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lunedì, Giugno 27, 2022

La Gioconda di Amilcare Ponchielli al Teatro alla Scala dal 7 al 25 giugno

La Gioconda di Amilcare Ponchielli, che alla Scala ha avuto la sua prima assoluta l’8 aprile 1876, torna in palcoscenico a 25 anni dall’ultima produzione in un nuovo allestimento con la direzione di Frédéric Chaslin, la regia di Davide Livermore e un cast che schiera nelle parti principali Saioa Hernández (la Gioconda), Daniela Barcellona (Laura), Fabio Sartori (Enzo Grimaldo), Roberto Frontali (Barnaba), Erwin Schrott (Alvise Badoero) e Anna Maria Chiuri (La cieca).

Le scene sono di Giò Forma, i costumi di Mariana Fracasso e i video di Gep Cucco. Il Coro è diretto da Alberto Malazzi, mentre la coreografia firmata da Frédéric Olivieri coinvolge gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Elisabetta Fava.

Frédéric Chaslin

Direttore d’orchestra, compositore, pianista e scrittore, Frédéric Chaslin è nato a Parigi dove ha studiato al Conservatorio per poi perfezionarsi al Mozarteum di Salisburgo.  Inizia la sua carriera di direttore d’orchestra come assistente di Daniel Barenboim a Parigi e Bayreuth e nel 1991 è assistente di Pierre Boulez nell’Ensemble Intercontemporain a Parigi.

Negli anni a seguire è nominato direttore musicale all’Opera di Rouen (1991-94), presso la Jerusalem Symphony Orchestra (1998-2001), al Nationaltheater di Mannheim (2004-2007), all’Opera di Santa Fe (2009-2013) e per la seconda volta alla Jerusalem Symphony (dal 2011 a oggi).

Attivo sia sul versante operistico sia in quello sinfonico, Frédéric Chaslin ha diretto nei più prestigiosi teatri del panorama lirico internazionale dal Metropolitan alla Deutsche Oper di Berlino ai teatri di Los Angeles, Monaco, Lipsia, Dresda, Madrid, Roma, Venezia, Torino e Tokyo. Frédéric Chaslin ha da poco terminato le recite di Faust di Gounod alla Fenice di Venezia, mentre tra i prossimi impegni si ricorda Lakmé di Délibes all’Opéra Royale de Wallonie.

Lo spettacolo

Davide Livermore e il suo team, che alla Scala hanno realizzato produzioni di Tamerlano di Händel, Don Pasquale di Donizetti e ben quattro serate inaugurali (Attila, Don Pasquale, la serata televisiva …a riveder le stelle durante il lockdown e Macbeth) hanno scelto di rispettare nei dettagli la trama e l’ambientazione veneziana, creando però una Venezia onirica attraverso una serie di riferimenti iconografici e drammaturgici che vanno dal cinema alla pittura e al fumetto.

Nell’impianto si sente l’atmosfera del film Casanova di Federico Fellini (1976), con la sua Venezia piena di sogni e incubi. Tra i riferimenti visivi più immediati la “Venezia celeste” di Moebius, che disegna una città fantascientifica senza acqua, eppure sul punto di inabissarsi, una città di canali metafisici in cui le gondole galleggiano nel vuoto.

Il lavoro scenografico è svolto attraverso una particolare sensibilità per la trasparenza dei materiali, come se le superfici cambiassero consistenza: gli edifici (tra cui la cupola di Palazzo Grimani dipinta sullo sfondo) sono fatti di tulle che appare solido o trasparente a seconda dell’illuminazione.

I costumi mescolano epoche diverse, scegliendo abiti dei primi del Novecento per i protagonisti ma anche del XVIII secolo per le maschere e i personaggi della città. Un discorso a parte meritano gli abiti dei sicari di Barnaba, che si ispirano ai Pulcinella del Tiepolo. Personaggi grotteschi e minacciosi, che ricordano i costumi dei protagonisti di Arancia Meccanica di Kubrick.

Teatro alla Scala 

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