“Mondo Za” all’Anteo Palazzo del Cinema

ZAVATTINI immagini di repertorio all'interno del documentario Mondo Za di Gianfranco Pannone

ZAVATTINI immagini di repertorio all’interno del documentario Mondo Za di Gianfranco Pannone

“Mondo Za” di Gianfranco Pannone, il film documentario che a partire da Cesare Zavattini, sceneggiatore e padre del cinema neorealista, racconta la Bassa Reggiana e la sua gente, sarà proiettato all’ Anteo Palazzo del Cinema, domenica 25 marzo, ore 11, e lunedì 26 marzo, ore 17.40.

Domenica il regista sarà presente in sala per salutare e dialogare con il pubblico, presentato dal giornalista e critico cinematografico Fabrizio Grosoli (ingresso domenica 5,50 euro e lunedì 6 euro. Per info www.spaziocinema.info).

Il film è nei cinema d’Italia distribuito da Movimento Film.

“Oggi – ha spiegato Pannone – le tracce di Zavattini le puoi trovare qua e là nella Bassa. In un vecchio e solitario pittore naif che sembra uscito da un racconto dello stesso scrittore ‘luzzarese’, come in un ragazzo africano emigrato con la famiglia da queste parti, che in inglese (ma senza tralasciare il dialetto locale) rappa versi e pensieri del grande Za”.

Sinossi del film
Cesare Zavattini e la Bassa reggiana. La Bassa reggiana e Cesare Zavattini. Un rapporto di reciprocità ricco e complesso, che in questo film intreccia passato e presente, creando un nuovo tempo sospeso attraverso le testimonianze di quattro uomini d’età e condizioni sociali diverse.

Un film a partire dal grande Za, padre del Neorealismo italiano (chi non ricorda Ladri di biciclette? O Miracolo a Milano?), che incontra idealmente la sua gente in questo pezzo d’Emilia lambito dal Po.

A “Quarto Grado” , il Caso David Rossi

Viero_Nuzzi_Quarto_Grado
Viero_Nuzzi_Quarto_Grado

“Quarto Grado” è tornato a occuparsi – nella puntata in onda il 9 marzo, su Retequattro – del caso di David Rossi, il capo della Comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Il programma condotto da Gianluigi Nuzzi, con Alessandra Viero, ha mandato in onda le dichiarazioni di due testimoni – non legati tra loro – riguardo i presunti festini che si sarebbero svolti in ville nell’Aretino e sul mare, coinvolgendo personaggi noti di Siena e non solo, e che potrebbero avere a che fare con la vicenda di Rossi.

L’inviato di “Quarto Grado” Pierangelo Maurizio ha raccontato di aver incontrato il testimone, che in apparenza non parrebbe avere alcun motivo di risentimento nei confronti delle persone coinvolte in questa vicenda.

Al giornalista, la fonte ha fornito i nomi di tre persone riconosciute nei video e ha quindi spiegato di aver visto i tre spezzoni dei filmati nel 2016, tre anni dopo la morte di David Rossi.
“Quarto Grado” non è dunque in grado di affermare con certezza se il contenuto dei filmati sia autentico o se sia frutto di un montaggio.

Durante la puntata, erano presenti nello studio di Cologno Monzese gli avvocati Paolo Pirani (che assiste la famiglia Rossi) ed Emiliano Ciufegni (che ha difeso Antonella Tognazzi, moglie di David Rossi, nel processo in cui la donna doveva rispondere – insieme al giornalista Davide Vecchi – di violazione della privacy per la diffusione e pubblicazione dello scambio di email tra l’ex capo della Comunicazione MPS e l’amministratore della banca Fabrizio Viola. In una di queste mail, con mittente Rossi, c’era scritto “Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi!!!!”. Nel processo, Tognazzi e Vecchi sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”).

La voce di Peppino Impastato – Teatro Libero

RADIO AUT @daniele Manzella
RADIO AUT @daniele Manzella

La voce di Peppino Impastato sarà in scena, dal 23 al 25 febbraio, presso il Teatro Libero di Milano, nell’ambito della terza edizione della rassegna teatrale “Palco Off” dedicata ad “attori, autori, storie di Sicilia”. Prima degli spettacoli verrà offerta al pubblico una degustazione di vini e prodotti tipici siciliani. Concluderà la serata un incontro con gli attori.

La voce di Peppino Impastato racconta la vita del giornalista, attivista e poeta italiano ucciso dalla mafia nel 1978. Dalle frequenze di Radio Aut, radio libera fondata a Terrasini, Palermo, nel 1977, si poteva ascoltare la voce secca, diretta e sincera di un uomo semplice e umile, ma tanto forte da sfidare nella sua terra, martoriata dalla mafia, la sua stessa famiglia mafiosa.

Quell’uomo è Peppino Impastato, grande lottatore, ma soprattutto grande spirito ribelle, ucciso a soli trent’anni su ordine del capo di “Cosa Nostra”, Gaetano Badalamenti (Don Tano), bersaglio preferito di Peppino nelle sue trasmissioni di Radio Aut.
I flashback sulla vita di Peppino, le sue lotte in un contesto anche familiare impregnato di omertà, il suo amore per la Sicilia, umiliata e saccheggiata, si sovrappongono nell’intreccio scenico alla voce narrante della madre, Felicia Bartolotta, divenuta, in seguito alla tragica morte del giovane, testimone ed erede delle sue idee di libertà e di antimafia brutalmente messe a tacere.

Peppino Impastato è un personaggio che è sempre stato trascurato. La sua storia è spesso stata rivisitata con qualche accorgimento (ne I Cento Passi di Marco Tullio Giordana per esempio) che per fini di spettacolo ne hanno risaltato immagini non troppo veritiere o conformi alla realtà.

Parlando con il fratello, Giovanni, e raccogliendo fonti e pensieri sparsi tra chi era realmente vicino all’ambiente di Radio Aut in quegli anni, abbiamo deciso di denunciare ciò che concretamente e moralmente Peppino rappresentava per la sua gente, utilizzando la sua stessa ironia nel fare nomi e raccontare cose ed evidenziando il lato umano della sua creazione, attraverso la quale riusciva ad esprimersi e farsi sentire. PIERPAOLO SARACENO

La mattina andavamo in Piazza Indipendenza

La mattina andavamo in piazza indipendenza
La mattina andavamo in piazza indipendenza

«Il nostro obiettivo è superare nelle vendite il Corriere della Sera.» Quando, nell’autunno del 1975, Eugenio Scalfari annunciò che la sua nave pirata prossima al varo, battezzata la Repubblica, avrebbe battagliato con l’incrociatore di via Solferino che da un secolo solcava i mari indisturbato, fu accolto da risolini di scherno.

E invece… Questa è la storia di un quotidiano che dopo appena undici anni – esempio unico al mondo  ha toccato il primato delle vendite nel proprio Paese. L’appassionante testa a testa fra i due grandi giornali – che da allora non si è mai arrestato – si svolge parallelamente a una delle fasi storiche più tumultuose e drammatiche conosciute dall’Italia, segnata da terrorismo, scandali epocali, furiose battaglie civili e politiche.

Mentre la Repubblica compie quarant’anni, un giornalista che nel quotidiano di piazza Indipendenza ha ricoperto ogni ruolo racconta quella straordinaria avventura. Partendo da lontano: il felice incontro fra i due protagonisti, Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo, la loro passione per la carta stampata, il tentativo di coinvolgere Montanelli, fino alla realizzazione del grande sogno cullato per oltre vent’anni.

Dalla complicata gestazione alla volata verso il milione di copie. Il clima eccitato, teso e goliardico della redazione, ma anche i tormenti e i contrasti, gli amori e i tradimenti. Le minacce brigatiste. Le vicende pubbliche e private dei suoi più celebri giornalisti: i litigi Pansa-Bocca, i capricci di Biagi, il pianto della Aspesi, gli scherzi di Guzzanti, le fughe di Forattini e Terzani. E quella volta che Scalfari, in lacrime, chiese aiuto a Beethoven…

L’AUTORE
Franco Recanatesi è nato e vive a Roma. Giornalista dal 1964, ha lavorato per 12 anni al Corriere dello Sport e contemporaneamente, per un paio d’anni, ha scritto articoli per Panorama. Nell’aprile del 1976 è approdato a Repubblica ricoprendo in successione i ruoli di redattore sportivo, capo servizio Interni e Cronaca, caporedattore centrale, inviato, caporedattore delle sedi di Torino e di Napoli. Per il Gruppo Espresso ha diretto Il Lavoro di Genova e Il Venerdì. Fra i suoi libri, Uno più undici (Gremese, 2006, finalista del Premio Bancarella Sport), Le dieci meraviglie del Tesoro di San Gennaro (con Paolo Jorio, Istituto Poligrafico dello Stato, 2010), Io sono Giorgio Chinaglia (L’Airone, 2013), Il giornale della scuola (Gremese, 2009).

Concerto del 1° Maggio a Bologna: Luca Bottura , conduttore

LBottura_foto
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Anche quest’anno il giornalista, scrittore e conduttore radiofonico LUCA BOTTURA sarà il padrone di casa del concerto del 1° Maggio di Bologna e sul palco, allestito in Piazza Maggiore, sarà accompagnato dalla resident band composta da Bengi e i Ridillo con cui metterà in scena (sulla falsariga dell’esperienza consolidata con la trasmissione radiofonica “42” di Radio Capital), una rilettura in chiave satirica delle notizie sul mondo del lavoro. Lo scrittore e autore, per la seconda volta conduttore “suo malgrado” coinvolgerà inoltre alcuni “complici” ancora da rivelare, in una vera e propria maratona tra musica, satira, attualità.

L’altro tema della giornata, proposto da Luca Bottura alle band sul palco, sarà BOLOGNA: tutti gli artisti arricchiranno la propria esibizione con la rilettura di un brano dedicato alla città che ospita l’evento, ai suoi simboli, alla sua storia e ai suoi musicisti.

L’appuntamento è in Piazza Maggiore dove la musica comincerà a suonare dalle 17.00 in poi. Questo il cast: LADRI DI CARROZELLE, MULINI A VENTO, LI BASSI, OSTERIA DEL MANDOLINO, SARA LORENI, ANTICO, RIDILLO, DIMARTINO, LA DIFFERENZA feat. OMAR PEDRINI, DARDUST e la BANDABARDO’ si avvicenderanno sul palco fino a notte. Ma non ci sarà solo musica, la giornata sarà anche ricca di iniziative sui grandi temi di attualità, insieme a tante sorprese sul palco ancora da annunciare.

EUGENIO FINARDI, anche quest’anno alla direzione artistica del concerto, spiega «Anche questa volta ho voluto mettere insieme due elementi: l’attenzione all’attualità e l’atmosfera di festa e partecipazione che caratterizza questa città, anche nei momenti più bui: sul palco vedremo quindi avvicendarsi artisti molto diversi tra loro ma ugualmente uniti dalla tenacia nel loro lavoro e in grado di dare a Piazza Maggiore un positivo scossone di energia, confermando il PRIMOMAGGIO BOLOGNA come una tradizione.

Ecco chi sono gli artisti che calcheranno il palco di Piazza Maggiore: LADRI DI CARROZZELLE che mostrano che la disabilità non è un limite… nemmeno nel fare rock; I MULINI A VENTO che si definiscono una band di “musica resistente contro l’indifferenza”; LI BASSI un groove irresistibile da Torino, musicisti eccezionali (tra cui l’intera sezione ritmica della rock band di Eugenio Finardi) e testi accattivanti, tutti da ballare!; OSTERIA DEL MANDOLINO, una formazione musicale che nasce con lo scopo di portare alla luce e all’attenzione del pubblico la musica che si sviluppa in Italia dalla seconda metà dell’800 fino ai giorni nostri, attraverso autori illustri, virtuosi musicisti e soprattutto attraverso il ballo; SARA LORENI resa famosa dal suo “NO” a X Factor ma confermata nel cuore del pubblico per aver introdotto grazie sue affascinanti performance live un nuovo senso al termine “cantautrice”; ANTICO un vero onore avere sul palco del Primo Maggio un’icona vivente come il siciliano Alfio Antico, tra i percussionisti più importanti d’Europa nonché artefice di suoni ancestrali a metà fra passato e futuro. Il suo ultimo disco è uno tra  più belli del 2016;  Antico sarà accompagnato dal vivo da Mario Conte e Lorenzo Urciulo (Colapesce), entrambi al lavoro sull’album di Alfio anche in veste di produttori; i RIDILLO dal 1991 rappresentano il Funk & Soul Made in Italy, con un cocktail di suoni ed energia e spettacoli raffinati, ironici e unici nel loro genere; DIMARTINO straordinario autore capace di interpretare con uguale intensità le istanze della scena alternative e il bisogno di ritorno alle origini e alla tradizione di questo Paese; LA DIFFERENZA feat. OMAR PEDRINI una delle band più interessanti della scena pop-rock italiana, originaria di Vasto, che per l’occasione si esibirà insieme al cantautore e chitarrista Omar Pedrini; DARDUST il prezioso e sorprendente progetto tra elettronica e minimalismo di Dario Faini (anche autore di alcune tra le maggiori hit radiofoniche degli ultimi anni), un vero suono internazionale; BANDABARDO’ uno “scalcinato e irriverente accrocchio di musicisti” tanto forti e originali con la loro storia da essere diventati un’istituzione dei palchi italiani.

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