“Dammi la mano”: mostra fotografica virtuale

Mostra fotografica virtuale
Mostra fotografica virtuale

“Dammi la mano”, la mostra fotografica virtuale organizzata da Europa Donna Italia che valorizza il ruolo dei caregiver,

resta disponibile per altri due anni grazie al grande successo riscosso:

5000 accessi al sito e più di 300.000 utenti social raggiunti

La mostra, visitabile virtualmente sui canali proprietari di Europa Donna Italia, continuerà a rimanere visibile sul sito grazie al successo di pubblico virtuale ottenuto.

Resta disponibile “Dammi la mano”, la mostra fotografica virtuale di immagini del prestigioso Archivio Fondazione 3M – Collezione Ferrania organizzata da Europa Donna Italia, il movimento nazionale nato nel 1994 a tutela dei diritti delle donne nella prevenzione e nella cura del tumore al seno, con il contributo non condizionante di Lilly Italia. La mostra, iniziata il 07 luglio 2020, sta ottenendo un grande successo in termini di pubblico virtuale: a metà dicembre ha superato 5000 accessi al sito, ha raggiunto una copertura di più di 300 mila utenti su Facebook e su Instagram. Proprio grazie a questo apprezzamento si è deciso di non chiudere la mostra il 31 dicembre, come inizialmente previsto, ma di prolungarla e renderla disponibile per altri due anni sul sito di Europa Donna Italia.

L’emozionante mostra ha l’obiettivo di valorizzare i caregiver – ovvero tutti coloro che, familiari o amici, si prendono cura di una persona malata – evidenziando il ruolo fondamentale che svolgono nell’accompagnare la paziente con tumore al seno nei luoghi di cura e nell’adesione alle terapie. I caregiver hanno creato un racconto che ha illustrato le esperienze e le dinamiche proprie del rapporto profondamente affettivo tra i caregiver e le pazienti commentando 25 immagini, scattate in varie epoche da grandi fotografi italiani. Grazie alla disponibilità del Teatro Franco Parenti, le loro testimonianze sono state interpretate dagli attori Gigio Alberti e Lella Costa che, come voci narranti, hanno commentato le testimonianze originali di chi ha vissuto l’esperienza di stare a fianco e sostenere la propria cara: compagna, moglie, madre, figlia o sorella. Il linguaggio emozionale adottato per la narrazione, associato alla potenza evocativa della fotografia, ha reso la mostra particolarmente suggestiva e toccante. La colonna sonora della mostra è una versione strumentale de “La cura” di Franco Battiato, canzone che celebra il prendersi cura del prossimo.

In questi mesi di esposizione sono state realizzate anche alcune toccanti dirette Facebook nelle quali amici, parenti, mariti o compagni di donne con tumore al seno hanno condiviso ulteriori testimonianze della propria esperienza di caregiver, mentre alcuni psicologi hanno spiegato i meccanismi psicologici che si possono innescare nelle persone che accompagnano e amano una donna-paziente.

“Dammi la mano” costituisce il prosieguo dell’omonimo progetto di Europa Donna Italia avviato l’anno scorso, con la pubblicazione di un “Vademecum del caregiver”, per far luce su queste silenziose e al tempo stesso fondamentali figure.

“Sono particolarmente orgogliosa del successo che sta ottenendo la mostra “Dammi la mano” che, per ovvi motivi, abbiamo dovuto organizzare virtualmente anziché nella versione itinerante che avrebbe toccato varie città d’Italia, come inizialmente previsto” dichiara Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia. “Il pubblico l’ha seguita comunque e ha apprezzato l’attenzione che abbiamo voluto dare ai caregiver e al loro fondamentale ruolo nel percorso di cura della donna; un ruolo fatto di attenzione, amore e sostegno verso chi sta lottando con tutte le proprie forze contro il tumore al seno. È quindi con grande piacere che annunciamo che la mostra sarà virtualmente visitabile sul sito di Europa Donna Italia per altri due anni.”

“Siamo orgogliosi di aver sponsorizzato questa iniziativa”, commenta Huzur Devletsah, AD e Presidente di Lilly Italy Hub, azienda farmaceutica che ha fornito un supporto per la realizzazione della mostra “dando voce a chi ogni giorno contribuisce a migliorare la qualità di vita delle donne con tumore, che è fatta non solo di condizione clinica ma anche psicologica e sociale.”

La mostra rimarrà online al seguente link:

https://europadonna.it/dammilamano/

Le dirette Facebook con i caregiver al seguente link: https://europadonna.it/ambito/caregiver/

Il video “The best of” delle dirette con i caregiver al seguente link: https://youtu.be/Jwg47d7N8t4

Vademecum del caregiver

https://europadonna.it/wp-content/uploads/2019/11/Vademecum-caregiver-2019-europa-donna.pdf

Invitiamo ad utilizzare sui social network l’hashtag ufficiale della mostra:

#dammilamano

 

Tumore al seno: Campagna “Chiedo di +”

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Quasi una paziente su tre riferisce di non essere stata curata in una Breast Unit, cioè in un Centro di Senologia Multidisciplinare. Né riceve le informazioni necessarie per poter scegliere con consapevolezza dove rivolgersi.

A cinque anni dalla legge che stabilisce l’istituzione delle Breast Unit, un’indagine condotta dall’Istituto di Ricerca SWG fotografa per la prima volta lo scenario, riportato dalla voce delle pazienti stesse.

La ricerca è al centro della campagna “Chiedo di +”, realizzata da Europa Donna Italia con il supporto incondizionato di Roche, presentata oggi al Senato della Repubblica e i cui risultati sono stati riassunti in 10 punti nel Manifesto “Chiedo di +”.

“Dal dicembre 2014, quando la Conferenza delle Regioni ha recepito le linee di indirizzo ministeriali, i centri di senologia sono stati avviati gradualmente in quasi tutto il territorio nazionale; tuttavia, se in alcune Regioni stentano ancora a decollare, a livello nazionale non è ancora stato condotto un monitoraggio omogeneo della qualità delle prestazioni e dei percorsi offerti alle pazienti” afferma Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia:

“Con la campagna “Chiedo di +” abbiamo voluto interpellare le dirette interessate, le pazienti, per far emergere dalla loro esperienza quali sono i gap da colmare affinché tutte Breast Unit d’Italia funzionino secondo i criteri previsti dalla normativa”.

Tra i gap riscontrati il primo riguarda i tempi di attesa in ogni fase del percorso – dalla formulazione di una diagnosi completa alla cura prima e dopo l’intervento – percepiti ancora come troppo lunghi.

Le pazienti infatti riportano 2,3 mesi di attesa in media tra l’esecuzione degli esami e la diagnosi. Tra le altre principali criticità troviamo: la carenza di informazioni sia sugli effetti collaterali delle terapie sia su come gestirli, un problema riportato da una donna su 4 riguardo alla chemioterapia e alla radioterapia, e da oltre il 42% riguardo all’ormonoterapia, dato particolarmente significativo se si considera che queste cure si prolungano per 5 anni; la carenza di informazioni per prevenire e curare il linfedema, anche con trattamenti precoci che possono portare a interventi meno invasivi (soffre di linfedema una intervistata su 4 e una su 6 riferisce di non aver ricevuto sufficiente supporto nella riabilitazione, nonostante sia prevista dai Livelli Essenziali di Assistenza); in molti casi il mancato accertamento della eventuale presenza di familiarità e/o di mutazioni nei geni BRCA; la scarsa disponibilità dello psiconcologo ancora in molti centri, insufficiente per il 63% delle intervistate; la necessità di una maggiore presenza del chirurgo oncoplastico all’interno del team multidisciplinare, in considerazione dell’elevata percentuale di mastectomie (43% delle donne intervistate sottoposte ad intervento chirurgico); la scarsa presa in carico delle pazienti durante il follow up.

Inoltre non sempre è assicurata la continuità di cura, infatti 4 intervistate su 10 hanno dovuto cambiare struttura, e ancora troppo spesso le giovani pazienti non ricevono adeguate informazioni e assistenza sulla conservazione della fertilità. Infine manca la figura del nutrizionista per fornire informazioni sull’alimentazione da seguire per la prevenzione delle recidive.

Commenta D’Antona: “Il nostro obiettivo con questa campagna è sensibilizzare sulla necessità di completare lo sviluppo delle Breast Unit e, come previsto dalla legge, assicurarne il monitoraggio in tutto il territorio italiano, affinché tutte le pazienti abbiano accesso a cure tempestive e percorsi terapeutici appropriati”.