Crumbling: il nuovo videoclip di Camilla Fascina

copertina
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La cantautrice Camilla Fascina torna all’inglese con la band Edwig.

Crumbling, il nuovo videoclip, canta la solitudine delle generazioni moderne e parla del fenomeno degli Hikikomori.

Camilla Fascina, la cantautrice vicentina che si presenta sulla scena musicale con brani sia in italiano che in inglese, da sola e con la sua band, ritorna a cantare sulle note di un rock raffinato e impegnato, e allo stesso tempo suggestivo come nella migliore produzione del rock alternativo.
“Crumbling” (Il mondo si sta sgretolando) è il nuovo pezzo, struggente e trascinante, in cui Camilla canta e suona alla chitarra, accompagnata dalla band che lei stessa ha fondato nel 2018, gli “Edwig”, formata, oltre che da lei, da Leonardo Zago (chitarra e synth), William Moor (batteria) e Andrea Maggio (basso).
È un pezzo incantevole, che unisce la potenza del rock e il carisma della voce della Fascina, per narrare il disfacimento del mondo odierno, che si frantuma sotto i colpi di una modernità alienante e carica di solitudine. “Crumbling” è una richiesta di aiuto, di un abbraccio, in un mondo moderno che si allontana sempre più dalla sua autenticità, in cui siamo vicini fintamente, perché il contatto generato da una incessante connessione virtuale non potrà mai sostituire il calore di un incontro reale. È una tematica forte, che ci tocca particolarmente in questo momento storico in cui siamo stati chiamati al distanziamento sociale a causa del coronavirus e ci fa capire che, in realtà, soli e distanti lo eravamo già prima del lockdown.
Alle sonorità che, come è usuale aspettarsi dagli “Edwig”, sono ricche di chitarre distorte, bassi sintetizzati e una linea melodica ipnotica, si associano, per dare forza al racconto, le immagini eloquenti del videoclip, visibile in anteprima dal 22 maggio sul sito del Mei (Meeting degli Indipendenti) e su L’Arena.it. Il video è uscito ufficialmente giovedì 28 maggio, sul loro canale Youtube ed è visibile su questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=7nI4oUoXbqE. Tutte le altre news potranno essere seguite invece sul sito www.camillafascina.com
«Nella stanza del video, io sono diventata un robot. Non distinguo più la realtà dall’immaginazione. Ho il visore sul volto per isolarmi dalla realtà. Ma nel mio video provo ad offrire un messaggio positivo: si può uscire dall’isolamento, grazie alla musica e alle amicizie» ha dichiarato Camilla a cui l’idea è venuta dopo aver visto un documentario sugli Hikikomori. In Giappone, sono chiamati così gli adolescenti che vivono chiusi per anni dentro la loro stanza, senza che i genitori riescano a dissuaderli. «Il rischio più grande di cadere in questa forma di isolamento si presenta negli anni tra la scuola media e le superiori – continua Camilla nella spiegazione del videoclip -. Gli Hikikomori raccontano di avere difficoltà nel presentare il loro corpo agli altri. Per loro, la tecnologia, più che un sistema di connessione e socializzazione, diventa l’unico mondo possibile e li porta alla reclusione. La loro forma di esclusione sociale è stata paragonata alla tradizione dell’Harakiri, il suicidio che si pratica in Giappone, secondo un antico rituale samurai, dovuto alla perdita dell’onore».
La reclusione volontaria degli adolescenti non è circoscrivibile al solo Giappone. Proprio questo aspetto ha catturato l’attenzione di Camilla nel dedicarsi alla realizzazione del nuovo progetto visivo. «Mi ha colpito molto il fatto che questo fenomeno si stia diffondendo anche in Italia, tanto che è stato creato su FB il gruppo “Hikikomori Italia”».

“Hikikomori” : facciamo chiarezza

Hikikomori-
Hikikomori-

Un nuovo disagio che riguarda i giovani si affaccia oggi all’attenzione delle cronache: è quello dei giovani che si chiudono in casa e smettono di frequentare gli amici, la scuola, e vivono di notte occupandosi di videogiochi o attività solitarie. Sono gli hikikomori.
“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”.

Viene usato per fare riferimento ad adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla società, vivendo nella solitudine della propria stanza.
Dal momento che si tratta di un fenomeno che riguarda persone ritirate o disinteressate a interagire con gli altri, esso tende a rimanere invisibile al mondo esterno e, nonostante la sua grande diffusione, è ancora poco conosciuto.

Trattandosi di fenomeno sociale nuovo, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate, in parte per la carenza di informazione tra il personale,
ma soprattutto per l’impossibilità di comunicare con un ragazzo refrattario a contatti con l’esterno. È quindi importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti per fronteggiarlo.

COME SI RICONOSCE UN HIKIKOMORI?
L’insorgenza delle manifestazioni di ritiro sociale avviene generalmente nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in età avanzata. Il ritiro sociale può essere più o meno intenso, a partire da sporadici rifiuti a partecipare a eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento sempre più severe e totalizzanti.

Il fenomeno hikikomori è diverso dal fenomeno dei NEET in quanto si contraddistingue con l’allontanamento progressivo dalla società. Si tratta di una forma di autoreclusione volontaria caratterizzata dal disinvestimento per le relazioni interpersonali e da un circolo vizioso di progressivo isolamento.

Tra i principali campanelli d’allarme possiamo identificare: Ritiro scolastico Disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei Inversione del ritmo sonno veglia Auto confinamento nella propria camera da letto Preferenza per attività solitarie (di solito legate alle nuove tecnologie), spesso anche giochi online.

Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile L’hikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. L’isolamento può durare alcuni mesi o diversi anni, e generalmente non si risolve spontaneamente.

PERCHE’ SI DIVENTA HIKIKOMORI?
Non è stata identificata una relazione causa effetto. L’hikikomori è il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari. Tuttavia ogni caso è profondamente diverso ed è difficile stabilire quale di questi tre aspetti incida maggiormente sulla scelta dell’isolamento.

Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia e panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.

QUANTO DURA L’HIKIKOMORI?
Non vi è un tempo limite. L’hikikomori non è una fase dell’esistenza, ma una modalità fortemente interiorizzata di fronteggiare e interpretare la realtà circostante. Se non affrontato adeguatamente, il ritiro sociale può durare potenzialmente anche tutta la vita. Ecco alcune informazioni chiave:
Gli hikikomori NON sono malati mentali Gli hikikomori hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il loro isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante.

Considerare l’hikikomori come un “malato mentale” significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse.
Alcune recenti ricerche scientifiche hanno, inoltre, stabilito l’esistenza di un “hikikomori primario”, ovvero una condizione di isolamento sociale che non deriva da nessuna psicopatologia pregressa. Il governo del Giappone (paese dove il fenomeno è molto più diffuso e aggressivo rispetto all’Italia) ha stabilito con un documento ufficiale che “l’hikikomori non deve essere considerato una malattia”.

GLI HIKIKOMORI NON SONO DEI FANNULLONI
Il pregiudizio che gli hikikomori siano pigri è il più comune. È quello che suppone che gli hikikomori si isolino per poter evitare la fatica dello studio o del lavoro e dedicarsi a attività ludiche.

Si tratta di una assunzione completamente errata: i soggetti hikikomori sarebbero perfettamente in grado di affrontare gli impegni scolastici e lavorativi se non fossero scoraggiati dalle loro esperienze negative con le relazioni sociali e non si sentissero schiacciati dalle eccessive pressioni di realizzazione sociale trasmesse dalla società o dagli adulti rilevanti

Vi è sempre una grande paura di fondo nel doversi confrontare con gli altri. Scherno, risa, commenti, o anche solo semplici sguardi che possano farli sentire giudicati, sono causa di grande vergogna e malessere. Gli hikikomori NON hanno avuto una educazione permissiva.  Spesso si presume che i genitori del soggetto ritirato non siano in grado di garantire una buona educazione dei figli e non sappiano istituire un modello di regole chiare che indichino al giovane il corretto comportamento sociale, i doveri e le responsabilità.

Eppure, la letteratura sul fenomeno rileva che l’educazione permissiva non si riscontra con regolarità nei soggetti colpiti dal fenomeno e, soprattutto, non con una incidenza maggiore rispetto ad altre problematiche.

UNA ASSOCIAZIONE DI GENITORI PER AIUTARE I RAGAZZI
L’Associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia, raccoglie (e accoglie) oggi già molte centinaia di famiglie in tutta Italia, e da allora ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale:
Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo, in tutte le località di Italia.

Moltissimi casi di associati ci testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti nel miglioramento della comunicazione tra hikikomori e genitori e nel graduale riavvicinamento dei ragazzi alla società.Ha sottoscritto e avviato con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte un protocollo di intesa per fronteggiare l’hikikomori. Partecipa ad un tavolo tecnico voluto dal MIUR per la redazione di linee guida per le scuole di secondo grado. Svolge attività con enti pubblici e privati. Organizza eventi di diffusione.

Per informazioni
https://www.hikikomoriitalia.it/
https://www.facebook.com/HikikomoriItalia/
https://www.hikikomoriitalia.it/p/gruppo-genitori.html