Lezione di cinema con Daniele Luchetti per il film Lacci

lacci
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Martedì prossimo, 6 ottobre, Anteo è felice di ospitare la lezione di cinema di Daniele Luchetti in occasione dell’uscita nelle sale (1 ottobre) del suo ultimo film Lacci, presentato alla 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Cast:Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi
Genere: Drammatico

Sinossi: Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati. Dal romanzo di Domenico Starnone, per il New York Times uno dei 100 migliori libri del 2017, il nuovo film di Daniele Luchetti.

Anteo Palazzo del Cinema
Martedì 6 ottobre
15.30 proiezione del film LACCI
17.15 lezione di cinema con Daniele Luchetti

Biglietti acquistabili su www.spaziocinema.info o presso le casse del cinema.
Prezzi: normale biglietteria (6,00 € intero – 5,50 € ridotto)

Carignano di Torino, Sivio Orlando: “Lacci”

Silvio Orlando_ph Massimiliano Bonatti
Silvio Orlando_ph Massimiliano Bonatti

Martedì 14 novembre 2017, alle ore 19.30, al Teatro Carignano, andrà in scena, LACCI tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, per la regia di Armando Pugliese. Lo spettacolo è interpretato da Silvio Orlando e da (in ordine alfabetico) Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Nobile, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera, Matteo Lucchini. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Silvia Polidori, le musiche di Stefano Mainetti e le luci di Gaetano La Mela.

La commedia sarà replicata al Carignano, per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, fino a domenica 26 novembre.

Commedia amara che parla di matrimonio, sacrificio, tradimento e bisogno di libertà: dopo il grande successo de La scuola, Silvio Orlando torna in scena con un testo di Domenico Starnone, penetrando le crepe e le fragilità della famiglia.

«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie»: si apre con queste parole la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una rabbia impotente e a domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia.

Lui è stato a lungo a Roma, innamorato della grazia lieve di una nuova compagna con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei è rimasta a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità.
Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre.

Silvio Orlando, reduce dal successo di The Young Pope di Paolo Sorrentino, è il marito che torna alla famiglia abbandonata anni prima, per scoprire intatto il risentimento della moglie e dei figli, incapaci di capire le motivazioni di adulti così fragili e privi, anch’essi, di modelli da seguire o, almeno, da comprendere. Una sinfonia del dolore, un catalogo dolceamaro che indaga con ironica malinconia il fallimento di una generazione, quella del Sessantotto, incapace di uscire dalla fascinazione degli ideali di libertà e indipendenza e disarmata di fronte alle conseguenze del disastro.

Silvio Orlando al Duse di Bologna con “Lacci”

LACCI - Silvio Orlando
LACCI – Silvio Orlando

Dopo il grande successo de La scuola, riportato in scena, a un trentennio dall’esordio, Silvio Orlando con il nuovo spettacolo Lacci ritorna al Teatro Duse di Bologna dal 3 al 5 novembre. Anche in questo caso il grande attore si confronta con la scrittura di Domenico Starnone e penetra da un’altra porta le crepe e le fragilità del mondo in cui viviamo: prima visto attraverso il microcosmo dell’educazione, questa volta attraverso il sistema della famiglia, dove cova ogni giorno la minaccia di crollo per un cosmo ben più grande di quello racchiuso tra le mura di casa.

La storia infatti ripercorre le attese, le sconfitte, i ripensamenti interni ad un amore e alle sue conseguenze, e porta già nei nomi una promessa di rovina. Quello che dovrebbe tenere è in pezzi e la caduta porta via a fette grosse il sogno. La violenza interna, come nella tragedia antica, contiene già i semi di più estese guerre e incomprensioni. Una tragedia contemporanea, quasi, mascherata da commedia.

«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Si apre infatti così, con parole definitive, la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e a domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia.

Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.

Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.