La Sinagoga

di Cinzia Randazzo

Seguitiamo ad illustrare il mondo cultuale ebraico, soffermandoci in questo contributo sulla sinagoga.

L’edificio chiamato oggi come ieri “sinagoga“, fu luogo essenziale di preghiera e di istruzione religiosa. Per i pagani era l’oratorio, così la chiamavano. La funzione della sinagoga, molto importante nella storia del giudaismo, non aveva lo scopo di sostituire il tempio israelitico che, unico, si trovava a Gerusalemme, bensì di estenderne l’efficacia tanto quando esisteva e da compensarla successivamente quando fu distrutto.

E’ da ricordarsi a proposito il periodo dell’esilio babilonese, periodo in cui è da collocare la nascita della sinagoga. Niente contraltare al tempio che resta legittimo luogo per la liturgia sacrificale  da parte degli israeliti ortodossi. Tempio unico a Gerusalemme  s’intende, non a tutti però accessibile specialmente quando la nazione giudaica, con la Diaspora, cominciò a disperdersi fuori della Palestina, dando vita a comunità ebraiche in varie regioni straniere.

Da ciò il sorgere delle sinagoghe  sulla falsariga di quelle che erano state le case di riunione, di preghiera comune, di insegnamento e di conservazione della tradizione quale “popolo di Dio“, durante l’esilio babilonese. Si può dire che le sinagoghe nella loro pluralità sono state, in ogni tempo, sino ad oggi, i momenti ed i luoghi coagulanti e di conservazione della realtà israelitica, sia dal punto di vista etnico, e sia da quello religioso e lo sono tutt’oggi.

Nella sinagoga si faceva la lettura della Torah (Pentateuco), divisa in 154 sezioni, per cui la lettura stessa si completava in tre anni; ciò oltre ad altri libri per i quali c’era la libertà di scelta e di ampiezza.

Alla lettura seguiva il commento, di solito tenuto dall’archisinagogo, però altri potevano tenerlo offrendosi spontaneamente. Ordinariamente chi si offriva era uno scriba o un fariseo, persone a conoscenza delle Sacre Scritture e delle tradizioni, pur’esse sacre. L’assemblea terminava con la benedizione sacerdotale, di un sacerdote appunto che la recitava. Gli altri, a conclusione, rispondevano con l’Amen. Tutto questo se in sinagoga era presente un sacerdote che poteva anche non esserci. Nel caso la benedizione era recitata da tutti i presenti.