La Contraccezione guarda al futuro

pillolacontraccettiva
pillolacontraccettiva

Dal 27 al 29 ottobre Taormina ospita l’8° Congresso nazionale della Società Italiana della Contraccezione (SIC). Ginecologi e sessuologi a confronto sui temi della sessualità e della contraccezione.

Regimi estesi e modulazione del sanguinamento durante la contraccezione ormonale, sistemi contraccettivi nelle donne in giovane età e terapia ormonale, benefici, tollerabilità e sicurezza dei contraccettivi. Questi alcuni degli argomenti al centro della tre giorni di Taormina durante la quale ginecologi e sessuologi si confronteranno in occasione di quello che è l’appuntamento annuale fondamentale di aggiornamento e confronto per i medici specialistici.

Il Congresso nazionale SIC sbarca in terra di Sicilia da oggi, giovedì 27, a sabato 29 ottobre. Saranno tre intense giornate per delineare un’ampia panoramica sui temi della sessualità e della contraccezione con dibattiti e tavole rotonde tra esperti.

 “Tra i temi cardine dell’evento” puntualizza il professor Annibale Volpe, past president della Società Italiana della Contraccezione (SIC) – la contraccezione ormonale e tutte le evoluzioni a essa legata. Faremo in particolare il punto sui regimi estesi e sulla modulazione del sanguinamento in fase di contraccezione orale”.

 “I temi della sessualità su cui ci confronteremo sono temi delicati ma anche attuali che meritano sempre la nostra attenzione e il nostro approfondimento.” ha sottolineato il presidente del congresso professor Antonio Cianci e vice presidente della SIC, “E’ importante il nostro confronto, come medici, sulla contraccezione ormonale e tutte le evoluzioni a essa legate, i fenomeni sociali moderni e il nostro approccio al paziente”.

 Oggi si affronteranno le tematiche della contraccezione nelle Teenagers. Una ricerca di Skuola.net e SIC, su circa 7mila studenti tra gli 11 e i 25 anni sessualmente attivi, rivela che l’11% non si protegge durante un rapporto e fra gli under 14 addirittura il dato sale al 42%.

Questo si riflette su pratiche che non garantiscono la protezione né da malattie sessualmente trasmissibili, né da gravidanze indesiderate. I giovani hanno bisogno di essere indirizzati al riguardo e qui si inserisce il ruolo del ginecologo.

 “L’obiettivo della nostra Società scientifica è quello di affinare non solamente le conoscenze sulla contraccezione degli italiani attraverso un linguaggio semplice e diretto, ma anche di stimolare il confronto tra gli specialisti affinché la cultura della contraccezione si radichi sempre più nel nostro Paese” dice Gianfranco Scarselli, presidente della SIC.

“Il tema del counselling contraccettivo si inserisce in tale contesto al quale si ricollega l’importanza del tema dell’evoluzione. E’ quanto mai importante fare il punto sulle novità e parlare anche di benefici e sicurezza dei contraccettivi, aspetti importanti per far sì che i giovani, ma non solo, si approccino serenamente e con fiducia alla contraccezione”.

Diabete -sport come terapia

diabete
Conversazioni di ordinaria medicina: “Dottore che posso fare per migliorare il mio diabete?” Dottore: “lei si muove? Cammina?” “no, dottore”,  “Beh, prima di tutto inizi a fare attività fisica”. Il consiglio è corretto ma così proposto non avrà alcun effetto.

La nuova tendenza è considerare l’esercizio fisico come una vera e propria terapia da prescrivere, stilando una vera e propria ricetta. Anche l’American Diabetes Association ha analizzato una lunga serie di studi arrivando alla conclusione che alcuni cambiamenti nello stile di vita come una sana e corretta alimentazione e una regolare attività fisica sono in grado di ridurre di oltre il 50%  il rischio  di  diabete di tipo II in soggetti geneticamente predisposti e quindi ad alto rischio.

Conclusioni culminate in un importante documento di consenso, le  cui indicazioni sono arrivate dal finlandese Diabetes Prevention Study che ha in stabilito le quantità minime di esercizio per prevenire la malattia: basterebbero infatti 150 minuti a settimana. Quindi 30 minuti per cinque giorni a settimana o 50 minuti per tre sessioni, basta non far passare mai più di due giorni tra un allenamento e l’altro.

L’esercizio fisico svolto con regolarità costituisce invece una indicazione preziosa che deve essere tradotta e trasferita al paziente in maniera corretta” spiega il Professor Paolo Montera, dell’Università di Tor Vergata, Endocrinologo e Medico dello Sport  del  Servizio di Endocrinologia, Nutrizione e Metabolismo della casa di cura Villa Valeria di Roma “innanzitutto esiste una differenza sostanziale tra attività ed esercizio fisico ove quest’ultimo è caratterizzato da un impegno muscolare strutturato e ripetitivo. Dire ‘deve fare attività fisica’  o “si muova di più” è una raccomandazione generica ed anche una occasione sprecata.

Oggi chi si occupa del settore del trattamento miodinamico delle malattie metaboliche, deve essere in grado innanzitutto di motivare il soggetto e poi di saper ‘prescrivere’ l’esercizio fisico dando al paziente tutti gli strumenti per mettere in atto il proposito, nel modo a lui più congeniale e stimolante. Dobbiamo quindi consegnargli una prescrizione  in cui siano indicati  la durata, l’intensità  il tipo di esercizio e l’obiettivo che si vuole raggiungere, che nel caso dei soggetti diabetici di tipo II  sarà sia ponderale che metabolico, agendo sia sul peso corporeo (circa l’80% dei soggetti è in sovrappeso/obeso) che sui valori emato-chimici, non solo glicemici, alterati.

Una attività fisica prescritta e strutturata quindi può essere il primo passo per evitare l’insorgenza del diabete in soggetti a rischio o per tenere sotto controllo la malattia prima di ricorrere all’uso dei farmaci. Una sessione di esercizio o sport esercita i suoi effetti benefici sui livelli del glucosio circolante (Glicemia)  sino a 72 ore dopo la fine dell’attività.

Almeno 150 minuti a settimana di esercizio misto (70% moderato e 30%  vigoroso) insieme a una dieta modicamente ipoglucidica, permette  di ottenere un calo ponderale del 5-7% e  ha mostrato di migliorare la tolleranza al glucosio più di un farmaco come la Metformina. Per molto tempo si è pensato che gli esercizi di potenza (pesistica, velocità, forza) potessero rappresentare un rischio per il paziente diabetico, ma recenti studi hanno dimostrato che, se eseguiti sotto la supervisione di un esperto, questi esercizi possono essere svolti in sicurezza e anzi sono complementari a quelli più collaudati di resistenza.

Il programma di allenamento dovrà prevedere un graduale incremento dei carichi di lavoro in modo da creare quegli adattamenti salutari, sia a livello muscolare che metabolico, che porteranno a un migliore stato di salute generale e a una riduzione dell’assunzione dei farmaci o delle unità di Insulina abitualmente somministrate, cosa questa, in generale, molto gradita dai pazienti.

Dobbiamo quindi considerare l’esercizio come un vero e proprio farmaco per tutte le patologie metaboliche, sicuro ed efficace. D’altro canto anche l’American College of Sport Medicine, solo due anni fa, ha evidenziato come questa quantità di movimento può contribuire a prevenire e curare oltre 40 patologie, da quelle cardiovascolari ai tumori sino alla depressione e all’osteoporosi.

Va ricordato infatti che l’assenza di movimento, altrimenti detta sedentarietà, è la quarta causa di mortalità e invalidità nel mondo e che l’Italia, sotto questo aspetto, ha il triste primato di essere il paese più sedentario d’Europa e nella scuola con meno ore di Educazione Fisica (Indagine CONI-ISTAT 2014).