Giornata Internazionale degli Archivi

Archivio-carotaggi-glaciali
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Il 9 giugno si celebra la giornata internazionale degli archivi, un’iniziativa promossa dall’International Council on Archives (ICA) per porre l’attenzione dell’opinione pubblica, dei cittadini e delle istituzioni di tutto il mondo sugli archivi e sul lavoro degli archivisti e per ricordare l’istituzione dell’ICA il 9 giugno del 1948.

Pochi lo sanno, ma gli archivi hanno un inestimabile valore culturale, storico, civile e anche economico. Si stima infatti che i 101 Archivi di Stato italiani, che conservano da soli 1.500 km di documenti, raggiungano un valore di quasi 150 miliardi di euro.

A questi si devono aggiungere altri 2.300 km di documenti nei depositi delle amministrazioni statali, e quelli custoditi negli archivi di 8.000 comuni, 80.000 scuole, 25.000 strutture sanitarie, 20 regioni, decine di migliaia di enti, imprese, famiglie, persone.

Tra gli archivi più “curiosi” e più consultati – 150milioni di pagine viste all’anno – c’è il Portale degli antenati attraverso il quale chiunque può andare a cercare la storia della propria famiglia.

La consultazione di questo archivio online può portare a sorprese inattese e anche destabilizzanti, come racconta Augusto Cherchi, vicepresidente dell’ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana), ricordando un caso in cui si è imbattuto un suo collega qualche anno fa.

Per celebrare gli archivi di qualunque natura, “eternamente vivi” come li ha definiti Andrea Camilleri, nel 2016 è nato “Ispirati dagli archivi” un’iniziativa promossa da ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana), DGA (Direzione Generale Archivi) e ICAR (Istituto Centrale per gli Archivi) che ha lo scopo di accrescere la conoscenza della ricchezza del patrimonio archivistico del Paese e la consapevolezza attorno al lavoro degli archivisti.

L’edizione del 2016, si è conclusa con l’adesione di 320 archivi (di cui 36 dall’estero) e la realizzazione di 180 eventi in una sola settimana.
L’edizione del 2019 (3-9 giugno), presentata ieri a Roma e che vede come primi testimonial annunciati Camilleri e Lucarelli, mira a rendere protagonisti le comunità che frequentano gli archivi, utenti e studiosi (si stima che, nei soli Archivi di Stato ogni anno vengano consultati circa 1.000.000 di fascicoli), ma anche tutti coloro che non sono mai stati in archivio, attraverso il coinvolgimento in iniziative, incontri, eventi e attività sviluppate dentro e fuori le mura degli istituti su tutto il territorio nazionale e anche all’estero.

Al Mudec: ”Frida Kahlo. Oltre il mito”

mostra_interna_frida
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Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” porta in Italia più di cento opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie.

Frutto di sei anni di studi e ricerche, ha l’obiettivo di delineare una nuova chiave di lettura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche semplificatrici.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo “Dolores Olmedo” di Città del Messico e dalla “Jacques and Natasha Gelman Collection”, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, insieme a prestiti di diversi musei internazionali che permetteranno di ammirare alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).

“Frida Kahlo. Oltre il mito” intende superare la visione semplicistica del lavoro dell’artista messicana, derivata dall’intreccio inestricabile tra la sua vita e la sua opera, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là dei limiti della sua biografia superando il mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

Afferma Diego Sileo, curatore della mostra, conservatore del PAC e storico dell’arte specializzato in arte contemporanea latinoamericana: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto perché – contrariamente a quanto appare – la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono infatti limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

Il percorso espositivo rivela come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e propone – attraverso fonti e documenti inediti ritrovati nel 2007 nell’archivio di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi, qui presenti per la prima volta, con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) – nuove chiavi di lettura della sua produzione.

I temi portanti della sua ispirazione artistica – come la ricerca costante della propria identità di donna e di artista, l’affermazione della “messicanità”, la sofferenza fisica, la sua leggendaria forma di resilienza – si riflettono nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa attraverso quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nelle due lunghe vetrine curve che si affacciano sulla nuvola centrale del MUDEC, in perfetto dialogo con la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito”, si snoda il percorso dedicato a “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, visitabile gratuitamente.

Carolina Orsini, conservatore delle Raccolte Extraeuropee del Museo, e Davide Domenici, antropologo specialista di archeologia e storia dell’America indigena, hanno allestito una mostra-approfondimento che esplora appunto l’archeologia messicana attraverso un racconto fatto di oggetti archeologici ed etnografici di area mesoamericana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC, in grado di dimostrare come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondamentali della pratica artistica dell’artista messicana.

Sculture azteche, figurine fittili teotihuacane e ceramiche del Messico occidentale costituirono infatti per Frida Kahlo un lessico al tempo stesso identitario ed estetico, un patrimonio di forme e significati che permise all’artista di esprimere quella “messicanità” che – come si nota nella parallela mostra “Oltre il mito” – costituì uno dei temi portanti della sua opera e di quella vera e propria performance artistica che fu la sua vita.
La mostra si articola in una serie di sezioni dedicate al ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria; al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera e alla loro riscoperta dell’estetica precolombiana; e alla “costruzione” dell’immagine di Frida Kahlo mediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.

INFO
SEDE ESPOSITIVA: MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)
DATE: Dal 1° febbraio al 3 giugno 2018
ORARI
Lun: 14.30_19.30 (Lunedì mattina aperto dalle 10.00 alle 14.30 SOLO per gruppi e scuole su prenotazione con ingresso ogni 15 minuti)
Mar, Mer, Ven, Dom: 9.30_19.30
Gio, Sab: 9.30_22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
BIGLIETTI Intero € 13 | Ridotto € 11
La mostra “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo” è visitabile gratuitamente.

Arriva al cinema “L’Arte viva di Julian Schnabel”

Schnabel
Schnabel

Dopo lo straordinario successo di Loving Vincent, che ha portato in sala 130 mila spettatori in 3 giorni, la stagione della Grande Arte al Cinema prosegue con L’Arte viva di Julian Schnabel, firmato dal regista Pappi Corsicato.

Il film evento, che sarà nelle sale solo il 12 e 13 dicembre (elenco dei cinema a breve su www.nexodigital.it), racconta la storia personale e la carriera pubblica del celebre artista e regista Julian Schnabel. Scritto e diretto da Pappi Corsicato e prodotto da Buena Onda con Rai Cinema,

L’Arte viva di Julian Schnabel ripercorre la formazione di Schnabel, nato a Brooklyn e cresciuto a Brownsville, Texas: dagli esordi della vita professionale nella New York City di fine anni Settanta all’ascesa negli anni Ottanta fino al raggiungimento dello status di superstar nel panorama artistico di Manhattan.

Il film descrive l’approccio estroverso e anticonvenzionale di Schnabel nei confronti del lavoro e della vita: l’amato pigiama di seta, la dimora di Montauk a Long Island e quella nel palazzo in stile veneziano nel West Village di Manhattan. Schnabel è ritratto intento a dipingere, ad allestire una nuova mostra in giro per il mondo e in parallelo nella sua vita privata, in vacanza con i familiari.

Ci sono poi gli approfondimenti sulla sua passione cinematografica che lo porta a realizzare film come Basquiat nel 1995, oltre al pluri-premiato Prima Che Sia Notte (2000, Leone d’argento – Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia) e Lo Scafandro e la Farfalla (2007, Miglior Regia al Festival di Cannes, due Golden Globe e la nomination come miglior regista agli Oscar).

Con a disposizione una miscela multicolore di materiale tratto dagli archivi personali di Schnabel, riprese nuove dell’artista al lavoro e nel tempo libero e le testimonianze di amici, familiari, attori ed artisti, tra i quali Al Pacino, Mary Boone, Jeff Koons, Bono e Laurie Anderson, Corsicato crea un ritratto affascinante e rivelatore di uno dei pittori più anticonformisti e irrequieti del panorama contemporaneo.

Al Museo Vincenzo Vela, rassegna di cinema muto e performance

foto furlati
foto furlati

Doppio appuntamento al Museo Vincenzo Vela domenica 13 novembre dalle ore 16:00. Attraverso scritti e riflessioni, Pascal Schwaighofer proporrà una rilettura del proprio progetto artistico “La classe sterile”; seguirà il programma di film muti curati della storica del cinema Mariann Lewinsky incentrati sul tema del lavoro d’inizio Novecento accompagnati da musiche dal vivo composte ed eseguite da Daniele Furlati.

Nell’anno dell’inaugurazione di AlpTransit il Museo ha posto le sue attenzioni ed energie alla ricerca scientifica del capolavoro di Vincenzo Vela Le Vittime del lavoro, con il quale l’artista Pascal Schwaighofer  si è confrontato creando l’installazione La classe sterile, tuttora presente nelle sale espositive della mostra permanente.

Che cosa accomuna un alveare d’api e il Leviatano di Thomas Hobbes, i feromoni e i Big Data, l’ozio e la pubblicità? È con queste domande che Pascal Schwaighofer aprirà l’incontro di domenica pomeriggio.

Tramite una serie d’intrecci concettuali, l’artista cercherà di collegare fatti e storie apparentemente lontane tra di loro per immaginare quella sorta di paradigma del lavorare e vivere d’oggi che alcuni economisti hanno battezzato “società polline”.

Portando avanti le riflessioni sul mondo del lavoro, alle ore 17:30 la rassegna S-velati e ritrovati organizzata dal Museo, in collaborazione con l’Associazione Musica nel Mendrisiotto e Cineclub del Mendrisiotto, propone una pomeridiana dedicata al cinema degli esordi che si rivela ancora di grande attualità, permettendoci di meglio comprendere tramite uno sguardo al passato il nostro complesso presente.

La storica del cinema Mariann Lewinsky ha selezionato un programma di film rari e preziosi sul tema del lavoro provenienti da prestigiose cineteche europee, quali gli EYE – Archivi di Amsterdam, la Cineteca Comunale di Bologna e la Cineteca svizzera.

Come oramai nostra felice tradizione, e rispettando la prassi originaria dell’epoca del muto in cui i film venivano sonorizzati dal vivo (a volte anche da grandi orchestre), la proiezione sarà accompagnata con musiche composte ed eseguite dal pianista Daniele Furlati.

MUSEO VINCENZO VELA
Largo Vela 5, 6853 Ligornetto, Svizzera