Vittorio Mezza

VITTORIO MEZZA

Con il precedente disco targato Abeat (Vittorio Mezza trio, 2010) il pianista campano si era guadagnato da subito i favori sia della critica (inserito nella lista dei 100 cds dell’anno ai JazzitAward) che del pubblico di appassionati.

Con questo nuovo lavoro, intitolato “Life Process”, VITTORIO MEZZA interpreta al piano solo cinque inediti e cinque standards: da Coltrane a Monk, Ellington, oltre ad una originalissima rilettura di “Quando”, il celebre successo di Pino Daniele,  in una prospettiva che merita di essere vissuta.

Vittorio Mezza conferma le sue straordinarie doti di pianista dal tocco raffinato ed elegante, di classe cristallina. Pianismo che attinge sapientemente alla tradizione jazzistica per esplorare nuove frontiere stilistiche e dispiegarsi in chiave autonoma ed originale. Un artista che conferma la vitalità e l’eccezionale bontà del pianismo italiano sempre ai massimi livelli.

INTERVISTA

Un cd tutto tuo.  Novità, traguardo ma anche responsabilità…

“Oggi, come musicista, sento più che mai una grande responsabilità sul mio lavoro poiché la disarticolazione generale è sempre in agguato. La globalità stessa, per esempio, oltre alle tante cose positive, non esclude un’assottigliamento dell’idea della responsabilità e della coerenza col risultato che, forse, più che in passato e in rapporto a tutta la vastità a cui sia ha accesso, c’è un maggiore rischio di perdersi.

Life Process rappresenta un punto nodale del mio percorso – un traguardo, come si è detto -, la nuda istantanea di un rapporto con lo strumento e con se stessi: l’essere musicista che sfocia nella totale compenetrazione tra arte e vita cercando un senso più profondo nella condivisione e nell’apertura all’altro. Quindi il mio obiettivo è sicuramente quello di fornire una direzione chiara e coerente all’ascoltatore, prepararlo alla prospettiva sonora di un viaggio vero, spero tendenzialmente evocativo di immagini eidetiche – che enorme sfida! “

Il Jazz in Italia finalmente sta un po’ crescendo come pubblico e locali: continui in questa direzione o meglio spostarsi all’estero?

“Per indole non ho mai posto limiti o barriere a nulla. Da anni ormai il jazz in Italia è una realtà molto ben consolidata e apprezzata – soprattutto all’estero, tanto che si parla in maniera peculiare del Jazz Italiano -, anche se non arriviamo ancora al livello di strutturazione e caratterizzazione socio-istituzionale degli americani o dei vicini nordeuropei. Personalmente, proprio come approccio generale, vorrei poter dare un respiro globale alla mia musica e in Life Process c’è tutta l’intenzione di rientrare in questa prospettiva (anche il booklet interno, ad esempio, è in versione inglese). A tal proposito, in autunno farò un piccolo tour in solitario in Africa e sto valutando anche altre possibilità estere.”

Cosa ti aspetti da questo cd?

“Innanzitutto che piaccia e magari sia apprezzato. Poi, certamente, sarebbe bello auspicare un approccio all’ascolto libero, vero e desideroso di concedere la possibilità – a chi lo voglia – di entrare nella propria intima dimensione; anche se tutto ciò non è facile poiché mi rendo conto di ‘navigare in solitario’: la velocità di oggi ci proietta in una situazione di percezione di tratti di pensiero che corrispondono, forse, anche ad una brevità di concentrazione, oltre a farci avvertire come una sorta di senso di scomposizione identitaria dovuta al sovraccarico della tecnologia, delle relazioni virtuali. Ma credo che le persone avvertano fortissima un’incredibile esigenza di cambiamento, di rinnovamento e di ricomposizione della realtà – dell’esistenza stessa – che forse è simile (e mi auguro di non sbagliare) a quella venutasi a creare più o meno un secolo fa: tutto andava man mano sempre più incrinandosi – alle soglie delle Grandi Guerre – producendo la frattura asistemica che ha portato all’esplosione delle più alte forme nel Novecento.”