Goran Bregovich

 

Goran Bregovich

and the wedding & funeral band “Champagne for Gypsies”

Milano, 14 luglio 2011 – di Elisa Zini – Molto atteso a Villa Arconati il concerto di Goran Bregovic and the wedding & funeral band. Goran affonda le sue radici nei Balcani: nato a Sarajevo da padre croato, membro dell’Armata Popolare Jugoslava, e madre serba è da sempre l’emblema di come la musica possa unire popoli nel rispetto delle tradizioni, dell’amore e dell’arte.

Icona della musica balcanica nelle sue diverse forme e nell’allegria travolgente di una vera e propria orchestra, con sonorità tzigane e polifonie tradizionali bulgare, la banda si compone di nove musicisti: Goran alla chitarra elettrica accompagnato da due coriste e a seguire percussioni e fiati. Trombe, tromboni, clarinetto e sax si amalgamano in un ensemble che travolge e trascina il pubblico, numerosissimo, in una danza senza fine. Un ordine caotico dove ognuno trova spazio di espressione. Reso famoso per aver scritto tra le più belle colonne sonore dei film del regista e amico Emir Kusturica, Underground, (Palma d’oro a Cannes nel 1995), Il tempo dei Gitani, Arizona Dream, Gatto nero gatto bianco, solo per citarne alcuni, Goran Bregovich ha continuato a comporre musica e a coinvolgere il grande pubblico dal vivo. I suoi concerti trasudano memorie, costumi, usanze, tradizioni, riversando tutto l’amore per la sua amata terra: la Jugoslavia.

La sua vita è un esempio di come tradizioni e culture diverse possano convivere nel rispetto dell’uomo. Dopo il divorzio dei genitori, Goran Bregovich ha vissuto assieme alla madre nella zona a predominanza musulmana di Sarajevo, entrando così a contatto con tutte e tre le culture e nazionalità che formavano, e formano, la Bosnia-Erzegovina. Attualmente Bregovich vive a Parigi con la moglie Dženana Sudžuka e le loro figlie Ema, Una e Lulu. La sua musica risente arricchendosi, da sempre, di tutto questo.

Un pubblico affezionato, multigenerazionale, lo ha accolto ieri sera a Villa Arconati abbracciandolo fin dalle prime note. Da lì a poco è stato impossibili restare seduti: giovani, mamme, papà e nonni in piedi fino a fine concerto, a danzare e a tenere il tempo con le mani, tutti con il sorriso in volto che insieme a quello di Goran hanno reso l’atomosfera davvero magica.

Nel repertorio composizioni nuove tratte da Champagne for Gypsies (titolo del suon nuovo disco) e un tributo a ricordare il sodalizio con Emir Kusturica. Molto bello l’omaggio ad Arizona Dream, l’originale film di Kusturiza con un Johnny Deep, esordiente, e un Jerry Lewis indimenticabile, invecchiato non solo di età capace di entrare, con la sua recitazione, nel profondo del cuore. Due le colonne sonore presentate da Goran, applauditissime dal suo pubblico, a rievocare immagini, colori, profumi e tradizioni mai perdute.