Enrico Melozzi

Per molti artisti poliedrici, il bello è il momento della creazione. Dopodichè il resto è il “momento” di chi ascolta, vede, perché l’artista sta già lavorando a qualcosa di nuovo… anche per te è così?

 Assolutamente si, sono al lavoro costantemente. E soprattutto su mille progetti diversi perché soffro tanto di noia artistica, e quindi mi stufo quasi subito di uno stile o un progetto. Sono quindi portato a cambiare molto, generi e stili, dalla musica classica, al rock, dal jazz alla musica sacra e spirituale. Elettronica, dal vivo in studio. E quindi mentre la gente ascolta la mia sinfonia, io sono al lavoro su un brano Techno.

Anche la musica classica ha avuto la sua evoluzione, pensi che sia stata un’evoluzione in meglio o in peggio ?

 Sicuramente in peggio se consideriamo il problema delle accademie e delle attuali stagioni liriche. Cosa è accaduto nella storia? Mentre prima i vari Bach, Mozart e Beethoven non avevano affatto un diploma, e scrivevano perfettamente perché si imparava la musica come un mestiere di bottega, oggi siamo arrivati piano piano ai diplomifici (conservatori), dove si pensa solo al pezzo di carta e pochissimo all’apprendimento di un mestiere, perché la musica prima di essere un arte deve essere considerata un lavoro. Inoltre la cosa ridicola è che oggi nelle stagioni di lirica e di musica classica si eseguono brani composti 300, 200, 100 anni fa come se nulla fosse. Per carità! Mi nutro quotidianamente di musica classica e ne rispetto il  valore. Solo che quando Mozart propose il “Flauto Magico” all’epoca (1791) si trattava di musica “contempoaranea”, e non assolutamente di musica “classica”. Il pubblico impazziva e usciva dal teatro con le mani spellate e fischiettando i temi che aveva appena sentito. Poi nel secondo dopoguerra in particolare ci siamo trovati a dover per forza sviluppare un linguaggio nuovo, un linguaggio che, per quanto l’esigenza di esprimersi in maniera diversa fosse grande, ci ha portato ad una distanza siderale dal pubblico, che oggi è sfiduciato e non si fida dei nuovi compositori. Troppe ore ha trascorso il pubblico a cercare di indovinare il linguaggio così ermetico e dissonante di troppi compositori. E diciamoci la verità: in quella musica si nasconde moltissima immondizia, tanto più si è lontani dal nostro comune linguaggio, tanto più ci si riesce a confondere nell’incomprensibilità.

Il ‘900 ha avuto dei grandissimi maestri, intoccabili e indimenticabili (Stockhausen, Ligeti, Varese, Cage, Zappa), ma solo in pochi sono riusciti ad imporre un linguaggio  al grande pubblico, forse Ligeti è stato l’unico, coadiuvato dalle immagini di Kubrick. Quindi il pubblico è esausto. E continuiamo a replicare opere composte più di 100 anni fa, e dove sono le opere originali? Dove sono i grandi successi?

Io per umiltà ho deciso di ritornare indietro sui passi del classicisimo, sia perché è uno stile che mi appaga a livello interiore, sia perchè ritengo che il pubblico riesca a capirmi di più. Non pretendo di creare un linguaggio nuovo. Spero solo di riuscire a comunicare il maggior numero di emozioni possibili al mio pubblico e basta. Ogni stile musicale dal 500 ad oggi è per me un colore sulla mia tavolozza da pittore di suoni. Il mio linguaggio è aperto alle altre lingue. Non ho inventato niente. Voglio solo trasmettere emozioni. E basta.

 Quali sono i valori e gli obiettivi della tua etichetta indipendente?

La Cinik Records è una giovanissima etichetta nata soli 4 anni fa, di cui i primi due li abbiamo spesi a capire come si cablava uno studio e a combattere con i fornitori. In pochissimo tempo abbiamo prodotto quasi 30 album e diverse colonne sonore per il cinema. Il nostro obiettivo è quello di premere il più possibile sulla uqalità, e di non rinunciare a questa a favore di questioni economiche o commerciali. Cerchiamo di fare prodotti belli, raffinati, progetti seri, e speriamo inoltre che la tendenza cambi e che un domani la qualità possa tornare a vendere tanti dischi, come succedeva una volta.

Intervista a cura di Davide Falco

Ottobre russo

Pro Turandot

Un grande festival dedicato al teatro di San Pietroburgo

città gemellata con Milano, con otto spettacoli e sei registi: con Dodin anche cinque maestri per la prima volta in Italia

“Ottobre russo” al Piccolo

E intanto l’Arlecchino va in tournée per un mese

in sei città siberiane a forte impatto culturale ed economico

Otto spettacoli, 15 repliche, sei grandi registi, sette incontri con il pubblico, 10.000 posti complessivi nelle tre sale del Piccolo, una mostra: il Piccolo Teatro di Milano, in occasione dell’Anno della Cultura e della Lingua Russa in Italia e della Cultura e della Lingua Italiana in Russia, ospita in ottobre la più grande rassegna mai realizzata dedicata al teatro di San Pietroburgo.

Per l’ “Ottobre russo al Piccolo” torna Lev Dodin, direttore del Malij Drama Teatr, con tre suoi spettacoli, due di Anton Cechov, Tre sorelle (in prima nazionale, dal 20 al 22 ottobre, Teatro Studio) e Zio Vanja (Teatro Grassi, dal 28 al 30 ottobre) e, di Vassilij Grossman, Vita e destino (Teatro Grassi, 24 e 25 ottobre).

E per la prima volta in Italia arriva al Piccolo Andrej Mogučij, figura di spicco del teatro russo d’avanguardia, che presenta la sua Pro Turandot da Carlo Gozzi (Teatro Studio, 10 e 11 ottobre). Assieme a Mogučij, anch’essi per la prima volta in Italia, altri quattro importanti registi che con lui rappresentano l “altra faccia drammaturgica” di San Pietroburgo: Aleksandr Morfov con Don Giovanni, rilettura di Molière (Teatro Strehler, dal 12 al 14 ottobre), Dmitrij Lochov con L’amore delle tre melarance, sempre da Gozzi, (Teatro Grassi, 15 e 16 ottobre), Semen Spivak con Kasatka, una commedia d’amore di Alexeij Tolstoj (Teatro Studio, 14 e 15 ottobre) e Temur Ccheidze con La potenza delle tenebre (Teatro Strehler, 16 ottobre).

Mentre il teatro di San Pietroburgo si accinge a partire per Milano, città “gemella”, l’ Arlecchino servitore di due padroni del Piccolo va in tournée per un mese in Russia, in sei città siberiane a forte impatto economico e culturale. La prima tappa sarà a Khantj Mansijsk (16 e 17 settembre), capitale della regione autonoma di Yugra nella provincia di Tumen: è la regione della Russia che si posiziona al primo posto per l’estrazione di petrolio e produzione dell’energia elettrica e al secondo posto per l’estrazione di gas naturale. Qui sono concentrate il 10% delle riserve mondiali di petrolio. Le altre tappe della tournée saranno a Тumen (20 e 21 settembre); Еkaterinbourg (capitale degli Urali, 25 e 26 settembre); Cheliabinsk (29 e 30 settembre); Ufa (capitale della Repubblica di Bashkortostan, 4 e 5 ottobre); Кazan (capitale della Repubblica di Tatarstan, considerata la “terza capitale”della Russia, 8 e 9 ottobre). Infine tappa nella capitale russa, con due rappresentazioni il 12 e 13 ottobre al Teatro dell’Armata Russa.

Il Piccolo e la grande tradizione teatrale russa

Con il Festival del teatro di San Pietroburgo del prossimo ottobre il Piccolo rafforza il suo legame con la grande tradizione teatrale russa. Un legame profondo che risale alla fondazione stessa del teatro. Non a caso Giorgio Strehler inaugurò il Piccolo, nel 1947, con L’albergo dei poveri di Gorkij, al quale seguirono i capolavori di Cechov Il giardino dei ciliegi, Il gabbiano, Platonov.

L’Arlecchino strehleriano è stato più e più volte in tournée a Mosca e a San Pietroburgo, mentre in tempi più recenti sono stati rappresentati in Russia tre capolavori di Carlo Goldoni, I due gemelli veneziani e Il ventaglio diretti da Luca Ronconi e Trilogia della villeggiatura con la regia e l’interpretazione di Toni Servillo.

Molti sono gli spettacoli ospitati al Piccolo da Mosca e da San Pietroburgo. Particolarmente profondo è il legame che unisce il Piccolo al Malij Drama Teatr di Lev Dodin. Quella con Dodin è molto più di una collaborazione: è una profonda unità d’intenti che si è andata rafforzando nell’arco di vent’anni sull’onda del successo dei suoi spettacoli che hanno conquistato i milanesi, a partire dal mitico Gaudeamus nel 1992, tornato a Milano anche nel 1999 e nel 2000, per proseguire con altri memorabili titoli quali Claustrophobia, Fratelli e sorelle, Platonov, I demoni, Zio Vanja, Re Lear e, nel 2008, Vita e destino di Vassilij Grossman, un successo che rivedremo al festival “La stagione teatrale di San Pietroburgo”. E con uno spettacolo di Dodin, Pene d’amor perdute. nel gennaio 2010 è stato riaperto il Piccolo Teatro Grassi di Via Rovello dopo i restauri.

Intensa anche la collaborazione con l’Alexandrinsky di Valery Fokin, che nel 2006, alla riapertura dello storico teatro in occasione dei suoi 250 anni, ha ospitato due importanti produzioni del Piccolo, Così fan tutte e Giorni felici, e che nel 2007 e nel 2008 è stato al Piccolo con due capolavori di Gogol, Il revisore e Il matrimonio.

Il futuro intanto lascia spazio a nuovi progetti, uno dei quali già in fase di realizzazione. Da questo percorso che unisce il meglio della tradizione teatrale italiana e russa non poteva infatti non nascere una prima coproduzione. Con il Malij di Mosca diretto da Yury Solomin il Piccolo mette in scena Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht con la regia di Luca Ronconi, che – dopo il debutto a Milano dal 28 febbraio 2012 – sarà in aprile nella capitale russa  al Festival dell’Ute, Unione dei teatri europei.

 

Franca Valeri

"Non tutto è risolto"

Dal 27 settembre al 9 ottobre al Piccolo Teatro Grassi

Franca Valeri apre la stagione 2011/2012

del Piccolo Teatro con “Non tutto è risolto”

Commedia comica e metafisica sull’ambiguità dell’esistenza

Un lirismo malinconico e garbato nella nuova commedia di Franca Valeri dove l’eccentricità della scrittura si sposa al carattere di un personaggio capriccioso e caparbio, un’anziana signora che vive il bisogno di dare corpo ai propri ricordi, in bilico tra realtà e fantasia.

Ad accompagnarla una segretaria ossessionata dalla necessità di ricomporre i pezzi del puzzle caotico della vita, un figlio respinto e ricomparso, una cameriera e… una stufa di maiolica.

La domanda esistenziale e beckettiana dell’intera pièce riguarda il sentirsi ancora in gioco, ancora protagonisti dopo una vita lunga e avventurosa. Uno spettacolo impressionista, comico e metafisico, popolato da un caos paradossalmente ordinato e  regolare, una riflessione sull’ambiguità dell’esistenza e sull’avvicinarsi, inesorabile, della fine.

Uno spettacolo divertente e coraggioso, in cui si parla con leggerezza e sensibilità delle cose della vita, da vedere per ammirare in azione una grande interprete della scena italiana, una donna forte, intelligente e ironica che sa invecchiare con stile.

Perché questo titolo?

“Mi sono egoisticamente aggiudicata una protagonista che al crepuscolo di una vita lunga e avventurosa, reale quanto inventata, l’infelicità scartata con un colpo di tacco, il protagonismo raggiunto con la follia, i legami affettivi temuti come armi, sembra decisa a chiudere le sue partite ancora aperte con gli ultimi co-protagonisti della sua esistenza, siano essi persone, luoghi o oggetti. Ma basta anche una piccola mossa all’accanito giocatore per restare ancora, appunto, in gioco. La vita potrà ancora divertirla? Dopo tutto, dice la signora, non era nelle intenzioni del Creatore farci divertire”.                          

Franca Valeri

LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO

Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio)

dal 27 settembre al 9 ottobre 2011

Non tutto è risolto

di Franca Valeri

regia Giuseppe Marini

con Franca Valeri, Licia Maglietta, Urbano Barberini, Gabriella Franchini

scene Alessandro Chiti

costumi Mariano Tufano

Produzione Società per Attori

Foto di scena Federico Riva

Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30;

domenica ore 16.00. Lunedì riposo

Durata: un’ora e 45 minuti senza intervallo

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro – Prezzi speciali su www.piccolocard.it

Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.org

Interviste, news, scene dello spettacolo, approfondimenti su www.piccoloteatro.tv

 

Lorenzo Monguzzi

Lorenzo Monguzzi e Stefano Vergani band

Cosa significa “Canzoni che balzano attraverso i secoli”  e quali sono ?

Il bellissimo titolo di questo altrettanto bello spettacolo l’ho preso da questa poesia:

Belve che balzano attraverso i secoli 

di Charles Bukowski 

Van Gogh che scrive al fratello mandami dei colori 

Hemingway che prova il fucile da caccia 

Coline medico fallito 

l’impossibilita’ di essere umani 

Villon bandito da Parigi perche’ e’ un ladro 

Faulkner sbronzo nelle fogne della sua citta’ 

l’impossibilita’ di essere umani 

Burroughs che ammazza la moglie con la pistola 

Mailer che la accoltella 

l’impossibilità di essere umani 

Maupassant impazzito mentre fa canottaggio 

Dostoevskij messo al muro per la fucilazione 

Crane gettato dalla poppa di un battello addosso all’elica 

l’impossibilita’

Sylvia con la testa dentro al forno come una patata arrosto 

Harry Crosby che salta dentro il Sele Nero 

Lorca assassinato per la strada dalla milizia spagnola 

l’impossibilita’ 

Artaud seduto sulla panchina di un manicomio 

Chatterton che beve veleno per topi 

Shakespeare scopiazza 

Beethoven con un cornetto acustico nell’orecchio 

l’impossibilita’ l’impossibilita’

Nietzsche completamente pazzo 

l’impossibilità di essere umani 

troppo umani 

questo respiro 

dentro e fuori 

fuori e dentro 

questi degenerati 

questi vigliacchi 

questi campioni 

cagnacci matti della gloria 

spostano questa briciolina di luce verso di 

noi 

nel modo piu’ impossibile.

Ecco, mi sembra di poter dire che anche alcune canzoni, belle, brutte, edificanti, sporche, divertenti o irritanti che siano, hanno la capacita’ di “spostare questa briciolina di luce verso di noi”.   In compagnia di un manipolo di amici musicisti siamo percio’ partiti alla ricerca di questi esemplari e ne abbiamo trovati parecchi in epoche e stili anche molto lontani tra loro. 

Qualche vecchissima canzone di prima che scoppiasse la guerra, qualche pezzo beat degli anni ’60, qualche ballata di cantautori piu’ o meno conosciuti, e anche qualche pezzo in dialetto, quelli che si cantavano in osteria…perche’ anche il dialetto, se non viene usato per creare muri, e’ una lingua che balza attraverso i secoli.

Partecipare alla festa democratica, significa ancora farsi conoscere o e’ piu’ un suonare tra e con amici ?

Suonare alla festa di Osnago e’ una di quelle occasioni che io chiamo “tornare a casa”; perche’ l’hai gia’ fatto tante, tante volte, perche’ sai gia’ le sensazioni, gli odori e il paesaggio che troverai, e perche’ sai gia’ che ti fara’ stare bene, molto bene. 

A voi il compito di aprire il Festival. E’ un piacere o una responsabilita’ ? 

Mah, direi che non fa molta differenza, prima o dopo….basta che si suoni. Speriamo di regalare un buon rientro dalle vacanze a chi partecipera’.   

Intervista a cura di Davide Falco

Alma Rosè: mapu terra

 

“Mapu Terra” di Alma Rosé

in scena al Carroponte

Il Giro della Città – VII edizione

Prosegue il Giro della Città di Alma Rosé al Carroponte di Sesto San Giovanni con il quarto appuntamento teatrale all’interno della rassegna di musica e teatro organizzata da Arci Milano in collaborazione col Comune di Sesto San Giovanni.

Quest’anno infatti il Giro della Città, l’itinerario che la Compagnia teatrale Alma Rosé traccia dentro il territorio metropolitano portando i suoi spettacoli in luoghi della cultura e del sociale, si incrocia con la rassegna estiva del Carroponte, uno dei luoghi post-industriali più suggestivi della Sesto operaia, a due passi da Milano.

 

MAPU TERRA

di Manuel Ferreira e Elena Lolli

con Manuel Ferreira e Elena Lolli

Inchiesta giornalistica Angelo Miotto

Progetto Musicale Mauro Buttafava

Dalla Patagonia a Milano, un viaggio alla ricerca della propria terra

Nel 2003 una coppia mapuche, Atilio e Rosa Curinanco, vengono sfratati dalla propria terra dal gruppo Benetton, proprietario di circa un milione di ettari in Patagonia. Partiamo dal caso Curinanco-Benetton per parlare del diritto alla terra e interrogarci sulla nostra, fatta di asfalto.

mercoledì 7 settembre – ore 21.30

ARCI MILANO – Carroponte – Via Granelli, 1 – Sesto San Giovanni (MI)

Ingresso 10 €

Info: 392.3244674 | info@carroponte.org

I prossimi appuntamenti al Carroponte con Arci Milano e Alma Rosé: 12 settembre “Fabricas” (recupero data causa maltempo).

Il Giro della Città continua fino ad ottobre attraversando Milano e portando gli spettacoli della Compagnia nelle Università milanesi, negli spazi Coop, visita la Coop. Sociale La Cordata, la Fondazione De Carneri e altre realtà socialmente e culturalmente vivaci.

Ufficio stampa Alma Rosé: Marta Lavagnoli | comunicazione@almarose.it | Tel. 02.36577560