Poca acqua non fa dormire

idratazione e sonno
idratazione e sonno

Meno 2 ore di sonno a notte: ecco quanto ci costa non bere abbastanza acqua

Il professor Umberto Solimene dell’Osservatorio Sanpellegrino spiega perché

bere poca acqua può farci perdere 2 ore di sonno a notte

Milano, 18 febbraio 2020 – Possono essere molti i motivi causa di una notte insonne o un riposo disturbato, dalla digestione che non va come dovrebbe ai troppi pensieri e preoccupazioni che non lasciano tranquilli. Ma uno dei motivi meno noti e scontati che potrebbero influire su una cattiva qualità del sonno facendoci dormire fino a due ore in meno a notte è bere poca acqua.

Dallo studio “Short sleep duration is associated with inadequate hydration”[1], pubblicato sulla rivista “Sleep” è emerso che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno. I risultati sono scaturiti da due studi condotti negli Stati Uniti e in Cina che rispettivamente hanno preso in considerazione 9.559 e 11.903 persone. I criteri di valutazione utilizzati per analizzare la durata e la qualità del sonno – in relazione allo stato di idratazione dell’organismo – si sono basati, oltre alla compilazione di interviste dirette e via computer, su due parametri analitici dell’urina, ovvero la densità e la composizione ionica (sali disciolti). In entrambi gli studi non sono state coinvolte persone con patologie renali o che facessero uso di farmaci che potessero interferire con i risultati.

“Lo studio ha messo in evidenza che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) sono indici di scarsa idratazione e portano ad un accorciamento della durata del sonno di circa due ore legate a modificazioni nel rilascio dell’ormone antidiuretico (vasopressina) con interferenza dei ritmi circadiani (risveglio). In sostanza l’organismo disidratato si difende producendo vasopressina per non perdere liquidi influendo però sul risveglio anticipato” – spiega il Professor Umberto Solimene, dell’Università degli Studi di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino.

L’acqua, quindi, oltre ad essere alla base del benessere del nostro organismo in generale, può anche aiutarci a dormire bene. Una relazione, quella tra acqua e sonno, poco scontata: “Non dimentichiamo – prosegue il professor Solimene – “che l’acqua può contribuire ad avere una buona digestione, un altro degli aspetti che aiuta a dormire bene. In particolare, le acque minerali bicarbonato-solfate, grazie alla presenza di questi due sali minerali, stimolano l’attività del fegato e del pancreas, riducendo l’acidità gastrica e favorendo l’azione degli enzimi digestivi. È importante ricordare anche che l’acqua minerale contiene altri oligoelementi utili per mantenere il regolare ciclo veglia-sonno, come il magnesio e il potassio. Al contrario, una carenza di questi due elementi può condurre a insonnia ed a irritabilità”.

SANPELLEGRINO

Sanpellegrino è l’azienda leader nel campo del beverage in Italia, con acque minerali, aperitivi analcolici, bibite e tè freddi. I suoi prodotti, sintesi di benessere, salute ed equilibrio, sono presenti in 150 Paesi attraverso filiali e distributori sparsi nei cinque continenti.

Sanpellegrino, come principale produttore di acqua minerale, è da sempre impegnata per la valorizzazione di questo bene primario per il Pianeta e lavora con responsabilità e passione per garantire a questa risorsa un futuro di qualità. Un impegno che passa anche attraverso la promozione dell’importanza di una corretta idratazione: Sanpellegrino infatti sostiene e diffonde i principi di benessere psico-fisico legati al corretto consumo di acqua, facendosi portavoce dell’“educazione all’idratazione” attraverso un programma che promuove il consumo quotidiano della corretta quantità di acqua, a seconda delle diverse esigenze e stili di vita.

Bere poco peggiora la percezione del dolore

disidratazione
disidratazione

Seguire una corretta idratazione, ovvero scegliere l’acqua come bevanda principale e consumarne circa 8 bicchieri al giorno, è alla base del benessere di tutto l’organismo. Al contrario la disidratazione conduce ad una serie di conseguenze negative che si ripercuotono anche sulla percezione del dolore.

Studi condotti da un gruppo di ricercatori neozelandesi dell’Università di Massey1 confermano infatti che se beviamo troppo poco siamo più sensibili al dolore.

I ricercarori sono arrivati a questa scoperta effettuando su un gruppo di volontari per due volte (idratati VS disidratati) il cossidetto Cold Pressure Test – test dello stimolo del freddo – che consiste nel sottoporre i partecipanti alla pressione fredda sui piedi finché il dolore non diventa intollerabile.

Il risultati sono arrivati confrontando il tempo di sopportazione durante le due fasi e hanno provato che quando i soggetti erano fortemente disidratati percepivano il dolore il 40% in più rispetto a quando invece erano ben idratati. Ma gli effetti negativi sono stati riscontrati già con una lieve disidratazione, che porta ad un aumento del 20% alla sensibilità del dolore.

Ma quali sono i meccanismi alla base di questi risultati?

“Il Cold Press Test provoca uno stress termico sull’organismo innescando un aumento della pressione sanguigna – spiega il professor Umberto Solimene dell’Università degli Studi di Milano, membro dell’Osservatorio Sanpellegrino, Presidente FEMTEC, Federazione Mondiale del Termalismo – Durante il test il corpo risponde allo stimolo attraverso la regolazione della temperatura corporea. Nel caso di un organismo ben idratato il sistema di termoregolazione è più efficiente, e attraverso la stimolazione del sistema nervoso simpatico e l’aumento della produzione di endorfine – che provoca un effetto analgesico – riesce ad adattarsi più facilmente alle nuove condizioni ambientali. Per questo motivo mantenere il proprio corpo correttamente idratato aiuta a non aumentare la percezione del dolore”.

I risultati di questi studi confermano che l’idratazione è fondamentale per il benessere del nostro organismo a 360°. A maggior ragione in inverno, quando con il freddo è facile dimenticarsi di bere.

Su questo delicato aspetto, è importante sensibilizzare in modo particolare le persone anziane che anche in inverno vengono spesso colpite da disidratazione perché in aggiunta al “fattore freddo” in generale non percepiscono in maniera decisa lo stimolo della sete. La stessa attenzione, alla luce dei risultati dello studio, che dovrebbero prestare coloro che soffrono di malattie croniche. “In un contesto come quello odierno, – conclude il professor Solimene – in cui l’aspettativa di vita e d’invecchiamento della popolazione si allunga; aumentano, di conseguenza, anche le malattie croniche.

Circa un quinto della popolazione italiana soffre quotidianamente di dolore cronico causato per esempio da malattie osteoarticolari, influenzando in tal modo la qualità della vita e i costi della assistenza sanitaria. Diventa, dunque, necessario associare ad una buona alimentazione anche una corretta idratazione per evitare di aumentare la percezione del dolore che in questi casi è già alta”.