Radio Italia: 30 anni consecutivi di dirette da Sanremo

Foto 1 Volanti Vercio Danna
Foto 1 Volanti Vercio Danna

Radio Italia si prepara a festeggiare il traguardo dei 30 anni consecutivi di dirette da Sanremo! Dal 6 al 10 Febbraio trasmetterà in contemporanea radio e video da “Fuori Sanremo by Lancôme”, location allestita presso il Grand Hotel De Londres, per seguire la 68ma edizione Festival della Canzone Italiana, la più importante kermesse canora nazionale.

Gli studi sono stati inaugurati Domenica 4 Febbraio con un esclusivo party, in collaborazione con Real Time e realtime.it e Vanity Fair, che ha visto la presenza di tutti i protagonisti del Festival 2018. Presente anche il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri che ha riconosciuto a Mario Volanti un’onoreficenza della Città di Sanremo per i suoi 30 anni di dirette radiofoniche per il Festival.

Mario Volanti, Editore e Presidente Radio Italia: “E’ con grande soddisfazione che raggiungiamo quest’anno il traguardo di trent’anni di dirette dal Festival di Sanremo. La prima trasmissione fu nel 1988: eravamo all’Hotel Lolli, le tecnologie a disposizione erano quelle di 30 anni fa: sembra semplice oggi fare un collegamento, ma allora era veramente qualcosa di complicato.

Aver tagliato questo ulteriore traguardo è sicuramente emozionante e ci fa guardare indietro con orgoglio, pensando a tutta la strada che è stata percorsa in tutti questi anni. Grazie a chi ha fatto il primo collegamento e grazie a chi è al lavoro per seguire quest’ultima edizione del Festival: un evento che celebra la musica italiana e che è nel DNA di Radio Italia”.

Emma: “Mi ero innamorata di una persona che non esiste”

«Era tutto nella mia testa: mi sono innamorata di un’idea che mi ero costruita da sola. Lui non c’entra, lui non è niente».
Il 2012 è stato l’anno di Emma, nel bene e nel male. A Sanremo la vittoria, ad Amici il coinvolgimento, suo malgrado, in un gossip in diretta tv: la storia tra il ballerino Stefano De Martino, all’epoca suo fidanzato, e Belén Rodriguez. «Mi hanno offerto anche un sacco di soldi per parlare, ma non ne ho proprio voluto sapere». E se parla oggi, intervistata da Concita De Gregorio per Vanity Fair, che le dedica la copertina del numero in edicola dal 13 giugno, non lo fa per commentare un tradimento come tanti: «Lui non c’entra, poveretto. Ha fatto una cosa che farebbero milioni di persone, è come gli altri milioni, uguale. Non c’entra nemmeno lei, figuriamoci. È simpatica, è bella, fa i balletti, sta senza mutande: fa bene, è il suo lavoro. Non m’interessa per niente sapere se è tutto orchestrato o se è vero, spero che sia vero ma chissenefrega». Quello di cui Emma vuole parlare è lo sbaglio di avere messo la sua vita nelle mani di uno che alla più classica delle domande tra innamorati – mi ami? – non reagiva da innamorato: «Lui niente, lui non parla, lui c’era e basta». E allora: «Il problema sono io. Ero io. Com’è che mi sono messa a disposizione di uno così, consegnata mani e piedi? Io che dicevo, dopo il tumore (all’utero, operato 5 anni fa, ndr), alle ragazze: il problema nella vita non è un fidanzato stronzo, il problema è vivere, farcela, tenere la testa alta, resistere, andare avanti… Avevo in mente l’idea di una persona che non esiste. Si vede che dovevo passare anche da lì, diventare grande… È stato doloroso, questo mese e mezzo, ma utile. Ho passato dei momenti tremendi. Quelli in cui torni a casa la sera e dici: e ora? Ora per chi stiro, per chi cucino? Ma come è stato possibile, ma sarà stata colpa mia? Cos’è che non ho fatto bene, cosa mi manca? Ero troppo, troppo poco? E poi pensi ma non ha capito niente di me, ma non ho capito niente di lui. Poi un giorno, all’improvviso, è tutto chiaro».
Nell’intervista a Vanity Fair Emma – che il 10 luglio parte con il suo tour estivo – parla anche del rapporto con Maria De Filippi, di un progetto per i terremotati per l’Emilia, e del sogno di maternità dopo il tumore.

Mina direttore artistico di Sanremo?

MASSIMILIANO PANI A VANITY FAIR:
“MINA DIRETTORE ARTISTICO DI SANREMO?
SE LE DESSERO CARTA BIANCA ACCETTEREBBE”

 
«Sono e resterò sempre il figlio di Mina. E mi sta bene così, sono sereno: non arriverò mai al suo livello, non c’è confronto». Massimiliano Pani, figlio di Mina e dell’attore di teatro Corrado Pani è compositore, produttore discografico e presentatore tv. Affianca Antonella Clerici in “È stato solo un flirt”, varietà del sabato sera su Raiuno, e si racconta a Vanity Fair, sul numero in edicola il 25 aprile. Con sua madre non avete mai pensato di fare un duetto con cantanti usciti dai Talent come Amici e X Factor? Tipo Alessandra Amoroso, Emma, Valerio Scanu? «No. Sono bravi, ma in Italia di gente così ce n’è tanta. Il problema è avere qualcosa da dire, cantare bene non basta. Non a caso gli unici giovani di vero talento emersi negli ultimi anni, Tiziano Ferro e Negramaro, non vengono da un talent e hanno un loro mondo da raccontare. Gli altri puntano tutto sulla forza della performance». È vero che ricevete più di tremila canzoni l’anno da autori sconosciuti? Le ascoltate tutte? «Mia madre sì, ogni giorno. Ed è un lavoraccio, ma c’è tanto materiale interessante, ed è un peccato che sia tutto per una sola artista. Infatti sto cercando di fare una selezione di autori a cui trovare nuovi sbocchi». Gianmarco Mazzi non è più il direttore artistico del Festival di Sanremo, e la Rai non ha ancora nominato il sostituto: lei lo farebbe? «Io sono un musicista: se mi chiedessero di avere anche un ruolo più politico, non sarei la persona giusta. Se però devo soltanto selezionare le canzoni migliori, volentieri». Insieme a sua madre? «Meglio lei, allora, che è molto più autorevole di me. Se glielo chiedessero, e le dessero carta bianca, credo che accetterebbe». Il suo sogno? «Un album di Mina con una star internazionale come Madonna. Insieme potrebbero fare un disco di ballad morbide, sorprenderebbero chiunque, anche i giovanissimi». Quindi manderà un’email a Madonna? «Prima bisogna convincere mia mamma: la cosa più difficile è sempre quella». Nell’attesa, a che cosa sta lavorando? «Al nuovo disco di Mina, che stavolta sarà di cover». Milanese di nascita, mamma cremonese: ha mai avuto tentazioni leghiste? «Mai. Se dovessi votare oggi, non avrei dubbi: Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo».

Rosy Mauro: il suo primo amore proibito

«Noi eravamo in ritiro, lei partecipava a una riunione di partito. Quando l’ho saputo, l’ho cercata. L’avevo ancora negli occhi quando, ragazzina, andava a prendere l’acqua alla fontana». Giuseppe Palaia, medico sportivo del Lecce, racconta a Vanity Fair in edicola oggi, il suo incontro con Rosy Mauro, due anni fa, a Forlì. «Finalmente l’ho trovata, le ho detto: “Signora, lei è di Squinzano come me, siamo compaesani”. Pensavo di farle una cosa gradita. Invece mi ha guardato male: “Mio padre era di Squinzano, non io”. “Chianu cu nu scrufuli”, le ho risposto, che vuol dire “Attenta a non scivolare”. Non te la tirare, insomma. Lei ha fatto finta di non capire e se n’è andata. L’ho trovata molto strana, e scortese».

Ma forse non è così strano se Rosy Mauro – nata il 21 luglio 1962 a San Pietro Vernotico, provincia di Brindisi, e vissuta fino a 14 anni nella vicina Squinzano, provincia di Lecce – non ama sentirsi ricordare una infanzia di cui non ha mai parlato. Vanity Fair l’ha ricostruita raccogliendo testimonianze tra chi la conobbe prima che, nell’agosto del 1976, tutta la famiglia si trasferisse a Milano.

«Un giorno prendo il treno per andare all’università a Bari», racconta un paesano. «Il treno è affollatissimo, trovo posto in uno scompartimento e vedo lei. Io avevo da poco compiuto 20 anni, lei 8 di meno. Era diventata una bella ragazza, alta, appariscente, prosperosa. Non passava certo inosservata, ed era molto sveglia per la sua età. Mi siedo e le chiedo: “Che ci fai qui tutta sola?”. Lei mi risponde: “Vado a Roma e poi a Varese, a trovare la sorella di una mia amica”. La guardo: “Ma vai senza valigia?”. Lei mi fa: “Sì, perché sto scappando di casa. Mio padre ha saputo che esco con Bruno Pedata”. Bruno Pedata era il bello e maledetto del paese, tutte le donne gli morivano dietro perché era alto, biondo, portava sempre un giubbotto di pelle e girava in moto. Ma era molto più grande di Rosa, 10 anni e passa di differenza, e soprattutto si diceva che avesse portato la droga a Squinzano».

Ada Marzo è una compagna delle elementari di Rosetta. «Abitavamo vicino, spesso giocavamo anche insieme. La scuola non le piaceva: ricordo che in quarta prese cinque in storia, geografia e scienze. Alla fine uscì con la media del sette. Con i ragazzi era ingenua, e loro un po’ ne approfittavano. Anche Bruno Pedata: era proprio cotta, ma a lui non importava nulla di lei, Rosetta era il suo giocattolo e lei non se ne accorgeva. Lui poi è finito male, sono anni che non lo si vede, credo viva all’estero. Io e Rosetta abbiamo studiato insieme anche alle medie, poi lei è partita per Milano. È tornata in vacanza due estati, dopo non l’ho più vista né sentita».

Arisa a Vanity Fair «”Mi piaci così come sei” è una bugia»

Al suo debutto a Sanremo, c’era un uomo che le diceva: «Sei bella sempre». Un giorno, ha smesso di fidarsi di lui e ha imparato a volersi bene.
Rosalba Pippa, in arte Arisa – a cui Vanity Fair dedica la copertina in edicola dal 14 marzo – ti guarda come dire: hai capito, no? Con gli occhi scuri, la frangia che li copre un po’, le mani bellissime che anche loro dicono: hai capito, no? Per capire bastava guardarla solo qualche minuto prima che si sedesse sul divano, quando era davanti all’obiettivo del fotografo, spogliata come mai avrebbe immaginato di spogliarsi, con sempre e solo l’ansia che non uscissero le tette. Arisa come tutti la pensavamo – buffa, stramba, rigida nei gonnelloni – ha lasciato il posto a una ragazza meno colorata, meno esagerata, meno infelice. Che a Sanremo ha cantato della fine del suo amore con Giuseppe Anastasi. La notte, questo il titolo – l’album si chiama Amami –, è da settimane il brano più scaricato su iTunes, anche se al Festival è arrivata seconda. E comunque non importa: «Quello che conta è che mi sono rivista e non ho cambiato canale». Perché prima lo faceva davvero? Si guardava e cambiava canale?«Sì, spesso. Non mi piaceva quello che vedevo». Come era nata la Arisa di prima? «Da un paio di occhiali comprati per 214 euro, che erano, e sono, tanti soldi». Quando è iniziato il cambiamento?  «Dopo Malamorenò ho avuto il disgusto un po’ di tutto. Mi vedevo brutta, grassa, la mia storia stava finendo. Ho iniziato a tagliarmi i capelli, sempre più corti, e a dimagrire. Prima pesavo 72 chili, mangiavo solo pasta, pane, pizza. Sempre applicando la legge dell’attrazione, penso intensamente che quello che sto mangiando non mi farà ingrassare». È più bella la vita da magra? «Da magra ti stanno bene anche le cose che costano niente, ti entrano anche i maglioni stretti e infeltriti. Però gli uomini adesso mi guardano in certi modi, e io non so che cosa vogliono». Beh, che cosa pensa che possano volere? «Scoparmi, lo so, ma io non voglio. Io per fare l’amore ho bisogno di tempo: mi devo abituare all’odore. Una botta e via mi è successo, ma sono state cose tristi. Non solo dopo, anche durante». Nel privato aveva complessi? «No, perché pensavo che, se piacevo a Giuseppe, allora andava bene. Il mondo è pieno di uomini che ti dicono “mi vai bene così come sei” solo per non sentire che ti lagni. Ma non è vero: se sei grassa, a disagio con te, non ti piaci e non piaci a lui. “Sei bella sempre” è una bugia».