Amc Italia ricerca collaboratori

Foto Antonio Albano_1_
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Amc Italia: parte la ricerca di 300 nuovi collaboratori, 60 solo in Lombardia

Tante le novità e in particolare una nuova formula di vendita: cooking-show personalizzato one-to-one all’insegna della totale sicurezza

MC Italia, azienda leader nella vendita diretta dei sistemi di cottura di alta qualità per un’alimentazione salutare, in un momento così difficile per il nostro paese, prosegue la sua campagna di recruitment: 300 nuovi collaboratori in tutta Italia da inserire all’interno della squadra dedicata alla vendita diretta, 60 solo in Lombardia.

“I nostri collaboratori sono, oggi più che mai, fondamentali per noi, per far comprendere al meglio e nel dettaglio ai clienti l’alta qualità e il funzionamento del nostro prodotto” dichiara Antonio Albano, Direttore Generale di AMC Italia. “Ecco perché in questi mesi ci siamo messi al lavoro e abbiamo dato vita a formule innovative di vendita diretta, che assicurano la totale sicurezza, come consulenze online o telefoniche, “visite virtuali”, condivisione di video ricette e molto altro. Il nostro obiettivo è rendere l’esperienza del consumatore più fluida e continua, in ottica omnicanale”.

In questo delicato momento storico e sociale in cui molte persone hanno perso il loro impiego, AMC offre un’opportunità lavorativa unica in un ruolo strategico e fondamentale per l’azienda. L’incaricato AMC, infatti, è chiamato a lavorare non come un semplice venditore, ma come un vero e proprio consulente della sana e gustosa alimentazione e come punto di riferimento per i clienti della sua area. E oggi il lavoro può essere svolto anche comodamente da casa: è, infatti, il cliente che può scegliere se assistere a un cooking show personalizzato one-to-one presso la propria abitazione oppure in modalità virtuale, o ancora, in ambienti esterni come gli showroom AMC.

Uno degli aspetti fondamentali è che i consulenti decidono autonomamente quanto tempo vogliono dedicare al proprio lavoro: se vogliono ottenere guadagni extra con un lavoro part-time o desiderano invece fare carriera e dedicarsi full-time. I prerequisiti sono la voglia di fare, il piacere di stare a contatto con le persone e l’interesse generale per cucina, cibo e benessere. Età, sesso e nazionalità non hanno importanza, così come le esperienze professionali precedenti.

È un lavoro indipendente e vario che può essere d’interesse per molti: donne che vogliono rientrare nel mondo del lavoro, mamme che hanno bisogno di bilanciare lavoro e famiglia, uomini e donne sopra i 50 anni che hanno perso il posto di lavoro o che vogliono svolgere una professione anche dopo la pensione, e, oggi, grazie al nuovo approccio più digital, anche per i giovani studenti che vogliono iniziare ad avere maggiore indipendenza.

“I nuovi consulenti ricevono formazione e supporto a titolo gratuito e non devono sostenere alcun investimento. In particolare, durante questo periodo, abbiamo sviluppato un percorso di formazione online e siamo molto soddisfatti perchè nelle sole prime due settimane di maggio, dove c’era ancora una situazione di parziale lockdown, abbiamo reclutato 35 persone che hanno partecipato a nostri cooking show virtuali e che hanno voluto unirsi alla squadra“, conclude Antonio Albano.

AMC Italia – “Mangiare meglio. Vivere meglio.” è la filosofia di AMC Alfa Metalcraft Corporation Spa, azienda di vendita diretta leader mondiale nei sistemi di cottura di alta qualità in acciaio inossidabile. Dal 1963 AMC offre prodotti per cucinare in modo sano e gustoso e si dedica alla cultura del sano piacere. In Italia dal 1970, è presente in più di 35 paesi del Mondo con una rete vendita di oltre 18.000 collaboratori e distributori e più di 12 milioni di clienti. www.amc.info/ www.cucinareconamc.info

Massimo Cracco, il nuovo romanzo “Senza”

Massimo-Cracco
Massimo-Cracco

Massimo Cracco

Il nuovo romanzo “Senza”

In tutte le librerie e nei book store digitali

QUARTA DI COPERTINA
Questo romanzo non può avere una quarta di copertina adeguata. È un viaggio tagliente nel cuore oscuro di
un periodo storico. E’ una discesa nel rifiuto viscerale di una società ipocrita. All’efficacia abbacinante della
sua prosa, l’autore affianca una visione lucida fino all’estremo del saper stare al mondo oppure del volersene liberare. In queste pagine non troverete solo un romanzo, ma un vero e proprio rito di passaggio che ogni
lettore dovrebbe tentare, almeno una volta nella vita.
INCIPIT
La foto in bianco e nero mostra una signora sulla sedia a rotelle, è paraplegica e felice, ha un sorriso di
contentezza, alla sua destra una donna ha il camice sbottonato e una mano in tasca, la scenografia è quella di
un ambulatorio medico. Ho conosciuto Chloe Jennings, americana dello Utah, nel 1982, a tredici anni, nella
foto lei ne aveva cinquantatré, è quella felicità fuori posto a farmi trovare il coraggio e la voglia di leggere
l’articolo del periodico spalancato sul tavolo della cucina. A quattro anni Chloe vede la zia ingessata, si è appena rotta il femore, da quel momento cambia tutto, inizia una specie di conflitto con le gambe, le sente inutili, un’appendice senza senso, vuole privarsene, le pensa tutte per metterle fuori uso, crescendo non cambia
idea, gli arti inferiori rimangono inutili reliquie, dopo anni di sofferenze, di visite psichiatriche che la certificano sana di mente, paga un chirurgo disposto a reciderle il midollo spinale per non fargliele più sentire. Con
le gambe soffriva troppo. Sotto la foto, una frase presa dall’intervista: le mie gambe non sono fatte per muoversi e lavorare.
Senza
Paolo è un ragazzino spaventato, non comprende il mondo e la sua violenza, vuole rimanerne fuori. Un
fatto di cronaca gli lascia un’indelebile impressione: Chloe Jennings, americana dello Utah, affetta da
B.I.I.D. (Body Integrity Identity Disorder), sempre più insofferente di avere e sentire le gambe, si è fatta recidere il midollo spinale. Chloe ora è felice. Paolo cresce, il suo temperamento ossessivo lo tiene avvinghiato
al caso Jennings, ne dà un’interpretazione coerente alla sua vocazione di perdente ed escluso: senza gambe,
la sua rinuncia diventerebbe definitiva, da fermo eviterebbe il contagio del mondo, l’idea di farsi amputare
cresce molesta.
Senza è la storia di un rifiuto, Senza è il Rifiuto della Storia rivendicato da un corpo.
Paolo, l’in-adattato, il perdente che rinuncia alla competizione, rigetta l’inferno della sopravvivenza, del pensiero collettivo, delle regole tramandate e delle coscienze mute per mettersi in ascolto delle proprie gambe
che lo sfiancano di implorazioni: tagliaci! è l’imperativo urlato da una fisiologia pensante. Se il raziocinio
non trova logiche di adattamento, è il corpo che si incarica di una risposta autonoma.
Massimo Cracco
Verona 1965, maturità classica, matematico, ingegnere, studi di conservatorio, ghost writer per Atlantyca,
editore dal 2009 al 2011 (Brillosto Ed.), ha pubblicato un romanzo breve per Scripta ed. (2015) ‘Restare senza un lavoro non è per sempre, e il romanzo Mimma, per Perrone Editore (marchio l’Erudita, 2017). Senza è
il suo ultimo romanzo

Weekend a Milano

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Weekend a Milano
Il Museo Popoli e Culture del Centro PIME propone

Il Mio Erbario

Laboratorio per bambini dai 6 agli 11 anni

Sabato 18 luglio 2020, dalle ore 11 alle ore 12.30
in via Monterosa 81.

La natura che ti circonda: forse non siamo abituati a vederla, forse talvolta sembra perfino che non ci sia, forse la diamo per scontata.
Anche gli oggetti del Museo Popoli e Culture del Centro PIME di Milano di via Monterosa 81 possono far conoscere una flora molto ricca attraverso le testimonianze, i cimeli e le opere d’arte dai Paesi dove da oltre un secolo sono presenti i missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere. L’occasione è l’evento ‘Il mio erbario’ in programma sabato 18 Luglio dalle ore 11 alle 12,30.
La visita all’esposizione farà scoprire per esempio le piante di guaranà dal Brasile, i fiori di pruno dal Giappone e poi peonie, fiori di loto e narcisi dalla Cina, un vero e proprio mondo vegetale dalle caratteristiche rare e ricche di proprietà e significati anche altamente simbolici.
A seguire il percorso si conclude nel vasto giardino interno, per esplorare cespugli, alberi e fiori e sperimentare tecniche di riconoscimento, raccolta e catalogazione delle piante. Questo laboratorio è rivolto sia ai bambini (dai 6 agli 11 anni), sia agli adulti che li accompagnano.
Il numero degli accessi al Museo è limitato e contingentato, pertanto è richiesta la prenotazione, fino ad esaurimento posti, tramite apposito form online https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeUC_xUfteVPODokpzBW4chJJjI2-nnNnzArgBc0o4QWiZCTg/viewform?usp=sf_link nella sezione dedicata del sito www.museopopolieculture.it .
A fine visita sarà possibile fermarsi per un break o un pranzo alla Caffetteria del PIME.
Costo: € 3 a partecipante (adulti e bambini). Sono previste tutte le misure sanitarie indicate dalle norme vigenti a tutela della salute dei cittadini: la distanza di almeno un metro tra i visitatori, la mascherina, la sanificazione delle mani con la soluzione igienizzante disponibile all’ingresso. Se necessario indossare i guanti, verranno forniti dal personale incaricato che misurerà anche la temperatura corporea.

Nuovo Centro PIME
Il Nuovo centro PIME di Milano realizzato a seguito della dismissione del polo romano dell’Istituto per dare più servizi e per una scelta di sobrietà e risparmio economico, offre oltre al Museo Popoli e Culture e alla caffetteria culturale, la libreria e uno Store per lo shopping equo e solidale e dei prodotti delle cooperative sociali attive in Italia; la Biblioteca con il suo patrimonio di 43.000 volumi, un teatro da 600 posti, una nutrita emeroteca, una sala lettura aperta alla cittadinanza con particolare attenzione ai giovani studenti; una nuova sala polivalente e altri spazi per appuntamenti culturali e proposte per il tempo libero per tutte le età. Il PIME pubblica anche la rivista Mondo e Missione. L’Ufficio Educazione Mondialità del PIME organizza attività con i ragazzi delle scuole e degli oratori. Tutte le info sul sito www.pimemilano.com

Assolombarda, “Il Futuro della Formazione”

Il futuro della formazione
Il futuro della formazione

Giovani e Lavoro, Assolombarda presenta online il libro “Il Futuro della Formazione”

Trasmesso sul web magazine “Genio & Impresa”, l’evento è stato l’occasione per fare il punto sul sistema educativo e formativo. Tra gli interventi proposti, la necessità di una maggiore focalizzazione sulle competenze digitali e le discipline STEM, dove l’Italia è in forte ritardo: solo il 36% della popolazione utilizza Internet in modo complesso e diversificato, contro il 50% di Francia e Spagna e il 70% del Regno Unito. A preoccupare è anche il basso numero di laureati (28% nella fascia 30-34 anni, rispetto all’obiettivo europeo 2020 del 41%).

Promuovere un approccio strategico e integrato che rafforzi il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, mondo produttivo e società civile, per dare vita a un sistema educativo e formativo sempre più in grado di favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e, in una prospettiva più di lungo termine, contribuire a costruire un sistema economico competitivo e un territorio capace di attrarre talenti e investimenti. È la premessa del libro “Il Futuro della Formazione” che Pietro Guindani, vicepresidente di Assolombarda con delega a Università, Innovazione e Capitale Umano, e Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese, hanno presentato oggi in un colloquio con Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda con delega ad Affari Istituzionali, Organizzazione, Cultura e Legalità, che ha moderato l’evento. In occasione della presentazione del volume, trasmessa in diretta su “Genio & Impresa”, web magazine dell’associazione, nell’ambito del ciclo di incontri online “Verso il Futuro”, sono intervenuti anche Andrea Gavosto, direttore Fondazione Giovanni Agnelli – tra gli autori del libro – ed Elio Franzini, rettore dell’Università degli Studi di Milano e rappresentante del Comitato di Coordinamento delle Università lombarde.

Il libro, che si aggiunge alla serie di volumi che Assolombarda ha dedicato ai temi strategici per la crescita del Paese, raccoglie le proposte che l’Associazione, in collaborazione con Confindustria Canavese, ha elaborato a partire da una riflessione sul mondo dell’Education e sulle sue prospettive per il futuro, anche alla luce degli impatti derivanti dal Coronavirus. La scuola infatti è stata riportata al centro del dibattito pubblico dall’emergenza sanitaria così come è accaduto, per esempio, per la sanità, il lavoro e la mobilità.

“Lo scenario socioeconomico attuale impone una riflessione seria e corale sul futuro della formazione – ha dichiarato Pietro Guindani, vicepresidente di Assolombarda con delega a Università, Innovazione e Capitale Umano -. Queste circostanze senza precedenti di emergenza e di distanziamento spaziale hanno restituito al comparto educativo una diffusa consapevolezza del proprio valore e del proprio insostituibile ruolo. In quest’ottica, possiamo leggere l’emergenza Covid-19 come un acceleratore di un processo di rinnovamento che era già in corso e che ci auguriamo possa definitivamente traghettare verso una nuova modernità il sistema educativo, che nel frattempo ha dimostrato una straordinaria capacità di reazione, caratterizzata da una progressiva digitalizzazione, sviluppando soluzioni tecnologiche da remoto per supplire alla didattica in presenza. Oggi più che mai, siamo tutti chiamati – imprenditori, classe dirigente, insegnanti, studenti e decisori pubblici – a comprendere a fondo la rilevanza strategica dell’investimento in formazione e capitale umano, un fattore fondamentale per l’individuo perché possa maturare una piena cittadinanza sociale ed economica. Un Paese che non investe in formazione, è un Paese che non scommette sul proprio futuro”.

Le raccomandazioni contenute nel volume evidenziano una serie di azioni di intervento funzionali a sviluppare un sistema di istruzione e formazione in grado di accompagnare i giovani nel corso del proprio sviluppo formativo, puntando su percorsi di orientamento diffusi ed efficaci, fino al loro ingresso nel mondo del lavoro con un duplice obiettivo. Da un lato, accrescere la qualità dei processi educativi e le competenze dei giovani, dall’altro, valorizzare l’impegno formativo delle aziende e promuovere una cultura diffusa della formazione. Tra gli interventi proposti si sottolinea la necessità di una maggiore focalizzazione sulle competenze digitali e le discipline STEM, dove l’Italia sconta un consistente ritardo. È forte la carenza di tali competenze, con ripercussioni preoccupanti anche nel mondo del lavoro: secondo le rilevazioni dell’Ocse, solo il 36% della popolazione è infatti in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata, mentre in Francia e Spagna tale percentuale supera il 50% e nel Regno Unito addirittura il 70%. Al contempo, è ancora troppo bassa la diffusione di competenze STEM, che in Italia interessano una quota di laureati pari a solo il 23,3%, rispetto al 35,6% della Germania.
In secondo luogo, il volume propone un forte investimento su percorsi di re-skilling e di up-skilling per i lavoratori già inseriti nel mercato del lavoro. Il modello educativo tradizionale legato all’istruzione sui banchi di scuola va sostituito con un sistema di formazione continua lungo tutto l’arco della vita. Infatti, le sfide di competitività, indotte in particolare dai nuovi paradigmi produttivi della quarta rivoluzione industriale, richiedono alle imprese la capacità di adottare approcci radicali al cambiamento in termini di strategie di mercato, di processi e di prodotti. Importante anche iscrivere a pieno titolo le imprese a partner del mondo della formazione, per dare vita – per esempio – a corsi di laurea capaci di rispondere realmente alle esigenze di occupabilità dei giovani. Oggi l’Italia non soffre solo di un grave disallineamento tra sistema educativo e produttivo, ma anche di un numero di laureati decisamente troppo basso (27,8% nella fascia 30-34 anni) rispetto all’obiettivo europeo 2020 del 40,7%, nonostante vada evidenziato un significativo avanzamento negli ultimi anni. A questo si aggiunge l’abbandono precoce dei percorsi di studio, un fenomeno che interessa ancora il 14,5% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni (un terzo in più della Germania).
Si sottolinea, inoltre, la necessità di attribuire rinnovata visibilità sociale al comparto tecnico e professionale dell’istruzione. In questa direzione bisogna lavorare sul rafforzamento dell’autonomia degli istituti tecnici, affinché si definiscano piani di studio coerenti con le specializzazioni dei territori, anche attraverso l’inserimento di docenti provenienti dal mondo produttivo. La carenza riscontrata dalle imprese di figure tecniche con competenze idonee a supportare i processi produttivi e di innovazione digitale va ricondotta anche alla poca conoscenza dei percorsi tecnici e professionali tra i giovani e le famiglie e allo scarso appeal che attualmente riscuotono. Eppure, nell’ambito della formazione terziaria, i risultati degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) sono brillanti. Infatti, con un tasso di occupazione dell’80% a un anno dal conseguimento del titolo, rappresentano una valida offerta formativa, che purtroppo non è ancora in grado di incidere sul tasso di disoccupazione giovanile italiano per via del numero ancora limitato di iscritti, pari a solo 15mila studenti nel nostro Paese (di cui il 20% in Lombardia). Occorre dunque incrementare le risorse a favore degli ITS – per i quali l’investimento statale è di 48 milioni a fronte dei 7 miliardi per l’università – e, al contempo, lavorare sulla promozione verso i giovani e le famiglie di questi percorsi che, per la stretta collaborazione con le imprese, oggi rappresentano l’esperienza più compiuta di modello di formazione duale in Italia. Infine, nel libro ci si sofferma sulla necessità di rilanciare gli strumenti dell’alternanza e dell’apprendistato. Oggi solo il 3% dei giovani italiani di età inferiore ai 25 anni alterna percorsi strutturati di studio e di lavoro, valore assai inferiore alla media europea pari al 19,9% e al 36,3% della Germania. Per incrementare tali esperienze è necessario anche un maggiore coinvolgimento da parte delle aziende, che può essere incentivato riconoscendo il loro impegno formativo, ad esempio attraverso un credito di imposta per i costi del personale aziendale impegnato nelle attività di partnership didattica.

Milano/Eventi: Romano Rui

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Milano/Eventi

Romano Rui

Riapre l’esposizione permanente del grande scultore

all’Hotel Milano Castello

In via S. Tomaso 2, l’antologica delle opere dell’artista morto nel 1977
sono di nuovo accessibili, gratuitamente, da singoli e comitive.

www.romanorui.com www.hotelmilanocastello.com

Dopo il lockdown ha riaperto i battenti all’Hotel Milano Castello, in via San Tomaso 2, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco, la permanente di Romano Rui (1915-1977), preziosa e rara perché unica e accessibile gratuitamente e liberamente a tutti, singoli e comitive.
Si tratta della mostra di 29 pezzi unici, come tutte le sue creazioni, dello scultore, ceramista, artista poliedrico friulano di nascita e milanese di adozione, tra i più prestigiosi esponenti dell’astrattismo italiano e internazionale; non a caso, all’epoca, sodale di altri protagonisti come Lucio Fontana e Francesco Messina che gli fu maestro o Alfredo Mazzotta e Pasquale Martini, suoi allievi. Giò Ponti nel 1995 gli dedicò perfino una personale di ceramica a Parigi e con lui realizzò numerosi arredi degli edifici da lui progettati, come la Villa Planchart, a Caracas e le navi più famose dell’epoca, Andrea Doria e Raffaello, dove i pannelli di Rui ne divennero un simbolo di esclusività. Prova ne è che una scultura di Rui compare nella scena del film Marnie di Hitchcock, con Sean Connery e Tippi Hedren in viaggio di nozze in crociera. Rui fuartista a tutto tondo e ricercatore assiduo lavorando con vari materiali: bronzo, ceramica, marmo, resine sintetiche, legno, rame ed altri metalli, sempre per il piacere di una continua esplorazione della materia.

La rassegna all’Hotel Milano Castello, perfettamente inserita nel contesto della location Anni 60 (era la vecchia Casa del Clero, ristrutturata dalla famiglia di imprenditori alberghieri Figliola per farne uno splendido hotel design), comprende 24 sculture in pietra di Vicenza, in bronzo e in legno, datate dal 1946 al 1977, anno della prematura morte dell’artista, quindi particolarmente significative anche del suo lascito culturale, e 5 pannelli di metallo smaltati a grande fuoco con soggetti alla Brancusi o Peynet in movimento, un inno alla gioventù e alla voglia di vivere.
Le sculture sono di misure varie anche di grandi dimensioni. Alcune sono su basi orientabili secondo la luce. L’esposizione inizia dall’ingresso, lungo tutto il bellissimo percorso fino alla zona lobby e al giardino interno, dove le sculture più imponenti sono fruibili in un’atmosfera di grande fascino. Orari: ??
Romano Rui ha dato tanto a Milano, dove ha insegnato sia a Brera sia al Politecnico, pur non avendo lasciato nulla di scritto, preferendo sempre il fare, ed è presente in strade, chiese e musei; ora torna protagonista grazie alla collaborzione del collezionista proprietario delle sue opere prof. Raoul Pieri e l’Hotel Milano Castello che annunciano: “Arricchiremo la mostra di nuove sculture. E’ il nostro modo di contribuire alla rinascita del turismo a Milano città d’arte, dopo la lunga e severa chiusura a causa dell’epidemia”.

“Coltivatissimo spirito, ricco di felici umori narrativi”, così il prof. Dino Formaggio introduce Romano Rui nell’antologica del 1963, definendolo “squisito ceramista e fastoso smaltatore di metalli”, oltre che scultore. “Più che all’avventura come metodo – infatti, egli- preferisce l’impegno certo ed antico del mestiere”, scrive Formaggio, e al “far nuovo il far bene”, “l’apprendere e affinato eseguire”, l’attenzione al potere significativo del mezzo tecnico usato”.
L’ “amore fatto di delicatezza e di scienza è il cuore della sua ricerca”. Una direzione del tutto controcorrente per l’epoca in cui arte e marketing iniziavano ad essere strettamente connesse.
Altre opere di Rui a MIlano: la scultura in alluminio “San Babila e i milanesi” del 1955 su un palazzo nell’omonima piazza, all’angolo con corso Vittorio Emanuele, le bellissime sculture ai due lati dell’ingresso di via Pietro Verri 5, i pannelli scultorei in via Meravigli di fronte alla Camera di Commercio o i cancelli della Clinica Pio X.
Alla Biblioteca comunale centrale di Milano, nell’atrio dello schedario generale, c’è un suo grande pannello in ceramica che rappresenta Sant’Ambrogio e la cultura milanese. Nel 1957 Rui celebrò Milano anche con uno sbalzo in rame, 86×118 cm, che rappresenta Una famiglia e Milano con la Torre Velasca.
Numerosi i soggetti religiosi realizzati per i luoghi di culto. Per la Chiesa di San Gottardo in Corte, scolpì in rame argentato la Madonna dei dispersi, dedicata ai soldati caduti nella campagna di Russia e a quelli di ogni guerra. Nella chiesa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, si trova un grande crocefisso pensile di legno intagliato. Altre sue sculture a Milano sono nella Chiesa di San Francesco di Sales. A Cucciago, nella parrocchiale dei SS. Gervaso e Protaso, si ammira la grande pala bianca, in pietra di Vicenza lavorata a scalpello e la mensa dell’altare.
E molto altro.

Hanno scritto di Rui critici come De Grada e Mascherpa e intellettuali come Dino Buzzati; numerose le mostre in Italia e all’estero, ha esposto in quattro Triennali, oggi è in vari musei, compresa la Galleria d’arte Moderna di Milano (Ritratto di Giuliana del 1940, e due altorilievi). Morì il 23 Agosto 1977 a 62 anni.