Pacifico mercoledì 24 febbraio a Milano con “Le Mosche”. Ospite speciale Neri Marcorè

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Le prevendite per lo spettacolo, prodotto da Santeria Social Club in collaborazione con Gibilterra Management, Parole & Dintorni e Ponderosa Music & Art, sono disponibili al link www.mailticket.it e nella sezione shop del Santeria Social Club (http://www.santeriasocial.club/).

 “Le Mosche” nasce dalle pagine dell’omonimo libro del cantautore pubblicato lo scorso ottobre da Baldini & Castoldi e disponibile in edizione speciale e in tiratura limitata al sito http://goo.gl/U3QWlE.  «LE MOSCHE è un taccuino, che non aveva, finora, la presunzione di farsi libro.

Era un quaderno tutto rattoppato, pieno di segnacci e cancellature. Ore queste mosche sono appiccicate alla carta moschicida di un libretto vero, con copertina e rilegatura, un nugolo di mosche su carta che mi porterò dietro per una serie di concerti e presentazioni».

Durante lo spettacolo, la scenografia proietterà Pacifico in una dimensione sospesa tra la narrazione e il suono delle chitarre, regalando al pubblico sorrisi e riflessioni anche grazie al susseguirsi di fotogrammi immaginari.

Gli oggetti scenici sono a cura dell’artista Sergio Brumana, mentre i suoni e la programmazione sono affidati a Max Faggioni.

 «Ci sono nato a Milano. Sono cresciuto nella sua periferia – racconta Pacifico in merito allo spettacolo del 24 febbraio a Milano e al suo rapporto speciale con la sua città – Con gli amici si diceva “domenica si va a Milano”, la città era solo a 800 metri dai nostri palazzoni ma era comunque un altro posto. Anche perché con Milano si intendeva il centro.

Ogni giorno costruisci la tua nostalgia, in qualunque posto passi la costruisci. Milano poi, ha la nebbia, un effetto scenico, annerisce e ingrigisce, rende tutto impreciso e fumoso, accaduto e sognato. Io, senza saperlo, la mia nostalgia la costruivo fuori, al cinema d’essai in via Lanzone, nell’estate di musica all’arco della pace, intorno a certi calcetti col recupero fulmineo della pallina nella buca, nei locali dove si ascoltava jazz, con pochi soldi in tasca, noi freaks specialisti del far durare la birra tutta la serata.

Altri la stanno costruendo ora sotto il bosco verticale, o porteranno a mente una nottata interminabile e calda cominciata in un ristorante vietnamita all’Expo. Eppure, oggi non mi sembrano appropriati questi sentimenti di perdita se penso a Milano. Mi sembra lei scrolli le spalle, annoiata. È mezza nuova, e non riesco a pensare che prima fosse meglio. Sembra all’inizio di qualcosa. Mi sembra offra molti posti in cui passare, in cui sedersi, in cui trascorrere ore di cui poi ci si ricorderà. Forse parlo così perché vivo lontano.

Ma a me Milano oggi sembra un posto di cui altri, e molti, avranno nostalgia Da qui la fortuna di tornarci a suonare. Sarà una grande festa, di cui spero, alla fine, avremo tutti un po’ nostalgia»

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