Teatro delle Arti di Lastra a Signa: “Masculu e Fìammina”

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Masculu e Fìammina, con Saverio La Ruina. Foto ©Masiar Pasquali

L’idea di base è che un uomo semplice parli con la madre. Una madre che non c’è più. Lui la va a trovare al cimitero. Si racconta, le confida con pacatezza di essere omosessuale, “o masculu e fìammina cum’i chiamàvisi tu”, l’esistenza intima che viveva e che vive.

Saverio La Ruina porta in scena al Teatro delle Arti di Lastra a Signa il suo “Masculu e Fìammina”, giovedì 15 febbraio alle ore 21 (biglietto 10 euro), tra gli spettacoli più acclamati della passata stagione.

Un uomo semplice e una madre. Che certamente aveva intuito, assorbito e capito tutto in silenzio. Senza mai fare domande. Con infinito rispetto. Arrivando solo a raccomandarsi, quando il figlio usciva la sera, con un tenero e protettivo “Statti attìantu”.

Ora, per lui, scatta un tipico confessarsi del Sud, al riparo dagli imbarazzi, dai timori di preoccupare. Forse con un piccolo indicibile dispiacere di non aver trovato prima, a tu per tu, l’occasione di aprirsi, di cercare appoggio, delicatezza.

E affiorano memorie e coscienze di momenti anche belli, nel figlio, a ripensare certi rapporti con uomini in grado di dare felicità, un benessere che però invariabilmente si rivelava effimero, perché le cose segrete nascondono mille complicazioni, destini non facili, rotture drammatiche.

Nei riguardi di quella madre, pur così affettuosa e misteriosamente comprensiva, si percepisce comunque qualche rammarico, qualche mancata armonia. Ma tutto è moderato, è fatalistico, è contemplativo.

In un meridione con la neve, tra le tombe, finalmente con la sensazione d’essere liberi di dire.

Biglietto posto unico 10 euro. Prevendite presso la biglietteria del teatro – orari: martedì 10-13, mercoledì e venerdì 17-20 – nei punti vendita del circuito BoxOffice e online su www.boxol.it.

“Masculu e Fìammina” al Teatro Studio Melato

Masculu e Fiammina
Masculu e Fiammina

In Masculu e Fìammina, diretto e interpretato da Saverio La Ruina, che con questo spettacolo – al Teatro Studio dal 13 al 18 dicembre – calca per la prima volta il palcoscenico del Piccolo, un uomo semplice parla con la madre che non c’è più.

La va a trovare al cimitero, si racconta a lei, le confida con pacatezza la sua omosessualità, l’esistenza intima che viveva e che vive.

Non l’ha mai fatto, prima. Certamente questa mamma ha intuito, ha assorbito, ha capito tutto in silenzio. Senza mai fare domande. Con infinito, amoroso rispetto. Arrivando solo a raccomandarsi, quando il figlio usciva la sera, con un tenero e protettivo “Statti attìantu”.

Ora, in lui, si scioglie un tipico confessarsi del sud, al riparo dagli imbarazzi. Forse con un piccolo indicibile dispiacere di non aver trovato prima, a tu per tu, l’occasione di aprirsi, di cercare appoggio.

E affiorano, nel figlio, memorie e coscienze di momenti anche belli, ripensando a certi incontri con uomini, capaci di procurare tuttavia una felicità solo effimera, perché le cose segrete nascondono mille complicazioni, destini non facili, rotture drammatiche.

Nei riguardi di quella madre, pur così affettuosa e misteriosamente comprensiva, si percepisce comunque qualche rammarico, qualche mancata armonia. Ma tutto è moderato, è fatalistico, è contemplativo.