Diabete: set di infusione MiniMed™ Mio™ Advance

MiniMed™ Mio™ Advance di Medtronic
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È disponibile anche in Italia, per i pazienti diabetici in terapia con microinfusore di insulina, il nuovo MiniMed™ Mio™ Advance di Medtronic, vera innovazione nel panorama dei set d’infusione. Le sue caratteristiche lo rendono semplice, veloce e intuitivo da sostituire ogni 2 o 3 giorni, agevolando la gestione della terapia con microinfusore nella quotidianità.

Il microinfusore è un dispositivo utilizzato nella terapia del diabete che consente l’infusione continua, 24 ore su 24, di insulina nel tessuto sottocutaneo. Contiene un serbatoio per l’insulina a cui è collegato un set di infusione (tubicino più cannula sottocutanea) che permette all’insulina necessaria alla persona diabetica di fluire al corpo.

Sostituire il set d’infusione e il serbatoio ogni 2 o 3 giorni garantisce un migliore controllo glicemico, riducendo il rischio di episodi di iperglicemia e evitando l’insorgere di effetti indesiderati al sito di infusione.

Aiuta, inoltre, a ridurre il rischio di interruzioni nell’infusione dovute, per esempio, a ostruzione, piegamento, attorcigliamento, fuoriuscita della cannula, migliorando così il controllo glicemico e prevenendo l’insorgenza di complicanze a breve e lungo termine.

Il nuovo set di infusione MiniMed™ Mio™ Advance, adatto a pazienti adulti e bambini, è stato studiato con un design intuitivo che consente l’inserimento della cannula nel sottocute con la pressione di un solo pulsante, anche con una sola mano, facilitando così l’utilizzo di zone altrimenti difficili da raggiungere, come la parte bassa della schiena.

Non presenta aghi visibili e, grazie al dispositivo di inserimento precaricato (serter), rende semplice il cambio del set anche per le persone che non hanno una elevata manualità.

Una volta rimossa la pellicola protettiva dell’adesivo alla base del set e il tappo di protezione che funge da fermo, basta posizionarlo sulla zona del corpo desiderata e premere il pulsante per inserire il set d’infusione.

Rende, quindi, rapida e semplice la sostituzione periodica del set e più agevole variare spesso il sito di infusione, così da evitare problemi cutanei.

L’obiettivo di Medtronic è da sempre migliorare la qualità di vita delle persone con diabete per garantire loro una maggiore libertà al di là della malattia. Nel periodo novembre 2017 – gennaio 2018, oltre 200 pazienti a livello mondiale hanno utilizzato il set di infusione MiniMed™ Mio™ Advance.

Di questi, oltre l’85 per cento lo ha ritenuto migliore del precedente e si è detto soddisfatto di questa innovazione. Il nuovo set, già disponibile anche nel mercato italiano, sta ricevendo un elevato apprezzamento.

«È davvero leggero, compatto e maneggevole rispetto ai precedenti. Il valore aggiunto per il piccolo paziente e per i genitori è sotto gli occhi di tutti; chi lo sta già utilizzando ha dato un riscontro più che positivo – ha affermato il dottor Riccardo Bonfanti della diabetologia pediatrica del Diabetes Research Institute, Ospedale San Raffaele di Milano -. È importante cambiare spesso la sede di posizionamento del set d’infusione perché l’insulina tende ad accumularsi ostacolando un perfetto assorbimento. In linea generale, visto che ogni due-tre giorni è necessario sostituire sia il set che il serbatoio, la praticità di Mio™ Advance agevola la gestione complessiva della terapia».

“Diabete: Donne più vulnerabili e a rischio maggiore di complicanze “

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ono 3,2 milioni gli italiani – oltre 1 milione e mezzo le donne – colpiti dalla “malattia del sangue dolce”, che assorbe il 10% dei costi a carico del nostro Servizio Sanitario, in gran parte dovuti alle complicanze legate alla malattia. Complicanze che, come conferma anche una recente analisi del Gruppo Donna di AMD (Associazione Medici Diabetologi), sarebbero più frequenti e più serie nel sesso femminile. E proprio il tema donne e diabete è al centro della Giornata Mondiale 2017 dedicata alla patologia, che si celebra oggi, con un’attenzione particolare riservata al diabete gestazionale, ossia quella forma che può insorgere nel corso della gravidanza.

“Nella popolazione femminile – spiega Domenico Mannino, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi – il diabete è tra le principali cause di mortalità. In tutto il mondo, si contano 199 milioni di donne colpite dalla malattia; le pazienti con diabete di tipo 2 hanno un rischio 10 volte più elevato di sviluppare patologie cardiovascolari. Questa maggiore predisposizione femminile alle complicanze legate al diabete è stata confermata anche dagli studi realizzati da AMD che, da decenni, con i suoi Annali, registra i dati di un ampio numero di pazienti italiani osservati in condizioni ‘real life’, ossia nella vita quotidiana”.

In particolare, una ricerca condotta dal Gruppo Donna di AMD su oltre 450.000 assistiti, con diabete di tipo 1 e 2, in cura presso un terzo dei servizi diabetologici dello Stivale, ha evidenziato notevoli differenze di genere in termini di risposta alle terapie. In tutte le fasce d’età, le donne hanno maggiori difficoltà nel mantenere il controllo glicemico e il profilo lipidico è decisamente peggiore rispetto a quello degli uomini.

Anche le complicanze cardiovascolari sarebbero più frequenti: l’infarto colpisce infatti le pazienti con glicemia elevata più spesso e in maniera più seria, con un tasso di mortalità più alto. A spiegare questa particolare “aggressività” del diabete in rosa vi sono probabilmente le differenze biologiche legate al diverso assetto ormonale nelle varie fasi di vita della donna ma anche una diversa risposta ai farmaci.

“E’ dunque fondamentale – continua Mannino – diffondere una maggiore sensibilizzazione sul tema donna e diabete, allo scopo di promuovere una medicina sempre più attenta alle differenze di genere e, al tempo stesso, stimolare la popolazione femminile ad avere più cura di sé, adottando sani stili di vita e sottoponendosi regolarmente ai dovuti controlli, anche nel corso della gravidanza”.

Il diabete gestazionale rappresenta, in effetti, un problema piuttosto comune nelle donne in attesa. Secondo un recente studio (1), interesserebbe circa il 7-10% delle future mamme, soprattutto se obese o in sovrappeso: diagnosticarlo precocemente e monitorarlo è essenziale, perché la sua presenza aumenta il rischio di parti prematuri, cesarei o malformazioni fetali. In più, il 35% delle donne che lo hanno contratto in gravidanza è a rischio di sviluppare un diabete di tipo 2 nei 5-10 anni successivi al parto.

“Al centro della campagna promossa quest’anno per la Giornata Mondiale del diabate c’è il diabete gestazionale, la complicanza più frequente che si riscontra nelle donne in attesa”, commenta Patrizia Li Volsi, Coordinatrice del Gruppo Donna di AMD. “Alla luce dell’aumento dell’incidenza e prevalenza di diabete e obesità a livello mondiale ed italiano, è necessario incrementare la consapevolezza del legame tra iperglicemia in gravidanza e rischio per la salute futura sia della madre sia del neonato. Le donne devono essere opportunamente informate sull’importanza di seguire una corretta alimentazione e svolgere regolare attività fisica, non solo per contrastare lo sviluppo futuro di diabete di tipo 2 ma per prevenire problemi al nascituro. Alla diagnosi di diabete gestazionale, inoltre, dev’essere garantita alla futura mamma la presa in carico congiunta di un team multiprofessionale, che le garantisca l’inserimento in un Percorso Assistenziale Integrato. Investire sulla salute della donna permette di migliorare la salute delle generazioni successive e ridurre l’incidenza di diabete nel mondo”.

Con l’obiettivo di favorire un attento monitoraggio e una migliore gestione anche del diabete che insorge nelle mamme in attesa, AMD farà partire a breve un ampio studio multicentrico randomizzato, avvalendosi degli strumenti che oggi offrono le tecnologie digitali.
“Coinvolgeremo 1.000 pazienti, uomini e donne, con diabete di tipo 2 o diabete gestazionale”, conclude Mannino. “Lo scopo che ci prefiggiamo con questo studio, uno dei più ampi al mondo sulla telemedicina, è quello di valutare in concreto i benefici offerti dall’impiego di un sistema di telecare per il controllo del rischio metabolico e cardiovascolare”.

(1) G Di Cianni et al., Diabetes Res. Clin. Pract. 2017, 132:149-156.