“Fratelli traditi”

fratelli traditi - libro
fratelli traditi – libro

Dal 2011 a oggi l’Europa e l’Occidente hanno assistito inerti e indifferenti al dramma dei cristiani di Siria, perseguitati dall’Isis e dalle altre formazioni jihadiste. Il tradimento inizia con la miope illusione della Primavera Araba, descritta e raccontata come un insieme di rivolte democratiche e liberali.

Dietro quelle sollevazioni si nasconde l’ascesa dei Fratelli Musulmani e delle altre forze islamiste a capo dell’insurrezione contro il regime di Bashar al-Assad. Così quell’insurrezione – appoggiata dall’America di Barack Obama e da gran parte delle nazioni europee, Italia compresa, – si trasforma ben presto nel tentativo di consegnare il Paese al fondamentalismo.

I cristiani di Siria, come testimonia questo libro, sono i primi a denunciarlo, i primi a raccontare le nefandezze e i massacri compiuti da queste formazioni. Ma non vengono né ascoltati, né creduti. Nella narrazione – condivisa da gran parte dei governi occidentali e rilanciata dai media generalisti – i nostri “fratelli nella fede” diventano semplicemente i complici e i sostenitori del regime del dittatore Assad.

Prigioniero di questa grande mistificazione, l’Occidente assiste senza muovere un dito alla persecuzione dei cristiani da Homs ad Aleppo, da Raqqa alla periferia di Damasco, dove ininterrottamente da tremila anni si parla anche l’aramaico, la lingua di Gesù. Intrecciando l’analisi degli eventi con le voci raccolte nei numerosi reportage realizzati dal 2012 a oggi, Gian Micalessin ci racconta il conflitto siriano dal punto di vista dei cristiani.

Ma ci spiega anche come il sostegno e gli appoggi garantiti ai gruppi jihadisti nella speranza di spazzare via il regime di Bashar al-Assad abbiano permesso la nascita dell’Isis e facilitato gli attentati che hanno colpito il cuore dell’Europa. Perché tradendo i cristiani di Siria abbiamo, alla fine, tradito noi stessi.

«Dobbiamo dirlo con chiarezza, e vergognarci di noi stessi, perché noi europei non abbiamo mai pensato ai milioni di cristiani della Siria, dell’Iraq, dell’Egitto o dell’Etiopia come ai nostri padri, come ai nostri antenati spirituali, non abbiamo mai visto in loro le radici storiche e culturali della civiltà cristiana, un mondo prezioso di cui essere orgogliosi e da difendere.»
Dall’Introduzione di Francesco Alberoni

L’AUTORE
Gian Micalessin, giornalista, inviato di guerra, autore di reportage e documentari, docente al Master di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano, scrive per Il Giornale e collabora con numerose testate televisive in Italia e all’estero. Ha seguito più di trenta conflitti dall’Africa al Sudest Asiatico, dal Medio Oriente alla ex Jugoslavia e dal 2012 è stato numerose volte in Siria. È anche autore di Afghanistan solo andata. Storie dei soldati italiani caduti nel Paese degli aquiloni (Cairo, 2012).

Afghanistan solo andata

Gian Micalessin, Afghanistan solo andata

Storie dei soldati italiani caduti nel paese degli aquiloni 

Note introduttive del Generale Enzo Camporini e del Capitano M.O. Gianfranco Paglia

Con un’intervista al Generale Marco Bertolini

IL LIBRO

Sono più di cinquanta i soldati italiani che non torneranno dalle pietraie e dai deserti dell’Afghanistan, il Paese dove gli aquiloni hanno smesso di volare. Ma non c’è solo la guerra in queste pagine, c’è la storia di chi ha deciso di combatterla. Non c’è solo la cronaca della loro morte, c’è la storia della loro vita.

Sono più di cinquanta i soldati italiani caduti in Afghanistan dall’inizio della missione Isaf nel 2004. Ma in realtà il primo dei nostri connazionali è morto nel 1998, quando la missione delle Nazioni Unite si chiamava Unsma e aveva il compito di «sorvegliare» i talebani. In un altro millennio, prima dell’11 settembre, prima di qualsiasi «guerra al terrorismo».

Dietro questa lunga teoria di nomi ci sono volti, desideri, ambizioni di giovani uomini, scelte di vita non sempre facili e scontate. A raccontarli è Gian Micalessin, inviato di guerra che conosce l’Afghanistan da trent’anni, che l’ha visto passare dal controllo sovietico a quello talebano fino alla situazione magmatica di oggi. E non potendo raccontarli tutti, ha raccolto otto storie esemplari, otto piccole biografie che tessono una trama comune, che consentono di capire chi sono i militari italiani impegnati nel Paese degli aquiloni, qual è la loro missione, perché hanno scelto il mestiere delle armi, che cosa li ha spinti a rischiare la vita a migliaia di chilometri da casa.

Afghanistan solo andata cerca di ridare voce a quei ragazzi che sono stati figli, fratelli, mariti e padri, che troppo spesso conosciamo soltanto dalle cronache della loro morte, succinte eppure intrise di inutile retorica. Perciò le cronache di Micalessin parlano di vita, riaprono quelle porte che dopo la momentanea ondata collettiva di commozione si chiudono alle spalle delle famiglie lasciandole sole con la loro irrimediabile perdita. Ha parlato con i commilitoni, ha raccolto i ricordi di gioia di amici e parenti ma ha anche distillato nuove lacrime, in omaggio a un sacrificio che non va dimenticato. 

L’AUTORE

Gian Micalessin, inviato di guerra, scrive per Il Giornale e altre testate. Inizia realizzando reportage al seguito dei mujaheddin afghani che combattono l’occupazione sovietica. Poi firma altri reportage e documentari da Iraq, ex Jugoslavia, Cecenia, Algeria, Ruanda e dall’epicentro del morbo di Ebola in Zaire. Dalla fine degli anni ’90 segue con particolare attenzione le questioni mediorientali, il conflitto israelo-palestinese e l’Iran. Per la carta stampata ha collaborato con Corriere della Sera, Repubblica, Panorama, Libération, Der Spiegel, El Mundo, L’Express, Far Eastern Economic Review. Ha inoltre lavorato per network nazionali e internazionali (CBS, NBC, Channel 4, TF1, France 2, NDR, TSI, Rai 1, Rai 2, Canale 5, La7).