abbiamo molte più richieste, in realtà: anche quest’anno abbiamo avuto una settantina di domande. E anche a livello di stage non abbiamo problemi a piazzare i nostri studenti. Ma classi più grosse permetterebbero una formazione meno efficace, sia in aula che nel placement. Quindi va bene così”.