“Trans trans Trance” – Teatro Spazio No’hma

trans-trans-trance
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Un atto unico sull’identità sessuale e sui diversi modi in cui la femminilità può esprimersi. Trans Trans Trance, della promettente e giovane regista e coreografa lituana Kamilé Gudmonaité, in scena mercoledì 16 e giovedì 17 maggio allo Spazio Teatro Noh’ma a Milano per la IX Edizione Premio Internazionale “Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro, è uno spettacolo che si allontana dagli stereotipi e ruota attorno alla libertà dell’essere.

Lavoro corale e autobiografico concepito interamente da donne, dove la prospettiva personale di ogni attrice si riflette sullo spettacolo, “Trans Trans Trance”, per poi allargarsi alla domanda su come ognuno di noi modella la propria identità.
INFORMAZIONI AL PUBBLICO: SPAZIO TEATRO NO’HMA TERESA POMODORO
via Andrea Orcagna 2 – 20131 Milano (MM2 linea verde – fermata Piola)

Ingresso libero e gratuito con prenotazione obbligatoria — Infoline e prenotazioni: 02.45485085 / 02.26688369
È possibile prenotare anche collegandosi al sito www.nohma.org

Viaggio nel paese degli stereotipi di Graziella Priulla

Libro viaggio nel paese degli stereotipi
Libro viaggio nel paese degli stereotipi

“Che cosa fai nella vita?”
“Getto sassi nello stagno”.
“Insomma, fai buchi nell’acqua?”
“Certo, ma anche tante piccole onde.”

Sociologa, saggista e femminista, Graziella Priulla sceglie queste parole di Friedrich Nietzsche per spiegare la sua attività, che la porta a solcare l’Italia in tutte le direzioni per parlare con tutti (ma soprattutto con discenti e docenti di scuole e università) di questioni di genere e dei libri nei quali affronta questi temi, ma anche trae spunto dagli incontri per scrivere altri libri.

È un «nuovo modo di fare politica» adottato recentemente dopo avere militato da giovane e aver partecipato attivamente alla vita del “grande partito” ed essersene allontanata perché il partito era «diventato altro», perché non ne condivideva alcune logiche, perché non le importava la carriera politica. Intanto, accanto alla vita di partito e alla “militanza” di oggi, c’è stata l’attività quarantennale di docente universitaria a Catania, dove ha avviato con altre colleghe, quando ancora se ne parlava in pochi, corsi e seminari di educazione di genere.

Qualcuno l’accusa di fare le crociate; lei risponde: «i crociati ammazzavano la gente, io no». Nelle scuole c’è entrata grazie a C’è differenza, il manuale pubblicato dall’editore Franco Angeli – a cui è grata proprio per quest’opportunità – presentato per tre anni negli istituti scolastici, come pure nelle biblioteche e nei luoghi istituzionali.
Poi la svolta: «Ho scoperto – spiega – che scrivere saggi non ha un gran riscontro di pubblico; invece una scrittura con un tono più divulgativo aderisce di più alla vita quotidiana ed è un tassello di questo lavoro che permette di arrivare dove altrimenti non si arriverebbe».

Così ha cominciato a scrivere «in un modo meno tradizionale e più accattivante, in cui si saldavano ironia e pedagogia». Definisce una fortuna l’aver conosciuto l’editrice Monica Martinelli e la sua Settenove, con cui infatti ha pubblicato Parole tossiche – un volume sul turpiloquio istituzionale che ha avuto grande riscontro e di cui hanno parlato diffusamente i mass-media – e poi La libertà difficile delle donne, sulla rappresentazione pubblica del corpo femminile: anche questo un sasso lanciato nello stagno con l’obiettivo di provocare cerchi sempre più larghi.

Da questo punto in poi, la decisione: «faccio solo quello che mi piace». E siccome sostiene di saper fare «solo due cose, parlare e scrivere», scrive e va in giro a parlare. In particolare nelle scuole e in particolare di stereotipi di genere.
L’ultimo libro, Viaggio nel paese degli stereotipi.

Lettera a una venusiana sul sessismo, pubblicato con la casa editrice Villaggio Maori di Catania, è un divertissement, nato proprio raccogliendo i luoghi comuni che emergevano durante i dibattiti nelle scuole, a partire dai titoli che venivano dati agli incontri fino alla «sequela di banalità» che provengono “dalla pancia”: l’ovvio difficile da estirpare, che diventa un po’ più facile da scalfire se usi l’ironia.

Racconta di una battuta «che fa sempre ridere tutti»: chiede perché dicano «puttana Eva», fa notare che era un po’ difficile che facesse la puttana visto che nell’Eden c’era un solo uomo, ridono, ma ammettono che non ci avevano pensato. Uno dei tanti stereotipi: la donna preda, l’uomo cacciatore, la dolce metà, la donna con le palle, non sai stare al gioco e amenità varie, tutte sentite durante gli incontri e riportate nel libro.
Nella speranza che almeno la venusiana, atterrando, non si trovi impreparata e magari ci dia anche una mano a liberarci dagli stereotipi di genere

L’Autrice:
GraziellaPriulla, torinese, vive a Catania, dove è stata per 40 anni docente di Sociologia dei processi culturali nella Facoltà di Scienze Politiche.Da dieci anni organizza corsi e seminari suilinguaggi di genere,suglistereotipi di generee sulla prevenzione dellaviolenza sulle donne,rivolti a docenti e dirigenti delle scuole, dipen-denti delle pubbliche amministrazioni, operatrici dei centri antiviolenza e giornalisti/e.Sul tema ha pubblicato per Franco Angeli “C’è differenza. Identità di genere e linguaggi”e per Settenove “Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo” e “La libertà difficile delle donne. Ragionando di corpi e di poteri