In un mondo migliore

Titolo originale Hævnen

Regia di Susanne Bier

Con Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen

Drammatico, Danimarca Svezia 2010

Elisa Zini – Anton (Mikael Persbrandt) è un dottore in crisi matrimoniale con la moglie Marianne (Trine Dyrholm). Da tempo lontano da casa, lavora con dedizione e passione in un campo profughi in Africa.

Decide di tornare a casa, per qualche giorno, nella tranquilla e poco stimolante cittadina Danese. Claus è un padre rimasto vedovo da poco spesso assente da casa per lavoro. Elias (Markus Rygaard) e Christian (William Jøhnk Nielsen) sono compagni di scuola, si conoscono e fanno subito amicizia. Figli dei rispettivi padri Elias e Christian iniziano un cammino rischioso fatto di complicità, amicizia, lealtà estrema. Elias, vittima di bullismo a scuola, viene aiutato da Christian a farsi rispettare, imparando a conoscere, a sua volta, l’uso della violenza. Solitudine, fragilità e rancori trovano respiro e si alimentano in un gioco che porterà i giovani adolescenti a rischiare più del previsto: in pericolo sarà la loro stessa vita.

Candidato danese per la corsa agli Oscar 2011, In un mondo migliore è l’ultimo film di Susanne Bier, regista scandinava allieva di Lars Von Trier. Una ricerca minimalista tra i meandri degli intimi bisogni umani, sulla sete di rapporti veri, sul bisogno d’amore mai appagato. Un forte bisogno di relazioni ostacolate da scelte che ricercano altrove le necessità più recondite. Emblema di tale ricerca è il dottor Anton che lavora in un ospedale da campo in Africa aiutando e curarando i bisognosi lasciando spesso solo il figlio adolescente e compromettendo sempre di più la relazione con la moglie Marianne.

 

La regista sembra suggerire, con le armi della tensione e dell’azione, che la violenza nasce in qualsiasi luogo e condizione sociale perché origina dall’uomo, dal suo io più profondo. Un bisogno primordiale che non trova pace quando lutto, morte e sofferenza entrano come lame nella vita quotidiana e accompagnano ogni attimo, ogni respiro della giornata. Adulti e adolescenti ne sono inevitabilmente vittime. La buona educazione non trova risposte: i genitori diventano la parte più debole nella disperata e ricercata relazione con i figli. La speranza di un mondo migliore è una voce gridata, con forza, nel vento.

 

Intervista a Diego Parassole

 

diego parassole

Elisa Zini – Diego Parassole è un comico talentuoso che si è fatto conoscere al grande pubblico grazie a programmi televisivi quali Zelig e Ballarò. Personaggio di spessore Diego, nato ad Alessandria nel 1963 e diplomato presso la scuola Civica d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano. Poliedrico e colto, dopo la maturità si iscrive alla facoltà di medicina veterinaria superando brillantemente 34 esami. La vena artistica è già presente: Diego concilierà brillantemente studio e recitazione. Il trampolino di lancio arriva con l’apparizione televisiva a Zelig Circus, palcoscenico che lo vede imporsi, da subito, al grande pubblico. I personaggi presentati riscuotono un grande successo: dal meccanico Pistolazzi all’italiano che racconta storie di ordinarie ingiustizie quotidiane. Da qui all’impegno civile il passo è breve: Parassole decide di usare le sue doti per comunicare messaggi importanti, capaci di scuotere gli animi della gente con ironia e tanto divertimento.

Diego, come ti sei avvicinato a temi importanti come l’acqua e la tutela dell’ambiente?

L’amore per la vita passa attraverso la cura dell’ambiente, o no? Mi ha colpito un’ insegna scritta in un distributore automatico di acque minerali al Teatro della Cooperativa di Milano: se volete proprio l’acqua in bottiglia la trovate qui ma è meglio se bevete l’acqua del rubinetto. Ho avuto una folgorazione! Ho subito chiesto il perché di quella scelta e ho scoperto che il tema dell’acqua era molto più complesso di quel che avevo sempre creduto. Ho studiato, mi sono documentato, ho conosciuto esperti e associazioni e mi son detto: perché non portare questi temi all’attenzione delle persone in modo divertente, semplice e allegro? Magari si rifletterà tutti insieme! E così è nato il mio spettacolo teatrale “I CONSUMISTI MANGIANO I BAMBINI”.

L’esordio è stato al Teatro della Cooperativa, a Milano, proprio nel luogo della tua ispirazione?

Si, ma i temi vicini all’ambiente come fanno a non riguardarci tutti? Noi beviamo, mangiamo e respiriamo tutti i giorni? E allora meglio farlo al meglio! Io bevevo molta acqua in bottiglia. Mi sono sentito un pirla, con tutta quella plastica in giro da smaltire, e poi scopro che l’acqua del rubinetto è più controllata e più sicura, perché sottoposta ad analisi chimiche ogni giorno! Non potevano dirmelo prima? Inoltre la plastica non è il contenitore ideale per l’acqua: luce e calore possono rilasciare sostanze tossiche, monomeri derivanti dal petrolio, e accumularsi nell’acqua che poi beviamo. Mi sono sentito in dovere di cambiare e sono cambiato. Ho studiato e mi sono informato. Ho letto diversi libri sul tema, da quelli di Luca Martinelli di Altraeconomia, molto interessante il libro “Imbrocchiamola! Dalle minerali al rubinetto, piccola guida al consumo critico dell’acqua”, a quelli di Giuseppe Altamore, scrittore di molti libri sull’argomento che ha addirittura un sito tutto dedicato all’acqua. Un libro molto interessante, che consiglio a tutti, di Giuseppe Altamore è “Qualcuno vuol darcela a bere. Acqua minerale, uno scandalo sommerso”. Solo un anno dopo è uscito un nuovo libro “Acqua S.p.A. Dall’oro nero all’oro blu”. L’informazione che abbiamo non sempre è sufficiente. Alcuni libri sono in grado di stimolare in noi riflessioni importanti, necessarie. Un altro testo molto bello, sempre di Giuseppe Altamore è “I padroni delle notizie. Come la pubblicità occulta uccide l’informazione”. Credo sia importante divulgare queste considerazioni perchè è difficile che questi temi siano trattati dai poteri forti: ci sono molti interessi in gioco. Per questo ho deciso di dar loro una voce. Poco alla volta da piccoli cambiamenti, tutti insieme, si possono modificare in meglio tante cose.

C’è un altro spettacolo che presenti al pubblico con grande successo, vero?

“CHE BIO CE LA MANDI BUONA” è il mio primo spettacolo, offerto al pubblico, su temi a tutela dell’ambiente: cerco di riflettere sui nostri stili di vita, a volte molto stupidi e infelici in modo divertente e non noioso. Nel mio spettacolo parlo di privatizzazione dell’acqua e di nucleare e riesco anche a far ridere! Il modo migliore per stare insieme alla gente. Lo sviluppo delle energie alternative, ne sono convinto, è l’investimento per un futuro migliore, ecosostenibile e rispettoso di ogni forma di vita sulla terra.

Tu sei contrario al ritorno del nucleare in Italia?

Io sono contro al nucleare come scelta energetica da perpetuare. Ammiro la Germania che in questi giorni ha deciso di abbandonare definitivamente il nucleare, così pericoloso, puntano sulle energie pulite. Fukuscima fa tremare le vene ai polsi e l’informazione, al servizio del potere politico, non informa più i cittadini sul disastro che è ancora in atto. Ma lo sapete che l’uranio-238 ha un tempo di dimezzamento di circa 4,56 miliardi di anni? Significa che tra 4,56 miliardi di anni mi ritrovo ancora la metà dell’uranio iniziale (da 1 Kg ne rimarrà ½ Kg). Il Plutonio è ancora più pericoloso. Ma non ce lo togliamo più dai piedi! E dalle scarpe! Ho letto tanto, leggo spesso, mi sono documentato e anche coloro che sostengono il nucleare come fonte di approvvigionamento di energia, non hanno minimamente risolto il problema delle scorie radioattive. Una soluzione non c’è! Anche Chernobyl oggi non è sicura. Qui siamo alla negazione dell’evidenza! Le scorie, a 25 anni dal disastro che ha sconvolto l’Europa, hanno continuato incessantemente ad emettere energia e adesso il sarcofago che ricopriva la centrale si è crepato. Bisogna rifarne uno che costa molti soldi e siamo già in ritardo! Sono bombe nucleari con cui l’uomo non ha il diritto di “giocare”. E poi ogni centrale nucleare una certa dose di radiazioni le “spara” anche quando tutto sembra funzionare bene ed essere sotto controllo. Per me, mia moglie e i miei figli non voglio niente di tutto questo! Possiamo essere migliori, possiamo consumare meno e meglio: è l’unica strada possibile. Sai cosa dice Grillo? Nessuna assicurazione al mondo assicurerebbe una centrale nucleare, ci sarà una ragione! Gli incidenti saranno anche “Sfighe Cosmiche” ma non si può giocare così con la vita di migliaia di persone.

Cosa dicevi in merito a quei pallini rossi degli elettrodomestici in stand-by?

Dicevo che a volte mi tocca pensare: ma se tutti spegnessimo i nostri apparecchi, senza lasciare televisori, videoregistratori o dispositivi elettronici in stand-by, in un anno si risparmierebbe l’energia prodotta da due centrali nucleari. Ma ha senso? Per non spegnere la luce rossa? Ma alzati dal divano e spegnila sta luce! Che poi si inventano, tanto per sprecare energia, gli elettrostimolatori: fare ginnastica passiva senza fatica. Ma non puoi fare le scale? Non è più salutare?

Come definiresti il tuo modo, intelligente e riuscitissimo, di fare spettacolo?

Un’arma di difesa dalla cattiva informazione. Ma ti sei accorta del linguaggio incomprensibile che adottano per spiegare i referendum? Due lauree non bastano e ci stanno portando via l’acqua da bere! Non parliamo del nucleare, 12 centrali in Italia, al posto della legna nel camino! Mia moglie ha una laurea in bioarchitettura e sta costruendo la nostra casa con pannelli solari dappertutto, doppi vetri, riscaldamento geotermico: si può vivere e consumare in un altro modo! Si può sprecare meno di quello che facciamo senza grossi sacrifici, basta iniziare e provarci. Poco, tutti insieme, possiamo raggiungere enormi risultati, ma questo i poteri forti non ce lo diranno mai, perché più energia facciamo noi con i nostri pannelli solari sul tetto di casa, meno ne hanno loro da venderci a caro prezzo. Dobbiamo guardare e prendere ad esempio i Paesi che queste cose le hanno già capite, dalla Danimarca alla Svezia, alla Germania.

Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti

 

Milano, 7 luglio 2011 – Elisa Zini – Giovanni Lindo Ferretti ritorna sui palchi italiani con il tour “A cuor contento” presentando un repertorio cantautorale che abbraccia i trent’anni della sua carriera, a partire dai CCCP Fedeli alla Linea, passando attraverso CSI e PGR fino ad arrivare agli ultimi progetti solisti.

Ad accoglierlo a Villa Arconati un pubblico fedele, ristretto, che lo ha seguito nel corso degli anni e che ritrova il piacere di ascoltarlo dal vivo. Sul palco lo accompagnano Ezio Bonicelli e Luca Rossi, entrambi ex componenti degli Ustmamò. E’ stato definito artisticamente come uno dei padri del punk italiano (“punk filo-sovietico e musica melodica emiliana”), e con i CCCP un punto di riferimento per il mondo della musica alternativa in Italia. Cantautore eclettico può ritrovare un pubblico che ha vissuto con lui i tempi, la storia, i mutamenti.

Difficile avvicinarsi se non lo si è mai seguito: voce roca, elettrica come la chitarra che stride al suo fianco. Ritmo ripetitivo, scandito, regolare. Atmosfera e suggestioni punk-rock per l’intera durata del concerto. Un omaggio a Gianna Nannini con un riarrangiamento molto personale di “Amami ancora” applaudito e apprezzato dal suo pubblico. Si alternano brani cantautorali composti trent’anni fa fino a composizioni recenti, mai eseguite dal vivo, per la gioia dei fans.

Per gli affezionati Giovanni Ferretti vive nel suo paese natale, Cerreto Alpi in provincia di Reggio Emilia. Assiste sua madre anziana, scrive, compone musica, collabora con la Comunità Montana e le associazioni culturali locali allevando i suoi cavalli. In alcune delle sue interviste ha dichiarato:

· Anche una sega va fatta bene. Lei, che non è come dire niente. Niente? Niente, va bene, se fatta bene. (dall’intervista a rudepravda.net)

· Fanculo qualsiasi tecnica, ciò che importa è l’animadi chi suona e non la qualità dello strumento. (da Radio Popolare, in CCCP live in Punkow)

· Non scambiate la vostra prima genitura per un piatto di lenticchie. (nenia ripetuta a la notte della taranta 2004)

· Internet? Fottiti! (dal booklet di Noi non ci saremo – vol. 1)

· Votavamo PCI perché ci governava bene, ma la mia famiglia è sempre stata antifacista ed anticomunista, alle ultime elezioni ho votato centrodestra; è stato per me un ritorno alle mie radici familiari cattoliche. (dall’intervista alla trasmissione televisiva Otto e Mezzo, 13 novembre 2006)

· Sono i miscredenti che mi hanno fatto ritornare cattolico, non sono i preti. (dall’intervista alla trasmissione televisiva Otto e Mezzo, 13 novembre 2006)

· Sono le donne che fanno il mondo, gli uomini sono sempre lì per distruggerlo. (dall’intervista alla trasmissione televisiva Otto e Mezzo, 13 novembre 2006)

· Dato il luogo e il tempo sono stato un giovane estremista sciocco, stupido e di buon cuore. Non mi rinnego né mi consolo, per quello che oggi sono non posso che accettare quello che sono stato. Infinitesimale, irripetibile individualità, incrocio significante di altri tempi in questo spazio essenziale, solo un valore aggiunto. (Dall’autobiografia di Giovanni Lindo Ferretti Reduce, Mondadori, 2006)

Concerto tra gli orti

Manuel Ferreira

OLINDA – Festival “Da vicino nessuno è normale”

Ex O. P. Paolo Pini via Ippocrate, 45 – Milano

Milano, 3 luglio 2011 – Zini Elisa – Grande successo per il nuovo spettacolo Concerto tra gli orti della compagnia teatrale Alma Rosè. Nella splendida cornice del Giardino degli aromi, all’interno del parco dell’ex Paolo Pini, Elena Lolli e Manuel Ferreira hanno incantato il pubblico con la consueta eleganza, dolcezza e maestria di chi ama il teatro come vera forma d’arte.

Elena e Manuel non erano soli sul palco: ad accompagnarli una suadente melodia suonata dal vivo da tre valenti musicisti: Mauro Buttafava, compositore e polistrumentista di Artemista, Marco Fior, trombettista e dottore in Jazz fresco di laurea e Gianmaria Stelzer. Quando la musica si fonde alla voce, agli sguardi, ai racconti, nasce una vera e propria magia che avvolge, accerchia e porta lontano. Non poteva essere migliore il debutto del nuovo spettacolo, Concerto tra gli orti, nato dopo aver ascoltato molte storie di vita metropolitana, a Milano. Storie di solidarietà, socialità, nate attorno ad orti, giardini, dove la gente può incontrarsi, ricreare quel legame atavico da troppo tempo perduto con la Madre Terra. Veri e propri orti botanici che nascono spontaneamente come risposte a bisogni profondi della città, dove si coltivano piante aromatiche, rosmarino, maggiorana, alloro, lavanda, salvia, timo rosso ma anche ortaggi e frutta. Luoghi dove si ritorna ad una vita piena di colori, inebrianti profumi, dove la fatica viene ricompensata con grandi doni. Come l’amore nato e raccontato abilmente dal bravissimo Manuel Ferreira che dopo aver conosciuto i protagonisti della sua storia li porta in teatro raccontandoli con divertimento e ironia, commuovendo il pubblico presente. Grande affiatamento nel teatro di Alma Rosè dove l’arte trasuda in ogni alito di vento, in ogni sguardo, in ogni respiro: musica e recitazione eccezionalmente fusi in un ensemble che convince fin dai primi istanti. Il palco è spoglio: due leggii per i due attori e i tre musicisti a completare la visione. Tante storie unite da un sottile filo quelle raccontate da Elena e Manuel, da Milano all’Argentina con proiezioni suggestive proiettate sulla fiancata di una roulotte bianca.

Un elogio alla bellissima voce di Elena Lolli che in questo spettacolo trova piena espressione in una melodia che rimane nel cuore. Teatro colto e originale nella sua semplicità quello di Alma Rosè amato e apprezzato da un pubblico affezionatissimo che lo segue con dedizione. Grandi applausi a ringraziare, quasi a non voler far andar via, Elena, Manuel, Mauro, Marco e Gianmaria che hanno regalato a tutti una serata davvero speciale.

A completare la serata una gustosissima zuppa di verdure cucinata dallo chef Rodolfo Condoluci, di Mensasana, simpaticissimo cuoco che ha donato a tutti i presenti un piatto di orzo e verdure rigorosamente coltivate negli orti del Giardino degli aromi (servizio in piatti di carta biodegradabile come segno di rispetto per la terra e la natura che ci circonda).

In occasione dei 20 anni del commercio equo e solidale a Milano, Chico Mendez, che ha sostenuto lo spettacolo, ha donando a tutti i presenti un assaggio di un ottimo cioccolato di Modica equo e solidale “ A Ccioccolata Quetzal” da assaggiare.

 

OLINDA – festival “Da vicino nessuno è normale” – Ex O. P. Paolo Pini via Ippocrate, 45 – 20161 Milano – Per informazioni: 02-66200646 | olinda@olinda.org

THE CHIEFTAINS + ANTONIO CASTRIGNANO’

The Chieftains

Milano, 5 luglio 2011 – Elisa Zini Si aprono le danze a Villa Arconati con la musica suggestiva di Antonio Castrignanò, talentuoso musicista del Salento che porta tradizione e calore sul palco bollatese. Due le voci del gruppo popolare Salentino: Antonio Castrignanò e Ninfa Giannuzzi che rispettivamente suonano tamburello, percussioni e violino. Riccardo Laganà accompagna con tamburello e percussioni,
Rocco Nigro suona la fisarmonica, Giulio Bianco zampogna, flauti e armonica, Attilio Turriti chitarra battente e classica, Gianluca Longo mandola e cetra e Giuseppe Spedicato il basso acustico.

“ Il colore unificante, sopra ad ogni suono, è la voce, davvero splendida, e quel modo di cantare insieme scanzonato e rispettoso, irridente come quello di un monello ma così spesso sapiente come solo i vecchi sanno essere ”, è il commento di Mauro Pagani, autore della presentazione dell’ultimo disco inciso dal gruppo Mara la fatìa traduzione Amara la fatica. Musica coinvolgente fin dalle prime note, da ascoltare in compagnia, da ballare in un gioco di sguardi che richiama una terra antica e arcaica sottolineandone i colori, i profumi, il sudore. Una splendida cornice, quella di Villa Arconati per essere trasportati dall’incontenibile energia di cui Antonio è tramite e interprete: una forza che deriva dalle origini, dalle quelle tradizioni popolari che non vanno mai dimenticate.

Dopo una breve pausa per il cambio di strumenti sul palco arrivano gli attesissimi The Chieftanins paladini e ambasciatori della più tradizionale musica Irlandese e Celtica da oltre 40 anni. Acclamati e applauditi si impossessano del palco e iniziano con un duetto tra flauti e corde d’arpa. Il gruppo dietro a completare con melodie d’altri tempi una tradizione, quella celtica e irlandese, che sembra non essere mai tramontata. Come nascono: nel 1962 a Dublino cinque musicisti, Paddy Moloney, Martin Fay, Seàn Potts, Mìcheàl Tubridy e David Fallon, contemporanei dei Beatles e dei Rolling Stones, decisero di formare una band di “folk revival” denominata The Chieftanins e da allora non hanno mai smesso anche se alcuni componenti del gruppo non sono più gli stessi. Il nome Chieftain deriva dalla traduzione della parola gaelica irlandese Taoiseach (esistono gli analoghi tòiseach e tywysog rispettivamente in gaelico scozzese e gaelico gallese) che significa capo clan.

La musica celtica comprende molti generi musicali, che si sono evoluti dalle tradizioni e dalla musica folk dei popoli celtici dell’Europa Occidentale. La musica celtica è una musica popolare, nata dal popolo tramandata oralmente, quasi mai scritta. La musica irlandese invece include sia una parte strumentale sia una parte vocale, tramandate anch’esse oralmente, per la maggior parte tra il Seicento e il Settecento. La danza ha da sempre giocato un ruolo chiave con la melodia e sul palco di Villa Arconati non poteva mancare: due uomini e una donna (moglie di uno dei musicisti) si mostrano al pubblico con le loro doti. Ritmo e allegria si dipanano all’intera platea scatenando battiti di mani a tempo di musica che accompagnano i danzatori irlandesi. Tanto divertimento sia tra il pubblico sia tra i musicisti, bravissimi, molto affiatati anche nelle improvvisazioni. Una bella serata con un tuffo nelle inebrianti tradizioni popolari, consigliata a tutti.