A “Melaverde” dalle pendici del Vesuvio alle campagne di Cuneo

Verdure Mediterranee
Verdure Mediterranee

Domenica 14 gennaio, alle ore 12.00 su Canale 5, nuovo appuntamento con “Melaverde”, il programma dedicato ad agricoltura, ambiente e tradizioni condotto da Edoardo Raspelli ed Ellen Hidding.

Ellen Hidding si trova sulle pendici del Vesuvio, a raccontare la coltivazione di verdure e ortaggi antichi. In questi luoghi, grazie al lavoro di alcuni ricercatori, è nata una banca del germoplasma, una sorta di cassaforte biologica dove sono conservati più di 200 semi tra verdure e ortaggi a rischio di estinzione. Ellen Hidding scoprirà anche un artigiano del rame, che con la sua grande manualità produce pentole, padelle e tegami eccezionali.

Edoardo Raspelli, invece, è nelle campagne di Mondovì, nella provincia di Cuneo, alla scoperta di un allevamento di trote, con quasi 50 anni di storia.

Inoltre, tutte le domeniche, alle ore 11.00, prima della trasmissione ‘ammiraglia’, va in onda “Le storie di Melaverde”, approfondimenti di temi già trattati ma riproposti in una chiave nuova.

La doppia vita dei numeri

Autore: Erri De Luca

Editore: Feltrinelli

69 pagine, 8,00 euro

22 gennaio 2013, di Elisa Zini – E’ un omaggio al teatro l’ultimo libro di Erri De Luca, sensibile scrittore napoletano dal cuore grande, poeta di romanzi. Con “La doppia vita dei numeri” Erri De Luca apre uno scrigno e permette al lettore di guardaci dentro: un romanzo autobiografico che permea i ricordi, i pensieri di una vita. Scrive Erri De Luca:”Le storie che racconto affiorano all’orecchio, prima di ridursi al fruscio della penna sul quaderno a righe”.

Nella notte di capodanno fratello e sorella, sessantenni, decidono di passare insieme l’ultimo dell’anno cenando e giocando a tombola in attesa della mezzanotte: lui, ostile alle feste, vorrebbe che passassero in fretta, lei amante delle tradizioni non perderebbe un istante tra scambi di auguri, un’ottima cena e una tombolata. A fare da cornice una finestra con lo sguardo su Napoli. Il fratello però non riesce a intravedere la città:” E’ scuro, non si vede il Vesuvio. E poi per me i suoni contano più di quello che vedo. Un rumore solo basta a darmi una visione. A Mostar est, la zona musulmana, durante la guerra i bambini giocavano in mezzo alle macerie. I loro strilli mi trasportavano a Napoli, tra i bambini di Montedidio. E qua stasera sento i colpi che sentivo là. Il fischio di una granata, prima che esploda in un cortile”.

Nella stanza i due protagonisti si preparano ad estrarre i numeri della tombola ma le cartelle sul tavolo sono sistemate per quattro persone: al gioco sono idealmente invitati anche i loro genitori.

Arrivano in silenzio, sono giovani, vestiti anni Cinquanta, salutano e siedono al tavolo insieme ai propri figli: lei un cappellino dell’epoca, lui un cappello di paglia tipo panama. E il gioco può iniziare.La tombola narrata insieme ai numeri estrae una storia. Un viaggio che prende corpo a poco a poco, che si fa strada nell’immaginario e guida i giocatori a vivere insieme un racconto.

 “I numeri siamo noi e veniamo estratti ogni volta che uno si ricorda di noi e ci nomina”.