APPUNTAMENTO A LONDRA

 

Debutta martedì 20 marzo APPUNTAMENTO A LONDRA, nono spettacolo della 42esima stagione teatrale del Tieffe Teatro Menotti.

Per la prima volta a Milano la messa in scena del testo del premio Nobel Mario Vargas Llosa, che qui propone alcune delle suggestioni a lui più care. Lo spettacolo racconta in maniera delicata la storia di una vita segreta, del cambiamento di identità sessuale, e dell’affermazione della propria personalità.

In scena Pamela Villoresi nei difficili panni di Raquel, una donna che si impadronisce, lottando, della propria sessualità e David Sebasti che si confronta con il ruolo dell’enigmatico Chispas.

 

Qualcuno bussa alla porta della suite che ospita Chispas, un uomo d’affari peruviano. È Raquel che dice di essere la sorella di un suo vecchio amico. Ben presto capiremo che non è così. I due iniziano a parlare, ma a poco a poco i colpi di scena si susseguono e l’identità della donna si fa sempre più ambigua, sfuggente, inquietante. La realtà sembra   intrecciarsi alle invenzioni mentali, ai desideri, ai sensi di colpa. La loro interazione lavora sull’identità e sul segreto, ma si allarga all’amicizia e ad altri sentimenti, senza trascurare l’attrazione profonda dell’uomo per l’altro da sé.

 

 

Note di regia di Maurizio Panici

Un uomo, realizzato, pienamente occupato, apparentemente felice, in una pausa tra un viaggio e una riunione di lavoro, viene sopraffatto da una inquietudine che mette in moto un viaggio soggettivo e interiore, fortemente onirico che lo pone di fronte a se stesso, alle sue fantasie più segrete, a un gioco di specchi e rifrazioni nel quale stenta a ri/trovarsi.

Le proiezioni fantastiche che affiorano dal profondo del suo essere, prepotenti e inarrestabili, attivano e generano un “altro” da sé, attrattivo e repulsivo, fortemente seduttivo.

L’incontro pone l’uomo di fronte alla sua possibile altra identità: come un giano bifronte egli si specchia, “la sua vita segreta” esplode in una serie di variazioni possibili, tutte vengono esplorate, ri/vissute o ri/create.

Lungo tutto il tempo dello spettacolo le “identità” si rincorrono, si fronteggiano fino a una soluzione possibile, sempre e comunque aperta.

L’identità: è questo il tema centrale del testo. E quel complesso di pulsioni/emozioni sogni e comportamenti che formano nel corso della nostra vita quella che chiamiamo “personalità”, nel protagonista dello spettacolo trovano la più aperta delle rappresentazioni; le possibili vie, le diverse possibilità sono percorse con ansia e desiderio fino a una conclusione non banale, affascinante, temuta, desiderata.

T. S. Eliot nei “Quattro quartetti” scrive: “… ciò che poteva essere e ciò che è stato tendono a un solo fine che è sempre presente. Passi echeggiano nella memoria lungo il corridoio che non prendemmo verso la porta che non aprimmo mai sul giardino delle rose …”

È in questo crinale, in questa zona di confine, che i protagonisti si muovono continuamente, in bilico tra un mondo reale e uno immaginario altrettanto concreto e vissuto con la stessa intensità della vita vera.

Il testo di Vargas Llosa è un enigma, uno scandagliare la parte più profonda e nascosta di ogni essere umano: come egli stesso afferma “un argomento che mi ha sempre appassionato …la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera con cui l’una e l’altra si alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale … e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente: quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione”.

Il nostro spettacolo è un gioco teatrale che si avvale anche di linguaggi complessi, immagini proiettate e percepite come fantasmi, che aiutano a rivelare scomode verità sepolte nel profondo del protagonista.

La scena è uno spazio concreto che continuamente apre a una serie di altre possibili visioni, creando così nello spettatore una vertigine, aiutandolo a rompere una visuale del quotidiano verso un altrove possibile, verso un mondo diverso da quello reale.

Le musiche originali sostengono questo progetto evocando altri mondi possibili, nostalgie e luoghi perduti, un giardino della memoria che mai risulta essere consolatorio.

La macchina teatrale asseconda e sostiene gli attori impegnati in questo difficile percorso al fine di aiutarli a creare e ri/creare continuamente quella complessità che risponde al nome di identità.

 

Tieffe Teatro Menotti – Via Ciro Menotti, 11 – Milano

Orari spettacolo: mar, gio, ven, sab ore 21.00 – domenica ore 17 – mercoledì ore 19.30

Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19 – sabato dalle 16 alle 19

 

Prenotazioni e informazioni: 02 36 59 25 44info@tieffeteatro.itwww.tieffeteatro.it

Prezzi: 24 intero – 12 ridotto (over 60, under 25)

MEDEA

medea

Al Teatro Duse di Bologna dal 16 al 18 marzo uno dei testi più significativi della tragedia classica: “Medea” di Euripide con Pamela Villoresi e David Sebasti, per la regia di Maurizio Panici.

Medea ci riporta – a partire dai tragici greci – alle donne di oggi. Sono infatti le donne a mettere in discussione la vecchia cultura facendosi portatrici di un nuovo pensiero. Ed è proprio attraverso Medea (figura totalmente inedita e significativa) che Euripide pone all’interno delle rappresentazioni tragiche un elemento di assoluta modernità.

Medea, infatti, è la prima donna a mettere in discussione i rapporti tra uomo e donna, evidenziando una situazione di forza, contestando l’esistente, aprendo un contenzioso e lasciando intravedere nuove possibilità. Medea è per questo uno dei più estremi e affascinanti personaggi della tragedia classica e moderna in quanto, prima fra tutte, non agisce spinta da un impulso erotico o sentimentale ma per rispondere ad una ingiustizia :”ecco Medea ….ecco la sventura di una donna“ dice di se al termine di un lunghissimo e straziante monologo. Le modalità del suo atto trascendono ogni consuetudine.

In Medea l’azione tragica coincide con la sua stessa rovina poiché, mentre punisce il padre dei suoi figli, colpisce con uguale violenza se stessa: pur riconoscendo l’impatto del suo agire, lo persegue con determinazione e lucida consapevolezza. Il conflitto per la prima volta in una tragedia non è fuori, ma dentro il personaggio, come risulta dal ruolo decisivo dei monologhi nello sviluppo della struttura drammaturgica.

 

Prezzi da 29 € in platea – 24 € in prima galleria – 19 € in seconda galleria (sono previste riduzioni)

Prevendite biglietti presso la biglietteria del Teatro Duse in Via Cartoleria, 42 a Bologna (apertura da martedì  a sabato ore 15-19), presso il Circuito VIVATICKET-CHARTA, i punti d’ascolto delle IperCoop e il Circuito HELLO TICKET, oltre alle prevendite abituali di Bologna e con carta di credito su www.teatrodusebologna.it

 

Per informazioni: 051/231836 – info@teatrodusebologna.it

Per prenotazioni: biglietteria@teatrodusebologna.it