Ryanair: dichiarazione di Stephen McNamara

Stephen McNamara, Direttore della Comunicazione di Ryanair:

 

Ryanair generalmente non commenta voci  o speculazioni, ma conferma che nel 2011 Ryanair ha trasportato oltre 28 milioni di passeggeri da/per e in Italia.

Non è una coincidenza che le dicerie circa la grandezza e l’ ‘importanza’ di Alitalia emergano proprio qualche giorno prima che l’UE  esprima un’importante decisione sugli aiuti di Stato ad Alitalia di circa 300 milioni di euro in fondi dei contribuenti.

 

Ryanair does not generally comment on rumour or speculation, but confirms that in 2011 Ryanair carried over 28million passengers to/from and within Italy.  It is no coincidence that rumours about the size and ‘importance’ of Alitalia come out just days before the EU is due to deliver an important ruling on state aid of an estimated €300m in taxpayer funds to Alitalia.”

 

THE CHIEFTAINS + ANTONIO CASTRIGNANO’

The Chieftains

Milano, 5 luglio 2011 – Elisa Zini Si aprono le danze a Villa Arconati con la musica suggestiva di Antonio Castrignanò, talentuoso musicista del Salento che porta tradizione e calore sul palco bollatese. Due le voci del gruppo popolare Salentino: Antonio Castrignanò e Ninfa Giannuzzi che rispettivamente suonano tamburello, percussioni e violino. Riccardo Laganà accompagna con tamburello e percussioni,
Rocco Nigro suona la fisarmonica, Giulio Bianco zampogna, flauti e armonica, Attilio Turriti chitarra battente e classica, Gianluca Longo mandola e cetra e Giuseppe Spedicato il basso acustico.

“ Il colore unificante, sopra ad ogni suono, è la voce, davvero splendida, e quel modo di cantare insieme scanzonato e rispettoso, irridente come quello di un monello ma così spesso sapiente come solo i vecchi sanno essere ”, è il commento di Mauro Pagani, autore della presentazione dell’ultimo disco inciso dal gruppo Mara la fatìa traduzione Amara la fatica. Musica coinvolgente fin dalle prime note, da ascoltare in compagnia, da ballare in un gioco di sguardi che richiama una terra antica e arcaica sottolineandone i colori, i profumi, il sudore. Una splendida cornice, quella di Villa Arconati per essere trasportati dall’incontenibile energia di cui Antonio è tramite e interprete: una forza che deriva dalle origini, dalle quelle tradizioni popolari che non vanno mai dimenticate.

Dopo una breve pausa per il cambio di strumenti sul palco arrivano gli attesissimi The Chieftanins paladini e ambasciatori della più tradizionale musica Irlandese e Celtica da oltre 40 anni. Acclamati e applauditi si impossessano del palco e iniziano con un duetto tra flauti e corde d’arpa. Il gruppo dietro a completare con melodie d’altri tempi una tradizione, quella celtica e irlandese, che sembra non essere mai tramontata. Come nascono: nel 1962 a Dublino cinque musicisti, Paddy Moloney, Martin Fay, Seàn Potts, Mìcheàl Tubridy e David Fallon, contemporanei dei Beatles e dei Rolling Stones, decisero di formare una band di “folk revival” denominata The Chieftanins e da allora non hanno mai smesso anche se alcuni componenti del gruppo non sono più gli stessi. Il nome Chieftain deriva dalla traduzione della parola gaelica irlandese Taoiseach (esistono gli analoghi tòiseach e tywysog rispettivamente in gaelico scozzese e gaelico gallese) che significa capo clan.

La musica celtica comprende molti generi musicali, che si sono evoluti dalle tradizioni e dalla musica folk dei popoli celtici dell’Europa Occidentale. La musica celtica è una musica popolare, nata dal popolo tramandata oralmente, quasi mai scritta. La musica irlandese invece include sia una parte strumentale sia una parte vocale, tramandate anch’esse oralmente, per la maggior parte tra il Seicento e il Settecento. La danza ha da sempre giocato un ruolo chiave con la melodia e sul palco di Villa Arconati non poteva mancare: due uomini e una donna (moglie di uno dei musicisti) si mostrano al pubblico con le loro doti. Ritmo e allegria si dipanano all’intera platea scatenando battiti di mani a tempo di musica che accompagnano i danzatori irlandesi. Tanto divertimento sia tra il pubblico sia tra i musicisti, bravissimi, molto affiatati anche nelle improvvisazioni. Una bella serata con un tuffo nelle inebrianti tradizioni popolari, consigliata a tutti.

STEFANO BOLLANI

 

Stefano Bollani

Danish Trio – Stefano Bollani piano – Jesper Bodilsen contrabbasso – Morten Lund batteria

Milano, 4 luglio 2011 – Elisa Zini – Un ritorno quello di Stefano Bollani a Villa Arconati, amato dal suo affezionato pubblico che lo accoglie nella splendida cornice della Villa, immersa nel verde, alle porte di Milano.

Pianista giovane con una grande carriera alle spalle: comincia a studiare pianoforte all’età di sei anni e a soli quindici esordisce professionalmente. Si diploma al conservatorio di Firenze nel 1993 e accosta celermente al mondo del jazz. Collabora da subito con grandi musicisti (Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Han Bennink, Aldo Romano, Michel Portal, Gato Barbieri, Pat Metheny, Chick Corea, Bobby McFerrin, Franco D’ Andrea, Martial Solal, Uri Caine, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Greg Osby…) trovando il suo mondo. Protagonista ad eventi prestigiosi quali l’Umbria Jazz, il Festival di Montreal, la Town Hall di New York, la Fenice di Venezia e non ultima la Scala di Milano, Bollani matura in un connubio di arte, tecnica e anima.

Fondamentale per la sua carriera è l’incontro con Enrico Rava con il quale collabora tuttora, promuove concerti e incidendo 13 dischi. Tra i più recenti troviamo Tati (ECM 2005), in trio con Paul Motian alla batteria, (disco dell’ anno per l’Academie du jazz francese), The third man (ECM 2007), (miglior disco dell’ anno per la rivista americana Allaboutjazz e per l’ italiana Musica jazz) e New York days (ECM 2008), in quintetto con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian (disco dell’anno per Musica jazz).

Musicista multipremiato e stimato Bollani porta sul palco di Villa Arconati tecnica e autoironia. Un concerto che mette in luce le grandi doti del pianista, ineccepibile nei ritmi e nelle melodie. Un jazz quello di Bollani che risente molto dell’influenza di Enrico Rava che lo proietta in un mondo un po’ lontano dalle tradizioni, quelle delle origini, quando si suonava con la polvere appiccicata addosso dal gran sudore, dalla forte umidità dell’aria, con un solo alito di vento: lontano da quel Jazz che affonda le sue radici nel blues.

Il jazz sobrio e contemporaneo di Bollani viene sapientemente miscelato a rivisitazioni che fanno divertire il pubblico come quella dedicata a Michael Jackson con una “Bee Jees” inedita. Ottima amalgama tra piano, contrabbasso e batteria in un cambio di ritmi che si susseguono per l’intero concerto: spesso le note sembrano andare oltre i tasti bianchi e neri a disposizione, in una sorta di magica “creazione”. Divertente il duetto con il contrabbasso sostenuto con le sole ultime note acute della tastiera, con una sola mano, mentre l’altra gesticola e intrattiene un pubblico intrigato. Finale “sospeso” dove il trio recita sul palco: bacchette e dita al rallentatore sfiorano gli strumenti senza emettere suoni in un inaspettato gioco che coinvolge il pubblico nell’accorata attesa della nota finale. Applausi meritati ringraziano e salutano Bollani e i musicisti Jesper Bodilsen e Morten Lund per la serata.