Sul mare

 

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Regia di Alessandro D’Alatri

Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla, Raffaele Vassallo, Kevin Notsa Mao, Silvio Semioli, Mino Manni, Anna Ferzetti, Barbara Stellato, Adriana Marega

Commedia, ITALIA 2010 

Elisa Zini – Sul mare è il settimo film del regista Alessandro D’Alatri. Riprese in digitale, autoprodotto e a basso costo (circa 700mila euro), interamente girato a Ventotene. Un viaggio in una meravigliosa isola del mediterraneo: fondali, scogliere, mare cristallino fanno da sfondo alla gente che vive, abita e lavora in quei luoghi.

Il film, tratto dal libro In bilico sul mare di Anna Pavignano, racconta la storia di un giovane ventenne, Salvatore, (Dario Castiglio) insoddisfatto della sua vita, che ama il mare e a Ventotene si ritrova a vivere una vita con un lato invernale e uno estivo: in inverno operaio, in nero, in un cantiere edile sulla terraferma e con l’arrivo dell’estate marinaio per i turisti in villeggiatura che vogliono visitare l’isola. Una piccola barca che diventa opportunità di lavoro, quello più desiderato. Un giorno conosce Martina (Martina Codecasa), una turista di Genova, borghese, venuta sull’isola per fare immersioni. Tra i due nasce da subito un forte sentimento: i due si innamorano e vivono una complicità profonda mai provato prima. La passione di Salvatore per Martina è totale, profonda, vera e diventa tutta la sua vita. Per la prima volta Salvatore respira una libertà mai provata e Ventotene non è più così angusta, fuori dal mondo. L’amore fa nascere nel giovane la voglia di assaporare a pieno la vita. Progetti e speranze prendono sempre più forza, consistenza, la felicità è in ogni battito di ciglia fino a quando Martina, tornata a Genova, si rende irreperibile.

Con questo film D’Alatri affronta le insoddisfazioni e le incertezze delle giovani generazioni. L’incapacità di essere felici, di vivere con serenità la vita. Non un semplice film sui sentimenti dell’amore ma su quel contorno che accompagna e spesso mina le storie d’amore, anche le più belle.

La diversa cultura, l’ambiente sociale di provenienza, la precarietà del lavoro accolgono con una corona di spine Martina e Salvatore. Il contesto spaventa come e più dell’amore. Il futuro assume toni scuri, spaventosi perché si percepisce che la favola durerà il tempo di un estate, come se ci fosse un fardello troppo pesante da trasportare. La stagionalità dell’amore e del lavoro si fondono insieme, come i rovi attorno ad una rosa. Una generazione senza punti di riferimento, un lavoro che non offre loro alcuna sicurezza per il futuro.

Dibattito finale vivace dal quale emerge che le intenzioni del regista non sempre sono messe a fuoco, in questo film dalle buone intenzioni. L’aspetto della precarietà del lavoro sembra viaggiare parallelo alla storia d’amore tra i due protagonisti. Manca un respiro comune dal quale attingere verità. Molte le riprese di Ventotene dall’alto quasi a sottolineare una libertà desiderata ma incapace di realizzarsi. Nel finale però quel senso di libertà che l’isola non è in grado di offrire passa in mano a Martina che tornata a Genova piange il perduto amore. Proseguirà i suoi studi, da lì a poco, in Spagna. Ma la vera libertà sta nel viaggiare da soli? Il regista sembra dirci che la libertà la si può trovare anche negli occhi di chi sa guardarti dentro. Quella libertà che si prova quando si è capaci di vivere a fondo un sentimento profondo, senza temerlo. Anche questo rende liberi.