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martedì, Giugno 9, 2026

Il Salento

Si avvicina il periodo  delle vacanze estive e fra i vari programmi da scegliere c’è anche la Puglia, una regione che nello scorso anno ha registrato in controtendenza delle altre un sensibile aumento  di turisti in particolare quello internazionale con un +5% negli arrivi e  un  +7% nelle presenze, secondo l’assessore Silvio Godelli.

 Fra le varie zone dove sono numerosi i vari appuntamenti per soddisfare qualsiasi esigenza sportiva, culturale, folcloristica citiamo il Salento conosciuto anche come penisola salentina per quel lembo di terra della Puglia tra il mare Ionio e il mare Adriatico: si tratta di un  tavolato  calcareo e aridissimo la cui altitudine si aggira sui 130 mq. sopra il livello del mare.

In certi luoghi  per la diffusione dei fenomeni carsici  si presentano manifestazioni imponenti anche  nel resto della Puglia  come a  Castellana con parecchi chilometri per le famose grotte note in tutto il mondo. Anche  qui le coste sono alte e dirupate dove spesso si aprono grotte di origine carsica o dovute ad erosione marina e malgrado la sua esposizione posizione geografica con i venti orientali e meridionali e la scarsità di rilievi  gode di un clima mediterraneo. Nei mesi estivi le giornate, quasi sempre,  godono ininterrottamente per tutta la stagione di bel tempo ed asciutto  mentre l’autunno e l’inverno sono interessati da periodi piovosi e sereni e relativamente freddi: si può dire, salvo le alture del Gargano, è una delle Regioni meno piovose d’Italia.

La risorsa principale è l’agricoltura per l’ampiezza delle aree coltivabili dove si seminano pomodori, piselli, carciofi, cavoli, insalata, cocomeri, patate. Modesto è l’allevamento dei caprini e ovini. Buono è il contributo della pesca marittima nonché l’allevamento dei molluschi nell’area di Taranto. La regione malgrado la particolarità del clima e del suolo ha un’alta densità di popolazione che vive prevalentemente nei centri abitati.

Fra le attività industriali citiamo l’impianto siderurgico di Taranto e alcuni stabilimenti meccanici e elettromeccanici sempre a Taranto e Brindisi, chimici a  Barletta, Brindisi e manifattura dei tabacchi a Lecce. Particolare riguardo è rivolto al settore turismo malgrado la particolare situazione economica del Paese: molti agriturismi sono cresciuti in questi ultimi anni che hanno goduto preferenze da parte dei vacanzieri soprattutto per l’offerta dei cibi della natura. Pure alberghi e ristoranti offrono prodotti locali preferiti dai turisti.

Per quanto riguarda le spiagge, nel Salento è consigliabile regolarsi in base ai venti perché può succedere a seconda della parte che soffia, data la conformità pianeggiante della zona  con i mari aperti, sia ad est come a ovest, in alcuni punti  si può trovare un mare incantevole mentre nello stesso giorno a pochi chilometri se soffia lo scirocco ci sia tempesta su una spiaggia.

Non solo spiagge, ma suggeriamo qualche visita in questo territorio salentino che soddisfa le necessità e le curiosità di ogni turista.

 

ARADEO – Una località con circa 10.000 abitanti dove da uliveti e vigneti si ottengono ottimi olii e vini. Molto sviluppato è l’associazionismo nelle varie branchie. Da visitare la Chiesa di S.Agata, di S.  Nicola di Mayra e la Colonna di S. Giovanni. Una  citazione merità anche lo sport e in particolare il Centro CONI per l’addestramento al Karatè e altre discipline orientali diretto da Tommaso Lubertii, 5° Dan presso la palestra  dell’agriturismo San Trifone. Un importante appuntamento è il Carnevale Aradeino che richiama numerosi abitanti della zona con la sfilata di carri allegorici (alcuni giganteschi) con personaggi in cartapesta i cui movimenti sono mossi da motori. Ovviamente si tratta di una grande festa per le vie del centro con gruppi e musiche folcloristiche.  

NARDO’ – Città antica nata nel 3559 e sottoposta a varie dominazioni e rivoluzioni conserva vari misteri dove si nota sul Castello due stemmi, quello del Personè che raffigura due putti  in lotta  sopra Mercurio e quello degli Acquaviva con due leoni dorati simbolo di forza ad indicare la ricchezza mentre su tutte le chiese troneggia un altro stemma, quello del vescovo Sanfelice con tre pecorelle in alto e tre in basso per sottolineare l’umiltà e la povertà.  Nello  stemma civico campeggia il toro, dio sole adorato dagli Egizi, e la leggenda racconta che quell’animale trovò l’acqua scavando la terra con uno zoccolo.

La città con oltre 30.000 abitanti è il maggior centro della provincia e nelle strette stradine  si incontrano  palazzi storici e diverse chiese; nel breve circuito e citiamo quella di San Giuseppe, di San Domenico massimo esempio di barocco leccese, San Trifone realizzata in onore del martire che liberò i campi neretini da una invasione di bruchi, con al centro della piazza la Guglia dell’Immacolata alta 19 metri eretta nel 1769 come ringraziamento di uno scampato terremoto, la Cattedrale del 1800 con gli affreschi di Maccari e il Cristo Nero, la chiesa del Carmine, quella di San Giuseppe e la splendida cripta di Sant’Antonio di Padova (fine ‘400) nel quartiere occupato dagli ebrei detto la Giudecca e conserva una statua di S. Stefano da Putignano.

GROTTE DI CASTELLANA – Si tratta di cavità carsiche formatesi in seguito all’azione di un fiume sotterraneo che ha scavato oltre 100 milioni di anni fa  tra le rocce calcaree  depositate in strati di varie spessore e formati da antichi sedimenti marini fossili che si sono determinati in seguito al lento accumulo di gusci di conchiglie, molluschi e alghe  calcaree. Fu nel 1958 che il geologo Franco Anelli recatosi sull’orlo della Grave scoprì l’ingresso di una galleria che in seguito lo portò all’interno del favoloso complesso speleologico. Da notare che i vari anfratti sino allora si pensava che fossero solo deposito senza fine per la discarica delle vinacce. Invece all’interno Anelli si meravigliò  per la grande quantità di formazioni stalattitiche e stalagmitiche che compongono impareggiabili scenari. In seguito nelle gallerie, situate in media a circa 70 metri di profondità, per consentire l’accesso al pubblico di ammirare le tante bellezze furono sistemati, senza alterare l’ambiente, dei camminamenti con un due itinerari: uno completo di circa 3 chilometri e l’altro di uno ed entrambi iniziano dal fondo della grave per una grande scalinata (risalita in ascensore) dove si trova il Gruppo dei Ciclopi. Lungo il percorso si tocca la Grotta nera,  quella dei Monumenti, della Civetta, le caverne dell’Altare e del Precipizio, ed altro,  sino a giungere alla famosa Grotta Bianca, un piccolo bacino un tempo ricolmo di acque di stillicidio che mostra una gemmatura di  cristalli che ricopre il fondo e le pareti. Di fronte due alte imponenti colonne sembrano sorreggere la volta attorniate da bianche stalattiti  di concrezioni coralloidi.

Nel corso della visita si notano singolari concrezioni che i primi scopritori hanno riconosciuto forme e aspetto del mondo esterno come la Lupa romana, il Cammello, i Cactus, la Coppa di Champagne, il Duomo di Milano, ecc.

GIURDIGNANO – Fra le innumerevoli  feste e sagre che si svolgono nel Salento segnaliamo le “Tavole di San Giuseppe”, una cerimonia che ha origini medioevali quando i nobili ricchi offrivano delle ottime pietanze ai bisognosi. L’appuntamento si ripete ogni anno  al 19 marzo, festa di San Giuseppe e ciascun devoto prepara a casa tavole ricche di pietanze curate nei minimi dettagli ed imbandite con i prodotti della terra e i piatti tipici della tradizione e in particolare un grosso pane di forma circolare e vuoto al centro che riproduce sulla crosta tre simboli che simboleggiano Gesù Bambino, il rosario la Vergine Maria e il bastone di San Giuseppe. Le tavole sono dei veri e propri altarini che i devoti pregano all’interno delle proprie abitazioni da Otranto , Uggano La Chiesa, Mnervino di Lecce mentre a Giurdignano nella piazza centrale ne viene allestita un lunghissima dove si svolge una sagra popolare in onore del Santo: si usa la tovaglia più bella e ricamata, fiori e ornamenti con il cibo in esposizione. Il pranzo inizia con l’assaggio della pietanza dato dal bastone di San Giuseppe per cui gli astanti proseguiranno nelle degustazioni interrotte dalle preghiere.

Le pietanze che si succedono sono composte da lampascioni, vermiceddhri, bucatini al  miele e con mollica di pane fritta, ceci bolliti in “pignata”, cavoli lessi con olio dì oliva, il pesce fritto, lo stoccafisso al sugo e cipolle, le pittule e i “frutti” al miele, il finocchio. La bevanda è il vino. Ovviamente tutto questo cibo viene preparato il giorno precedente al rito.

 MENHIR E DOLMEN – Per gli appassionati della cultura vale la pena di fare un salto nel parco della preistoria più grande d’Europa illuminato  di sera per scoprire i menhir e i dolmen che sono  sparsi in tutta la Puglia (79 menhir e 23 dolmen). Si tratta di pietre  antichissime alte 80 centimetri e possono raggiungere i cinque metri. Non è ancora certo se servissero come altari, tombe,  luoghi di cerimonie magiche, epicentri magicotellurici o soltanto simboli che propiziavano la fecondità. Conficcati nel terreno, seguirebbero un certo ordine prestabilito. Le teorie più accreditate fanno parlare di osservatori astronomici che avrebbero avuto lo scopo di fungere da aste delle meridiane, necessarie per registrare movimenti, tempi e fasi astrali e verificare cicli propizi per le varie iniziative degli uomini.

Per i dolmen, tombe costituite da pietre infisse nel suolo che sostengono un lastrone orizzontale, ricoperto da tumulo, forse furono realizzati in epoca successiva si ritiene  per uso. funerario o di altare sacrificale. Secondo un’altra teoria, i dolmen e i menhir avevano una funzione propiziatoria della fertilità. Del resto, non è da escludere che gli stessi monumenti megalitici, in tempi differenti, abbiano assolto le varie funzioni. Una  teoria dei dolmen è che fosse luogo sacrificale dove era fatto scolare il sangue della vittima.

Carlo Torriani

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Davide Falco

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