Gruppo Policlinico Abano

Team Dipartimento medicina perinatale 01
Team Dipartimento medicina perinatale 

Il Policlinico di Abano presenta le risultanze di uno studio condotto su centoventi partorienti
Uno studio attento, preciso e puntuale che consentirà alle future mamme di scegliere il miglior percorso possibile per la nascita del proprio bambino e che permetterà ai medici di strutturare un piano socio-sanitario più idoneo e attento alle esigenze della paziente.

Il Policlinico di Abano Terme ha portato a compimento un monitoraggio quanto mai esaustivo ed esauriente su uno dei dubbi che accomuna molte donne. Parto naturale o cesareo? La dottrina medica ha scritto pagine e pagine sull’argomento ed il parere del singolo medico, in rapporto al caso oggetto d’esame, è stato molte volte l’unico elemento di valutazione.

Ora le cose potranno finalmente cambiare: lungo il cammino virtuoso della consapevolezza, dal team che si è occupato dell’indagine è stato assunto come riferimento un campione quanto mai copioso composto da centoventi donne in attesa, interessate da problematiche tra di loro non comuni, al semplice scopo di rendere ancora più ampio il ventaglio delle offerte possibili.

Si tratta di un numero che consente di etichettare in modo quanto mai attendibile il monitoraggio effettuato. Nello specifico l’oggetto dello studio ha riguardato il rapporto che lega lo stress e il dolore al momento della venuta al mondo.

Se alcune conclusioni rispecchiano l’idea del sentito dire, entrando nel merito della ricerca, condotta dalla Divisione di Medicina perinatale del Policlinico di Abano Terme diretta dal primario Gianluca Straface, non mancano le sorprese: i livelli di stress percepito dalle donne sono significativamente più alti in coloro che hanno partorito per via vaginale rispetto a quelle che hanno scelto il taglio cesareo.

Per contro il dolore percepito è maggiore nelle madri che hanno affrontato un parto cesareo rispetto a quelle che hanno partorito per via vaginale. Quello che rende lo studio estremamente interessante è la tempistica della rilevazione: le centoventi madri sono state ascoltate in fase di dimissioni a seguito del ricovero, a trentasei ore dal parto e poi a distanza di sessanta ore.

Altri rilevamenti sono stati eseguiti ad intervalli regolari, con l’intento di avere un quadro dove le tinte fosche fossero praticamente assenti. Tutte le donne coinvolte hanno portato a conclusione una gravidanza singola e hanno espresso l’intenzione di allattare i loro bambini.

I risultati ottenuti dall’indagine, da adesso in avanti, consentiranno ora di procedere a dimissioni sempre più personalizzate con pieno controllo del benessere psicofisico e del dolore a favore di una ottimale prevalenza di successo di allattamento al seno: è questo una dato mai rilevato prima in letteratura scientifica.

Lo studio, condotto interamente su donne che hanno partorito nella struttura aponense tra settembre 2015 e febbraio 2016, è stato coordinato dal dottor Gianluca Straface in team con Lara Giliberti, Francesca Volpe, Barbara Benevento, Carlotta Bucci e Vincenzo Zanardo. Gli apprezzamenti per il lavoro compiuto non sono giunti soltanto dai medici e dagli addetti ai lavori.

Anche le istituzioni si sono rese conto della validità dell’impianto impostato dalla struttura sanitaria di Abano: esso infatti si è classificato tra i primi tre vincitori al “Quality&Safety Day 2016”, promosso dalla Regione Toscana “come esempio di qualità e sicurezza nelle cure sanitarie”.

È già lunghissimo l’elenco delle regioni e delle strutture sanitarie che hanno chiesto al dirigente del Dipartimento di medicina perinatale del Policlinico di Abano Terme di presentare lo studio presso le proprie sedi, favorendone così la diffusione. Non mancherà dunque occasione di valutare ad personam quale sia l’impatto sul paziente di una ricerca che consente alle donne italiane di sentirsi più vicine, da Nord a Sud, nella condivisione delle proprie problematiche.

Patenti di guida: nuovi test e questionari per chi soffre di apnee notturne

Prima il colloquio medico, poi un questionario ed infine un test su stimoli visivi, associato ad un altro questionario: così si valuterà se gli aspiranti al rinnovo o al rilascio della patente costituiscano un rischio per la circolazione stradale in quanto affetti da sospetta Sindrome di apnee ostruttive nel sonno (Osas).

E’ quanto prevede il decreto del ministero della Salute, in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, di cui l’ANSA ha anticipato il contenuto. Il provvedimento, in particolare, determina gli indirizzi medico-legali da osservare per accertar e l’idoneità alla guida dei soggetti affetti da Osas, o sospettati di essere affetti da tale malattia.

Un primo colloquio con gli aspiranti al rilascio o al rinnovo della patente, in base a quanto si legge nel decreto, servirà a determinare le prime condizioni di rischio: russamento, obesità, ipertensione arteriosa farmaco-resistente, diabete, cardiopatia, eventi ischemici cerebrali e broncopneumopatie.

In base al risultato, se sarà necessario un ulteriore approfondimento per valutare l’eventuale Osas si somministrerà un questionario sulla sonnolenza diurna. Da questo si individueranno i profili di ‘basso rischio’, ‘medio rischio’ o ‘elevato rischio’ (con eccessiva sonnolenza diurna) per la circolazione stradale.

Per la valutazione della riduzione del livello di vigilanza si passa poi al test dei tempi di reazione, della durata di 10 minuti, in cui l’esaminato deve rispondere premendo un pulsante a una sequenza rapida di stimoli luminosi rossi alternati a stimoli luminosi arancio.

La diagnosi precoce e l’ottimale trattamento dell’OSAS rendono possibile prevenire la comparsa di tali diverse patologie o di migliorarne il controllo. In altre parole la diagnosi di OSAS rende concreto il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita dei soggetti che ne sono affetti offrendo loro un reale e percepito guadagno in termini di salute. Tali dati epidemiologici fanno si che i medici ed i ricercatori che da anni si occupano di tale malattia considerino causa di una “epidemia silente ”.

Lotta al diabete: Verso la partnership tra Italia e Qatar

Renato Lauro

Roma, 7 marzo – Una rappresentanza del Ministero della Salute del Qatar, guidata dal Prof. Sheikh Dr Mohamed Al-Thani, Direttore del Public Health, Supreme Council of Health e dal Dott. Abdulla Al-Hamaq, Executive Director della Qatar Diabetes Association/Qatar Foundation, ha visitato oggi l’Italian Diabetes Barometer Observatory dell’Università di Roma Tor Vergata, per avviare una collaborazione con l’ateneo romano nell’ambito della prevenzione e cura del diabete, promuovendo progetti di eccellenza nell’ambito della prevenzione e nel monitoraggio degli outcome clinici ed economici correlati a questa patologia.

 

Il Prof. Renato Lauro, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory e, di recente nominato membro della Qatar Foundation, ha illustrato alla delegazione del Qatar, le strategie nella lotta al diabete nel nostro Paese, aprendo, di fatto, con questo incontro, una collaborazione con l’Emirato arabo, dove il diabete è una vera e propria emergenza sanitaria. Questo sarà possibile attraverso un accordo di programma che verrà firmato nei prossimi mesi e che permetterà a un’equipe di ricercatori italiani di sviluppare nei prossimi anni programmi di ricerca e prevenzione nell’emirato arabo, coinvolgendo in questo la Qatar Foundation.

 

Il diabete è anche una questione di fondamentale importanza per il Qatar, e in tutti i Paesi del Golfo Arabico.” ha detto il Prof. Renato LauroIl diabete colpisce quasi il 12% della popolazione del Golfo, con un tasso due volte più elevato che nel resto del mondo. Dunque siamo in presenza di una vera emergenza che il governo del Qatar deve affrontare attraverso modelli di prevenzione, diagnosi e trattamento precoce. Da qui l’interesse verso modelli di eccellenza come quelli che stiamo sviluppando all’Università di Roma Tor Vergata, sia attraverso l’Observatory, che con l’Health Prevention Institute”.

 

Nella regione del Golfo e nei Paesi arabi del Nord Africa, 33 milioni di persone soffrono di diabete, e nel 2030 il numero sarà destinato a raddoppiare. Mentre nei Paesi occidentali industrializzati si evince una maggior diffusione del diabete soprattutto nelle classi più povere, nella regione del Golfo i più colpiti sono le persone più ricche.

Nel giro di due generazioni, lo stile di vita è radicalmente cambiato: il lavoro fisico è interamente nelle mani dei lavoratori stranieri e l’alimentazione è caratterizzata da un’abbondanza di zuccheri e grassi.

 

La combinazione fatale di scarso esercizio fisico e troppe calorie, non ha conseguenze solo per l’individuo: si stima che nel 2025 circa il 13% delle spese sanitarie nel Golfo e in Africa settentrionale saranno rivolte alla lotta e al trattamento del diabete. Sarà quindi necessario un grande impegno nell’educare la popolazione e nel renderla consapevole di questi rischi. L’International Diabetes Foundation (IDF) ha di recente pubblicato alcuni dati sull’incidenza del diabete nei Paesi del Golfo Arabo, con numeri veramente impressionanti: in Qatar la rilevanza del diabete è del 20.2%, negli Emirati Arabi Uniti è del 19.2%, nel Bahrain del 19.9%, nel Kuwait del 21.1%, in Arabia Saudita del 20.0% e in Oman del 10.5%.

 

Questi dati evidenziano come circa 215.000 persone vivano con il diabete in Qatar e sempre l’IDF ha stimato che nel 2010, nello stesso Paese, il costo per paziente sia stato di 2.269 dollari. Ma la preoccupazione maggiore dei Governanti dell’Emirato Arabo è sull’aspettativa e la qualità di vita della propria popolazione nel prossimo futuro. Questo è quanto è emerso da una recente survey promossa da “ACTION ON DIABETES”, programma sviluppato nel Qatar sotto l’egida dell’Emiro H. H. Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani e presentata durante l’incontro di Villa Mondragone.

 

L’emirato arabo investe il 2,8% del PIL, 3,5 miliardi di dollari lo scorso anno, in ricerca e formazione in tre aree principali: tecnologie informatiche, energia, e soprattutto salute.

Per questo è importante la ricerca di partnership internazionali a livello accademico, come quella con l’Università di Roma Tor Vergata e con l’Italian Barometer Diabetes Obervatory, oltre a sinergie con grandi gruppi industriali, già in parte realizzate, attraverso il progetto “ACTION IN DIABETES” realizzato con il sostegno di grandi gruppi industriali come la Maersk Oil e la Novo Nordisk.

 

Nel corso della sua visita in Italia la delegazione del Qatar ha incontrato i membri della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, Presieduta dal Sen. Antonio Tomassini, i rappresentanti del Ministero della Salute, delle Società Scientifiche e numerosi esperti italiani nel campo del diabete e della prevenzione cardiometabolica.

 

Particolare interesse la delegazione del Qatar, oltre che al modello organizzativo e legislativo Italiano nella lotta al diabete, ha rivolto al modello sviluppato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory e dall’Health Prevention Institute, oltre ai progetti di monitoraggio e analisi sviluppati dagli Annali AMD e dall’Health Search/SISSI di SIMG e CEIS di Tor Vergata.

La delegazione del Qatar continuerà la propria visita ai modelli di eccellenza nel campo del Diabete Europei, visitando a Copenaghen lo STENO DIABETES CENTER.