Cosa voglio di più

Regia di Silvio Soldini

Con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo – Commedia, ITALIA SVIZZERA 2010

Elisa Zini – Silvio Soldini, classe 1958, è un attento e sensibile regista milanese. Dopo aver iniziato la facoltà di Scienze politiche all’Università di Milano, a 21 anni abbandona definitivamente lo studio e si reca a New York per frequentare un corso di cinema.

Con “L’aria serena dell’ovest” (1989) Soldini debutta nel cinema d’autore ma è con “Pane e tulipani” che, poeticamente, conquista i cuori del pubblico italiano.

In un intervista dichiara:” L’idea di questo film è nata da due suggestioni diverse. Il desiderio di posare lo sguardo sulla realtà di questo momento storico, come in Giorni e nuvole, e di raccontarla “dal dentro”, dal basso. E poi quello di affrontare il racconto di una passione d’amore nel modo più diretto possibile, seguendo i personaggi nel loro percorso emotivo, nella verità di ogni attimo. Tutto è cominciato quando una mia amica impiegata mi ha raccontato il momento che stava vivendo: per la prima volta è stato un episodio di vita reale a fare scattare l’idea di un film”.

Anna (Alba Rohrwacher) è un impiegata come tante, con una vita come tante: un buon lavoro, stimata dai colleghi e dal suo direttore, un compagno da qualche anno, Alessio, (Giuseppe Battiston) che l’ama  e con il quale conduce una vita tranquilla. Dopo una lunga e consolidata vita di coppia l’idea di smettere di prendere la pillola e avere un figlio. Un giorno però, a una festa in ufficio, Anna incontra un cameriere, Domenico (Pierfrancesco Favino). Un coltello dimenticato e per Domenico è l’occasione di rivedere Anna: da quel momento per entrambi il desiderio non è più contenibile. Domenico è sposato e ha due figli piccoli. Non c’è un posto in cui i due possano incontrarsi liberamente e allora la scelta obbligata diventa il motel. Per due ore, la sera del mercoledì, quando lui dovrebbe essere in piscina per un corso da subacqueo. Un fragile equilibrio tra passione e quotidianità. Alessio, innamorato di Anna, sembra non voler accorgersi che qualcosa sta cambiando, desideroso di una tranquilla ma stabile relazione sentimentale. La vita di Anna  ha i contorni di un ufficio, di una città che soffoca i movimenti, i toni tenui di un treno che dalla periferia la porta in centro, quelli più accesi di una relazione che le sembra serena. Quando Domenico irrompe nella sua vita però tutti quei contorni svaniscono e per la prima volta mette a fuoco l’amore, quello fatto di passione e desiderio. Quando Anna sembra disposta a volere qualcosa di più, non sarà così facile ottenerlo.

Lo schivo Silvio Soldini con questo film tenta, per la prima volta, di spingersi nei misteri del vortice amoroso. Entrambi i protagonisti capiscono che li unisce qualcosa che va al di là di un compulsivo bisogno sessuale ma il grigiore quotidiano incombe, sottoforma di un matrimonio con prole per lui e di una monotona ma accogliente tranquillità domestica per lei. Soldini tenta di far immergere lo spettatore in questa fragile e precaria storia d’amore: una grande passione, ma in un contesto familiare, sociale, culturale molto specifico, con tutti i condizionamenti che ne derivano. Silvio Soldini racconta: “ Nel cinema storie di questo tipo sono spesso avulse da tutto ciò che c’è intorno. I personaggi in fondo sono liberi, non hanno grossi impedimenti, si parla solo d’innamoramento e di tradimento. Assieme ai miei sceneggiatori volevo invece raccontare personaggi molto reali e quindi con i problemi di tutti, come fossero persone che conosciamo, in situazioni di vita che tutti noi viviamo”.

Complice una macchina da presa che segue i protagonisti e li comprende, così come comprende Alessio nella sua tenace difesa del rapporto con Anna, il film è molto ricco di primi piani e la città non è, volutamente, riconoscibile: sempre sfuocata, sullo sfondo, mai a fuoco. Soldini però non  riesce completamente ad approfondire le dinamiche relazionali e il film, dai buoni propositi, a volte  scivola nello scontato, senza dare quel “qualcosa in più” che ci si aspettava da un regista profondo e poetico come lui. Lungo dibattito finale con un pubblico diviso che si chiede se le tante scene di sesso integrale fossero davvero così indispensabili alla buona riuscita del film. Bello l’intervento di una signora del pubblico che fa notare come Anna, nel corso di pittura, sceglie l’acquarello: tecnica che lascia i contorni indefiniti, poco marcati, leggeri come velata e leggera è la sua vita prima di incontrare Domenico.