Virus Hiv e Hcv: Easy Test gratuito

CDI_immagine_esterno_SaintBon
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Venerdì 7 febbraio torna l’appuntamento con EASY TEST per l’individuazione dell’infezione da virus HIV e HCV

A partire da venerdì 7 febbraio 2020, con cadenza mensile, sarà possibile eseguire gratuitamente EASY TEST, i test rapidi per l’individuazione di anticorpi specifici contro i virus HIV e HCV, promossi dall’IRCCS Ospedale San Raffaele, in collaborazione con ATS Milano – Città Metropolitana, Anlaids e il Centro Diagnostico Italiano (CDI).

I test, effettuati da operatori sanitari, sono totalmente gratuiti e anonimi e danno il risultato in pochi minuti. Un medico sarà a disposizione per eventuali dubbi o domande. É possibile eseguire i test presso il punto prelievo Ospedale San Raffaele, in via Spallanzani 15, presso nove diverse sedi del Centro Diagnostico Italiano (CDI) – a Milano in via Saint Bon 20, a Legnano, Corsico, Cernusco sul Naviglio, Rho, Pavia, Corteolona, Varese e Uboldo – e presso il punto prelievo ATS Milano – Città Metropolitana, in viale Jenner 44.

I numeri dell’HIV in Italia

Da 10 anni Easy Test è un appuntamento mensile che ha l’obiettivo di prevenire la trasmissione del virus HIV e del virus dell’epatite C sul territorio. Nel 2018 solo in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, sono state riportate 2847 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti. I dati mostrano una leggera diminuzione rispetto al 2017, ma purtroppo continua ad aumentare la quota di persone (57% nel 2018) che scoprono di essere sieropositive molti anni dopo essersi infettate, avendo quindi già compromesso il sistema immunitario e avendo probabilmente già contagiato eventuali partner.

Perché fare il test

Se fino a un paio di decenni fa contrarre l’HIV era considerato una condanna, oggi il virus fa meno paura ma è necessario diagnosticarlo precocemente. Grazie all’efficacia dei farmaci disponibili è infatti possibile bloccare la replicazione del virus e evitare l’insorgenza dell’AIDS in oltre il 90% dei casi. Oltretutto essere a viremia negativa significa non trasmettere il virus ad altri: questo è il messaggio della campagna universale U=U (undetectable = untransmittable) che vede uniti nella sfida ricercatori e associazioni dei pazienti in tutto il mondo.

Che cos’è EASY TEST

Easy test è un test per l’individuazione degli anticorpi HIV e HCV ed è molto rapido: può essere eseguito su un campione di saliva o di sangue, prelevato con un pungidito*. Un medico è a disposizione per eventuali dubbi o domande.

* presso il CDI il test sarà effettuato attraverso il campione salivare.

7 febbraio 2020

Vieni a fare EASY TEST

Scopri tutte le sedi e orari:

https://www.easytest.it/

NeuroHIV: studi recenti e conferenza a Roma

Paola Cinque e Andrea Antinori
Paola Cinque e Andrea Antinori

Oltre 100 specialisti provenienti da Stati Uniti e Europa a Roma per l’8°edizione di NeuroHIV, International Meeting on HIV Infection of the Central Nervous System. Il significativo contributo italiano alla ricerca.

HIV – Nel 25% dei casi stimati, il virus provoca disturbi di tipo cognitivo, in 2 casi su 3 di tipo asintomatico.

“Secondo studi recenti una persona con HIV su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se in due casi su tre, grazie all’effetto delle terapie, si tratta di disturbi di tipo asintomatico”, spiega il Prof. Andrea Antinori, Direttore Malattie Infettive dell’IIRCCS INMI Spallanzani.

Negli ultimi anni l’inizio precoce della terapia antiretrovirale e l’uso di nuove combinazioni di farmaci, in particolare gli inibitori delle integrasi, ha portato a un miglioramento dell’efficacia del trattamento anti HIV, nonché della sicurezza e dell’aderenza stessa. Nonostante il controllo sistemico dell’infezione e i nuovi risultati nella terapia, l’infezione del sistema nervoso centrale può giocare un ruolo chiave all’interno di questa importante battaglia. L’infezione cronica di alcune cellule del sistema nervoso centrale, infatti, richiede diverse e nuove strategie di controllo.

Le conseguenze della terapia sul sistema nervoso centrale.

Il virus Hiv, per sua natura, si può rifugiare nel sistema nervoso centrale. Tale presenza può produrre nel tempo patologie anche degne di rilievo. Questo perché nel sistema nervoso si genera una zona di “sequestramento” in cui il virus potrebbe continuare a lavorare indisturbato, provocando disturbi di tipo cognitivo, di lieve o moderata entità. Si parla per lo più di disturbi relativi all’attenzione e alla memoria, nonché relativi alle funzioni esecutive e a quelle dei movimenti più fini.

“Secondo recenti studi – spiega il Prof. Andrea Antinori, infettivologo, Direttore Malattie Infettive dell’IIRCCS INMI Lazzaro Spallanzani di Roma – una persona con HIV su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se di questo 25% in due casi su tre il disturbo è di tipo asintomatico, riscontrabile quindi solo tramite appositi test. Parliamo dunque di un disturbo di alcune funzioni, quali motorie, mnemoniche ed esecutive, che comunque nella maggior parte dei casi non condiziona molto la quotidianità. Solo il 2-3% dei pazienti con Hiv e con un difetto cognitivo sviluppa patologie più gravi, le cosiddette demenze, che corrispondono allo stadio più avanzato della malattia”.

“Il sistema nervoso centrale è inoltre un serbatoio naturale per il virus, perché alcune cellule nel sistema nervoso centrale, come i macrofagi e la microglia, possono albergare il virus – prosegue il clinico – In queste cellule può essere presente una infezione persistente, che si replica più lentamente o comunque in maniera diversa rispetto a quanto avviene nel sangue periferico e negli altri compartimenti. Combattere questo virus, che si nasconde nel cervello, è la nuova grande sfida per le cosiddette strategie di “cura funzionale”, che puntano ad arrivare al controllo della replicazione virale anche in assenza di terapia”.

A Roma il gotha della ricerca “di nicchia”.

Roma ha ospitato, nelle giornate di giovedì e venerdì, l’ottava edizione di NeuroHIV, International Meeting on Hiv Infection of the Central Nervous System, presso l’NH Collection Vittorio Veneto. L’appuntamento, organizzato dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dall’Istituto Spallanzani di Roma, ha ospitato importanti ricercatori di base e clinici del panorama scientifico italiano e internazionale.

“Diverse le novità sul fronte clinico che emergono da questo simposio – spiega la Prof.ssa Paola Cinque, Specialista in Malattie Infettive all’Ospedale San Raffaele di Milano – Innanzitutto è emerso che i problemi neurologici gravi nelle persone trattate non si vedono quasi più, e si riscontrano solo in persone sieropositive non in terapia. Invece c’è un grosso problema, quello relativo ai disordini cognitivi, che potrebbero però anche essere dovuti ad altri problemi neurologici e all’età. Il legame tra virus e problemi cognitivi, infatti, è da stabilire con certezza: l’interpretazione di questi dati non è univoca. In una prospettiva più generale, comunque, è fondamentale tenere presente che la persistenza del virus nel sistema nervoso rappresenta un potenziale ostacolo verso l’ambizioso obiettivo di eradicazione dell’infezione. Questo aspetto va quindi tenuto presente nel disegno e nella conduzione degli studi sui nuovi approcci terapeutici che si prefiggono di eliminare il virus dall’organismo o di tenerlo sotto controllo al di là delle terapie tradizionali”.

Il network internazionale.

All’interno del comitato scientifico di questo appuntamento si contano i più importanti esperti di questo settore, come Steven Deeks, Magnus Gisslen, Richard W. Price e Ronald Swanstrom. “L’Italia ha sempre avuto un ruolo importante, anche a livello internazionale, su questo fronte – conclude il Prof. Antinori – grazie ai suoi importanti contributi a livello scientifico. Si è quindi creato, nel corso degli ultimi venti anni, un network internazionale, con esponenti europei e americani, che si muove in maniera coordinata: questo meeting, giunto alla sua ottava edizione, rinsalda di fatto queste collaborazioni internazionali su questa specifica ricerca su HIV e le sue complicanze.

I numeri dell’HIV.

Gli specialisti italiani assicurano che in Italia la quasi totalità dei pazienti, ad oggi in terapia antiretrovirale, ha una viremia controllata: il 90-95% dei soggetti in cura sono in una condizione di soppressione della carica virale. Ma persistono alcuni problemi. Innanzitutto il sommerso, ossia quelle persone che non sanno di essere HIV positive: secondo stime recenti si parla di circa 15mila soggetti che, ignari della propria condizione, possono sfociare in uno stadio avanzato di malattia, nonché infettare altre persone. E’ importante, inoltre, agire preventivamente: oltre la metà delle nuove diagnosi avviene in una fase di immunodeficienza e una nuova diagnosi su cinque, avviene in fase di malattia conclamata (AIDS). Una terapia precoce offre quindi importanti prospettive di salute, sicurezza, efficacia.