MANON: mercoledì 13 incontro “Prima delle Prime”

Parigi 1884. Si chiama opéra-comique, ma non ha i caratteri originari di quella tradizione francese: brevità (Manon è in 5 atti) e dialoghi recitati (il declamato ha forma di melologo, si scioglie sulla musica in flessibilità estrema, dagli a parte sussurrati al cantabile, alle arie). Ne ha la grazia. La storia dei due innamorati (attinta al romanzo di Prévost del 1731) si staglia entro scene di folla in movimento. Il cortile della locanda di Posta dove arrivano le carrozze dei viaggiatori, fra libertini danarosi, soldati, ragazze allegre, accoglie Manon, sedicenne di sbocciante bellezza, stordita dal viaggio, attirata da ciò che vede ma destinata al convento. Entra il giovane Cavaliere Des Grieux, ed è colpo di fulmine: piccole frasi sulla melodia del violino li allacciano, la dolcezza di lei è irresistibile; la carrozza che un ricco voglioso le aveva inutilmente prospettato li rapisce insieme verso Parigi. Nella casa di Parigi, affettuosa e precaria. Leggono insieme la lettera che il giovane ha scritto al padre, ma un corteggiatore potente trama e l’avverte che il padre farà rapire Des Grieux. Manon non sa opporsi al destino che la trascina, lagrima nel dar l’addio alla petite table già preparata e ascolta lui che, ignaro, sogna la casetta della loro felicità. Ma l’agguato è alla porta.

Brilla la bellezza di Manon, cortigiana di lusso, alla passeggiata mondana di Cours la Reine. Canta un’aria di virtuosismo eccitata e malinconica, ma ascolta che Des Grieux sta per pronunciare i voti a Saint-Sulpice e là si fa portare. Organo, pensieri alti e severi, preghiera segreta del futuro abate per dimenticare (Ah! fuyez! douce image) ed ecco irrompe Manon, supplica perdono, lo avvolge carezzevole e sensuale in un duetto senza respiro. E fuggono. Prossima tappa una sala da gioco. La pulsazione ritmica incalza ossessiva i giocatori. Manon ha convinto il riluttante Des Grieux a tentare la fortuna; vince ma è ingiustamente accusato per vendetta. Le guardie, e il padre, li separano nel concertato finale lacerante. Sulla strada dell’Hâvre, dove passa la carretta delle prostitute destinate a deportazione, l’ultimo incontro. L’orchestra porta il tema di Manon, cangiante in qualcosa che non riconosciamo perché lei è cambiata. Con tenerezza infinita confessa a lui, Seul amour de mon âme!, la propria leggerezza colpevole, chiede perdono prima di morire. Si affacciano e sfanno i temi del loro incontro e lei non ha voce per intonarli, non ha forze per fuggire. E lui riprende il tema di seduzione, la culla mentre Manon si addormenta per sempre.  (F. C.)  

Ne parlerà Laura Cosso, musicologa, docente di Arte scenica al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nell’incontro “Le malìe della femme fatale”, con ascolti e video.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

 

Supporto per l’ospitalità Brera Hotels  

 

Supporto tecnico Meeting Project s.r.l. service audio-video Milano

“TOSCA”

Sesto appuntamento del ciclo

 “Prima delle prime”

Stagione 2011/2012 – organizzato dagli Amici della Scala

TOSCA

di Giacomo Puccini

libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

TEATRO ALLA SCALA

RIDOTTO DEI PALCHI “A. TOSCANINI”

MERCOLEDI’ 18 APRILE 2012 ORE 18

Tosca nasce a Roma, al Teatro Costanzi, nel gennaio 1900. Cattura la trama dal più abile teatrante francese del momento, Victorien Sardou, e attraverso la recitazione grandiosa, estremizzata dell’attrice Sarah Bernardt. Puccini osa il passo poliziesco da cinema nascente, il corteggiamento greve e il delitto a vista, cupezze di tortura e fucilazione. Osa la crudeltà dei tempi nuovi, il rischio che ribalta le attese, coglie la fragilità dei protagonisti, l’ora che fugge. Sa equilibrare lo sgradevole col respiro, lo spessore del suo teatro di vita. C’è la Storia, la campagna di Napoleone nel giugno 1800, che scompiglia la vicenda: mette a rischio i sostenitori della libertà e del Bonaparte (Angelotti, Cavaradossi) a fronte dei legittimisti dei Borboni-Asburgo (Scarpia, la Regina), mette in azione Te Deum e Cantate alla notizia d’una vittoria, presto capovolta. Ci sono i luoghi di Roma, uno per atto, a scandire il percorso. La Chiesa di Sant’Andrea della Valle dove tutti approdano: il pittore e Tosca che viene a trovarlo, il fuggiasco patriota, il capo della polizia coi suoi sbirri, la folla per il solenne Te Deum. Palazzo Farnese dove Scarpia cena e trama e dal piano nobile della Regina arriva a folate la voce di Tosca impegnata a festeggiare la vittoria austriaca, dove si tortura e si patteggia l’amore. E dove Tosca uccide. La piattaforma di Castel Sant’Angelo, slanciata nello spazio, fra voci e suoni del giorno che si sveglia, illusione di libertà dove si sale per morire. I protagonisti hanno modernamente una identità professionale: Cavaradossi dipinge, Tosca cantatrice ha misura scenica in ogni gesto e pensiero, Scarpia poliziotto potente e passionale sa porgersi in modi signorili e adescare brutalmente. Amano: Tosca con slancio assoluto, pronto a tutto, e gelosia, Cavaradossi con dolcezza appassionata e ideali che lo trascinano, Scarpia con bramosia dispotica, raffinata e sensuale. Si confidano in arie famose, duetti e soprattutto dialogano, conversano fra loro e con l’orchestra, in un linguaggio moderno, inquieto, affascinante e nervoso, scattante sui pensieri o sulle tensioni drammatiche, smagliante di colori, trepido di sogni, tenerezze, folgorante di presagio tragico. (F.C.)

Ne parlerà Virgilio Bernardoni, docente di Musicologia e Storia della musica all’Università degli studi di Bergamo, nell’incontro “Dimenticare Dio”, al pianoforte e con ascolti.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Supporto per l’ospitalità Brera Hotels