Umberto Lebruto, a Radio 24

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“Sono cinque o sei anni che era stato rinnovato quel binario: normalmente la rotaia si cambia ogni 20-25 anni”. Così Umberto Lebruto, direttore della produzione di Rfi intervistato da Raffaella Calandra su Radio 24 in merito allo svolgimento delle indagini sull’incidente ferroviario avvenuto a Milano.

E aggiunge: “Ci sono punti singolari su tutta la rete dove noi mettiamo per scorta degli elementi, si chiama manutenzione correttiva, una scorta d’emergenza pronta sul posto, così in caso di necessità si ha già il pezzo sul posto. Adesso andremo a vedere se davvero era stato pianificato un intervento a stretto giro oppure no. Al momento non è così, su  quel tratto di binario in particolare non c’erano lavori in atto”.

Lebruto conferma che “L’11 gennaio siamo passati con la carrozza di diagnostica, con Diamante, non c’erano difetti importanti per cui occorreva fare degli interventi a stretto giro. Il giorno in cui è successo l’incidente, abbiamo reso disponibili alla polizia giudiziaria tutti i nostri piani di attività, hanno rilevato tutto ciò che avevamo pianificato, quindi adesso si tratta di capire e di leggere anche noi da parte centrale questi atti di cui ancora non siamo venuti in possesso”.

Inchiesta sui matrimoni forzati a Storiacce su Radio 24

STORIACCE R.CALANDRA
Dalla triste storia di cronaca di pochi giorni fa, in cui a Locri la squadra femminile di calcio a 5 si è ritirata dal campionato a seguito delle pesanti minacce ricevute, alla storia della sposa-bambina  per un patto di ‘ndrangheta, costretta a fidanzarsi a 13 anni con un uomo ben più grande per stringere i rapporti col clan Commiso.
Sono storie di misoginia italiana che balzano alla cronaca, ma che sembrano costituire una quotidianità pericolosa.

Raffaella Calandra, la conduttrice di Storiacce, in onda su Radio 24, è l’autrice di un’inchiesta sui matrimoni forzati nella Calabria criminale, a partire proprio da una vicenda, che emerge dagli atti di un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria.

Protagoniste le famiglie Coluccio e Commisso, nella Locride; vittima G., tredicenne indotta a fidanzarsi col rampollo della ‘ndrina locale. E a “forzarla” – scrivono in un decreto di fermo contro 49 persone i pm Antonio de Bernardo e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri – sono proprio i genitori, a cominciare dalla madre.

“La forzatura psicologica a tale fidanzamento emergeva- si legge nell’atto del 29 settembre scorso  – dalle conversazioni tra madre e zia della bambina, che tentavano di convincere Commisso Cosimo a non desistere dal pressare la ragazza, per giungere al tanto agognato fidanzamento”. E questo nonostante la ragazzina “fosse attratta da altro giovane della sua età”.

“Le ragazzine diventano come schiave e smettono anche di andare a scuola”, denunciano preti e insegnanti. Nel 2015 in Calabria, secondo dati della Direzione regionale del Ministero dell’Istruzione, sono stati 930 in totale gli alunni che hanno interrotto la frequenza. E molte sono femmine.

Le storie di bambine promesse in sposa a 13 anni, perché prima dei 18 è proibito il matrimonio, ora “sono diffuse soprattutto nei livelli bassi di ‘ndrangheta, un tempo lo erano molto di più; ora i boss i figli li fanno studiare”, racconta don Pino de Masi, parroco di Palmi, secondo cui la principale risposta al fenomeno di “spose-bambine” per patti di ndrangheta sta “nella ribellione di molte mamme”, dice a Storiacce su Radio 24, e in iniziative come quelle del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, di allontanare i figli da certi contesti.

Per ascoltare il podcast della puntata “Storiacce” dedicata al fenomeno delle spose bambine in Calabria: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/storiacce/trasmissione-novembre-2015-220421-gSLAVnMpRB