22° Campionato Mondiale di volo in deltaplano del 2019

deltaplano - sport vari
Si avvicina il 21 febbraio, quando a Losanna in Svizzera la FAI (FederazioneAeronautica Internazionale) deciderà a quale nazione assegnare il 22° Campionato Mondiale di volo in deltaplano che si disputerà nel 2019.

Tra le candidature quella italiana fa volare le speranze del Friuli Venezia Giulia che si propone con un progetto articolato in un’area di gara che includerebbe territori estremamente variegati, estesa anche a Slovenia ed
Austria.

Ad avanzare la proposta l’Aero Club Lega Piloti insieme all’associazione Volo Libero Carnia, delegati dall’Aero Club d’Italia. Nel caso in cui la proposta italiana risultasse vincente, i piloti si sfideranno in una zona conosciuta ed apprezzata a livello internazionale dagli appassionati di questa disciplina, favorita da zone climatiche con
condizioni di volo diversificate, che spazia dai monti alla pianura, dall’Adriatico alle Dolomiti.

Il centro operativo sarebbe dislocato a Tolmezzo (Udine) ed il comitato organizzatore sta lavorando per offrire un
progetto unico e spettacolare. L’intento è di coinvolgere gli appassionati di volo libero, cioè senza motore, e per far conoscere il patrimonio naturale e turistico della regione.

Scenderebbe in campo una squadra di oltre 100 volontari per caricarsi in spalla la complessa organizzazione.
Alla scorsa edizione dei mondiali di deltaplano, marzo 2015 in Messico, parteciparono 95 piloti rappresentanti 20 nazioni oltre ad accompagnatori e dirigenti.

La gara fu seguita da qualsiasi computer grazie alla tecnologia Live Tracking, divenuta ormai indispensabile.
L’Italia può vantare ottimi precedenti organizzativi e sportivi. Per tre volte, 1999, 2008 e 2011, i campionati del mondo furono ospitati a Sigillo (Perugia) con ottimo successo di partecipazione.

Incredibile il palmaresportivo del team azzurro: otto volte campione del mondo, le ultime quattro consecutive; individualmente Alessandro Ploner ha vinto 4 medaglie d’oro e 3 d’argento; Christian Ciech 3 d’oro e tre d’argento. Si aggiungono la medaglia d’oro di Andrea Iemma ai mondiali d’acrobazia e quelle di Elio Cataldi e Gaetano Matrella agli Europei più numerosi piazzamenti.

L’Italia ha già ottenuto l’assegnazione di campionati del mondo di volo in parapendio, l’altra disciplina di volo libero. Si terranno nel 2017 a Feltre (Beluno) nella cornice del Monte Avena.

 

JOSEPH: Un successo di collaborazioni e date in tutta Italia e all’estero

joseph

 

Lanciatissimo in tutta Europa l’artista performer Alessandro Sciarroni, alla sua terza produzione con il Teatro Stabile delle Marche dopo If I was Madonna e Lucky Star porta lo spettacolo JOSEPH nei prossimi giorni in scena a Losanna al Théâtre Sévelin il 13 e 14 marzo, poi alla terza edizion e del  Festival “Are we Human”- Rassegna di arte scenica a Verona il 16 marzo.

[JOSEPH] è un’invenzione, performance di Alessandro Sciarroni,con la drammaturgia e lo studio dei processi prodigiosi di Antonio Rinaldi, la produzione è del Teatro Stabile delle Marche in collaborazione con Corpoceleste_C.C.00#, in coproduzione con Officina Concordia, Comune di San Benedetto del Tronto (AP), con il contributo di Centro per la Scena Contemporanea – Comune di Bassano del Grappa, con il sostegno di Amat, Progetto Matilde e Centrale Fies.

Il lavoro,è nato nelle Marche proprio nell’ottica delle consuete collaborazioni tra Enti e di lavoro sul territorio regionale; partito con un laboratorio a Grottammare  dal titolo A kind of magic proseguito con una sessione di prove ad Ancona, poi con una sessione di prove aperte a dieci spettatori alla volta a San Benedetto del Tronto all’interno del Teatro della Concordia per debuttare poi al prestigioso Festival Drodesera e a seguire ha toccato molte piazze da Ancona a Roma, da Sirolo a Forlì, Milano e Sassari, all’estero: come ad Evora in Portogallo, ora in Svizzera, a Verona e poi a seguire a Ravenna, Civitanova Marche, Bologna, Torino e Bassano del Grappa.

In Joseph in scena c’è uomo, solo, di spalle al pubblico per l’intera durata della sua performance, mentre cerca la sua immagine in tutto ciò che il suo sguardo tocca. “Ma la sua solitudine cela il mistico incontro con l’essere, e genera nella sua manifestazione simbolica e dinamica, una comunione di energia tra le anime che assistono discrete, testimoni dell’incontro con il proprio sè e della meraviglia dell’epifania dell’alterità. La relazione interattiva con le perturbazioni interne si riflette nella ricerca del tu, nella casualità dell’etere, impresso, quasi, nel cosmos”. (Martina Oddi, Joseph dentro e fuori l’infinito).

L’autore della performance, prende in prestito il nome da colui che assume su di sé la paternità dell’uomo che nasconde il divino, ma non ci è dato sapere chi sia Joseph, ne dove sia. Non sappiamo se si tratti dell’uomo che vediamo in scena oppure di uno di quegli occhi sconosciuti capitati per caso all’interno del sistema rappresentativo. Il solo perde la sua connotazione di evento performato da un esecutore unico e si riempie di sguardi meravigliati, deformati, raddoppiati e amplificati. Di corpi esposti e pronti all’esposizione, là fuori, chissà dove, dall’altra parte del mondo, ma nel medesimo istante.

 

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